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lunedì 28 novembre 2011

Il teatro di Pirandello

Pirandello si trova in un contesto molto ripetitivo nel teatro; lui affronta i suoi soliti temi come quello dell'identità di una persona.
Enrico Quarto
Sembra un dramma in costume ma in realtà la storia è contemporanea al pubblico, la vicenda inizia 20 anni prima ad una festa in maschera. L'uomo che impersona Enrico IV ha un incidente a cavallo e impazzisce credendo di essere Enrico IV veramente. I suoi amici allora tengono il gioco e continuano la finzione. La storia dell'opera comincia 20 anni dopo questo fatto quando un medico propone uno shock per far rinsavire il protagonista (lo shock consisteva nel far vedere una foto della sua vecchia amata e far uscire la stessa da quella foto vestita nello stesso modo). Lo shock viene provocato ma viene rivelato anche che lui è rinsavito da tempo: una mattina si era svegliato e aveva capito cosa stava accadendo; a quel punto però non poteva far altro se non continuare la finzione.
Così è se vi pare
Storia in cui vengono confutate più narrazioni di un fatto portato a processo (un funzionario era stato mandato in periferia e quelli del villaggio vedendo la moglie sempre segregata in casa avevano pensato di portarlo in tribunale); ogni storia ha la sua logica ma contraddice la precedente; alla fine la moglie viene chiamata a testimoniare e con la frase "io sono colei che credete" finisce il dramma.
Sei personaggi in cerca d'autore
Non c'è scenografia, sulla scena arrivano attori che interpretano altri attori che provano un'altra commedia di Pirandello; ad un certo punto entrano dei personaggi in scena che chiedono agli attori che stanno provando di interpretare la loro storia per tornare a vivere (il loro autore aveva progettato una storia che poi non aveva più concluso e loro erano rimasti a metà della loro esistenza). I personaggi convincono gli attori ma non sono contenti della loro prestazione e alla fine rappresentano loro stessi la loro storia che il loro autore non aveva voluto completare. Questa rappresentazione non riscosse un buon risultato all'inizio, poichè il pubblico non riusciva a capirla.
L'uomo dal fiore in bocca
Opera in atto unico nata da un dialogo tra 2 personaggi. L'atto comincia con l'avventore che parla delle sue vicende ma con l'andare avanti della recitazione diventa sempre più un monologo del protagonista. Il protagonista cerca di alienarsi dalla sua forma e di osservare lo scorrere delle cose che prima si perdeva poiché era all'interno di questo scorrere. La vita perde di ogni significato per come la intendiamo noi (una maschera, una forma) con l'avvicinarsi della morte soprattutto quando viene diagnosticata e pone un termine preciso in giorni o in mesi.

sabato 26 febbraio 2011

Goldoni - Sior Todero Brontolon

Sior Todero Brontolon
Marcolina ha sposato il figlio di Sior Todero; lei ha portato 6000 ducati di dote. La loro figlia è in età da marito ma il patrimonio di famiglia è in mano Sior Todero. Una serba ha già messo gli occhi su Nicoletto, figlio dell'amministratore del denaro di Sior Todero. Entra in scena Todero che mostra il suo personaggio nei dialoghi con il servo e il suo amministratore del patrimonio.
Todero per la sua avarizia si comporta irrazionalmente rispetto agli altri; in quanto capofamiglia pretende di intromettersi su affari che sarebbero già risolti dagli altri personaggi in modo razionale. Sono le donne che risolvono definitivamente la situazione; la figura di Todero è tragicomica: è crudele ma è visto con un aspetto comico. In questo periodo nasce il problema della felicità individuale, concetto non presente nel periodo precedente.

sabato 5 febbraio 2011

Sintesi de "La Locandiera"

La Locandiera
All'inizio vengono presentati il conte e il marchese che sono due nobili abbastanza differenti: il primo ricco, il secondo povero. Il Cavaliere si presenta come antipatico, che non apprezza Mirandolina (la locandiera). La locandiera dovrebbe essere in condizioni di inferiorità ma la commedia mostra l'opposto. Il marchese e il conte sono personaggi stereotipati; Mirandolina ci gioca ma, è interessata al Cavaliere poichè vuole farsi adulare anche da lui che disprezza le donne. Mirandolina è destinata a sposare Fabrizio che è tenuto sulle spine ogni volta da lei.
Mirandolina comincia il corteggiamento al conte prima adulandolo poi assecondandolo nella sua maschilità contraria alle donne. Il Cavaliere comincia ad ammorbidirsi e a notare la locandiera.
Entrano in scena due donne (finte dame) esperte commedianti che ingannano Fabrizio ma non Mirandolina. La locandiera però tiene il gioco della finzione e le presenta al marchese (che scoprono povero) e al conte (che vedono ricco); Ortensia e Dejanira si rivolgeranno quindi principalmente al conte. Le due finte dame servono a liberare la scena per Mirandolina.
Il Cavaliere sta cadendo nella trappola di Mirandolina che lo sta adulando con varie pietanze. Nel secondo dialogo tra la locandiera e il Cavaliere, Mirandolina continua il suo piano anche se ormai le difese del cavaliere sono cadute; entra in scena il marchese e si siede con loro. La scena è comica e gestuale; sullo sfondo c'è il dialogo sottovoce dei due protagonisti. Mirandolina dimostra di non saper mentire al Cavaliere e lo fa sentire in colpa (naturalmente sta fingendo); alla fine lei se ne va con un brindisi all'amore nel momento in cui Cavaliere è cotto a puntino.
Cambio di scena: il conte con le due commedianti scommettono di far innamorare Cavaliere non conoscendo il piano già attuato da Mirandolina. Le due commedianti perdono il confronto con il Cavaliere che si comporta in modo brutale. Il Cavaliere chiede il conto e Mirandolina glielo presenta di persona: a questo punto compie una specie di scenata con svenimento finale dando il colpo di grazia al cuore del Cavaliere.
Atto terzo: Mirandolina non vuole il regalo del Cavaliere e sfrutta la servitù di Fabrizio; lei sta stirando. L'azione dello stirare è fondamentale in questo dialogo in cui Mirandolina gestisce come due burattini sia il Cavaliere sia Fabrizio.
Il marchese offeso da un gesto del Cavaliere vorrebbe soddisfazione ma i due si