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sabato 5 febbraio 2011

Sintesi de "La Locandiera"

La Locandiera
All'inizio vengono presentati il conte e il marchese che sono due nobili abbastanza differenti: il primo ricco, il secondo povero. Il Cavaliere si presenta come antipatico, che non apprezza Mirandolina (la locandiera). La locandiera dovrebbe essere in condizioni di inferiorità ma la commedia mostra l'opposto. Il marchese e il conte sono personaggi stereotipati; Mirandolina ci gioca ma, è interessata al Cavaliere poichè vuole farsi adulare anche da lui che disprezza le donne. Mirandolina è destinata a sposare Fabrizio che è tenuto sulle spine ogni volta da lei.
Mirandolina comincia il corteggiamento al conte prima adulandolo poi assecondandolo nella sua maschilità contraria alle donne. Il Cavaliere comincia ad ammorbidirsi e a notare la locandiera.
Entrano in scena due donne (finte dame) esperte commedianti che ingannano Fabrizio ma non Mirandolina. La locandiera però tiene il gioco della finzione e le presenta al marchese (che scoprono povero) e al conte (che vedono ricco); Ortensia e Dejanira si rivolgeranno quindi principalmente al conte. Le due finte dame servono a liberare la scena per Mirandolina.
Il Cavaliere sta cadendo nella trappola di Mirandolina che lo sta adulando con varie pietanze. Nel secondo dialogo tra la locandiera e il Cavaliere, Mirandolina continua il suo piano anche se ormai le difese del cavaliere sono cadute; entra in scena il marchese e si siede con loro. La scena è comica e gestuale; sullo sfondo c'è il dialogo sottovoce dei due protagonisti. Mirandolina dimostra di non saper mentire al Cavaliere e lo fa sentire in colpa (naturalmente sta fingendo); alla fine lei se ne va con un brindisi all'amore nel momento in cui Cavaliere è cotto a puntino.
Cambio di scena: il conte con le due commedianti scommettono di far innamorare Cavaliere non conoscendo il piano già attuato da Mirandolina. Le due commedianti perdono il confronto con il Cavaliere che si comporta in modo brutale. Il Cavaliere chiede il conto e Mirandolina glielo presenta di persona: a questo punto compie una specie di scenata con svenimento finale dando il colpo di grazia al cuore del Cavaliere.
Atto terzo: Mirandolina non vuole il regalo del Cavaliere e sfrutta la servitù di Fabrizio; lei sta stirando. L'azione dello stirare è fondamentale in questo dialogo in cui Mirandolina gestisce come due burattini sia il Cavaliere sia Fabrizio.
Il marchese offeso da un gesto del Cavaliere vorrebbe soddisfazione ma i due si chiariscono in parte. Il marchese trova la boccetta d'oro (regalo del cavaliere rifiutato da Mirandolina) e la regala a Dejanira. Il marchese parla con il conte e decidono di andarsene ma, prima, il marchese deve riprendere la boccetta che è in mano a Dejanira (ora tutti sanno che sono commedianti). Mirandolina capisce di aver esagerato e pensa di sposare Fabrizio. Arrivano i nobili e c'è una specie di duello tra il Cavaliere e il conte, arriva anche Mirandolina che cerca di risolvere i vari problemi prendendo in mano la situazione. Alla fine sposa Fabrizio e ricorda al pubblico di diffidare dalle adulazioni delle donne.

L'impero asburgico nel 1700

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L'impero asburgico
Nel 1715 era la maggiore potenza europea; gli ottomani si stavano ormai indebolendo. Bisogna decidere cosa fare in politica estera. L'Ungheria era difficile da governare (bisognava trattarla con i guanti bianchi); Carlo VI deve rassegnarsi a due nuclei di potere: austriaco e ungherese. Pesante fiscalizzazione ai contadini. Chiesa privilegiata sulle tasse; l'imperatore pensò ad ampliare il settore marittimo: porto di Trieste (Austria); porto di fiume (Ungheria); tutti e due esentasse. Non riuscì ad avviare al successo però le compagnie monopolistiche per la concorrenza di quelle inglesi e olandesi. Ci sono problemi di successione che portano alla Pragmatica Sanzione nel 1713: permette alla figlia Teresa di succedere al trono (documento non accettato dalla Prussia).
Nel 1740 Maria Teresa diventa regina ma subisce un attacco dalla Prussia. L'Austria perde la Slesia (che va alla Prussia). Maria Teresa è considerata un'illuminista.
Riforme: stanziamento fondi per l'esercito; divisione fra potere giudiziario ed esecutivo; Direzione affari interni e finanziari (massimo organo amministrativo civile); Toscana usata come campo di sperimentazione di riforme; centralizzazione potere in Austria e Boemia ma non in Ungheria (solo successivamente con suo figlio Giuseppe II).



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Introduzione alla Prussia 1600-1700

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La Prussia
Nome dai territori orientali acquisiti nel 1660; altri territori in Germania tra i fiumi Weser e Reno più altre frazioni. Territorio minerario e fluviale.
Federico Guglielmo il grande elettore 1640-1688 porta la Prussia ad un'importanza internazionale con un forte esercito e potere centralizzato.
Federico III diventa re Federico I 1688-1713; la Prussia è sempre più autonoma dall'impero germanico; 1713-1740 re Federico Guglielmo I (re sergente) fonda lo Stato militare e trasforma il paese in una caserma. 2 milioni di abitanti, 83.000 militari; ufficiali e anche amministratori dalla nobiltà poiché ufficiale = amministratore. La Prussia aveva il quarto esercito in ordine di importanza in Europa. Centralizzazione: Suprema Direzione Generale delle finanze della guerra e dei deimani: organo massimo di centralizzazione civile in Prussia. I nobili pagavano le tasse secondo il reddito. Dissodamento di terre per favorire l'urbanizzazione nelle terre dell'est. Federico II nel 1740 farà guerra all'Austria di Maria Teresa.


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Critica religiosa di Galilei

Scienza e Sacra Scrittura: un atteggiamento strutturalmente eretico
E' una lettera ad un suo amico ed allievo. Il punto di partenza: come ci si regola se le scoperte scientifiche contrastano con la verità delle Sacre Scritture?
Poiché la scrittura non è sempre molto chiara è la fonte meno adatta in un ambiente scientifico. La sacra scrittura deve essere compresa dagli uomini e quindi deve a volte adattarsi per farsi capire; le leggi naturali invece sono dirette da Dio ed immutabili e gli uomini per capire sono tenuti ad indagare. La Scrittura si adatta per far capire agli uomini addirittura il concetto di Dio, si adatterà anche a riguardo delle leggi naturali. Bisogna trovare un'interpretazione più adatta delle Scritture per adeguarsi alle verità scientifica. Per Galileo gli interpreti delle scritture non capiscono le dimostrazioni scientifiche e quindi non dovrebbero intromettersi. Dio ci ha dato le scritture sono per farci capire meglio la fede; un esempio può essere l'astronomia che è solo accennata senza nemmeno i nomi dei pianeti. Per uno attaccato alle scritture, lui ha sempre ragione e gli scienziati hanno torto e allora Galileo chiede che dimostri la sua verità con i mezzi delle scritture.

Galilei: il metodo e le critiche

Galileo Galilei
Nato a Pisa, ha insegnato anche a Padova in Università. Il suo lavoro gli crea problemi con la Chiesa.

Un apologo sui limiti del sapere umano
Un esempio: un uomo alleva uccelli per il loro canto, scopre poi un nuovo modo di fare suoni: con il flauto; poi scoprì il violino poi il cigolio di una porta,...
Questo porta l'uomo ad essere incerto nel sapere a proposito del suono poiché più conosce più si rende conto di non sapere. Incomincia poi a fare anche esperimenti. Alla fine si rende conto della sua ignoranza.

Esperienza e autorità
Sagredo è un nobile veneziano che cerca di mediare tra i due esperti; Simplicio (personaggio inventato) è un filosofo aristotelico; Salviati è un allievo di Galileo che sostiene Copernico. Domanda: che libertà di indagine hanno gli scienziati? E' possibile che ci sia un'autorità superiore che abbia già definito le conoscenze?
Per Simplicio ciò che scrissero stimati autori sono verità indiscutibili. Sagredo racconta un aneddoto: in uno studio medico il chirurgo fa notare ad un aristotelico che il fascio principale di nervi viene dal cervello, ma il filosofo gli conferma l'autorità di Aristotele e perciò nega la prova sperimentale. Sagredo sottolinea la stranezza della risposta nonostante il filosofo avesse potuto vedere con i suoi occhi la verità. Per Simplicio conoscendo a fondo Aristotele si possono trovare i collegamenti per tutto lo scibile mettendo insieme i pezzi dei suoi discorsi. Sagredo allora afferma che prendendo pezzi di Virgilio e Ovidio e formando un centone (opera puzzle di vari autori) si può spiegare tutto; come con un alfabeto basta combinare le varie lettere per ottenere tutto lo scibile.
Consiglio per la lettura: la biblioteca di Babele (H. L. Borges).
I filosofi per Salviati si fidano dell'autorità per paura di nuovi percorsi di conoscenza. Simplicio allora chiede chi sia la guida del sapere se non Aristotele. Salviati risponde che la sua guida sono gli occhi, questo però non vuol dire di non studiare Aristotele anzi, studiandolo in modo critico si potrebbero scoprire errori e verità.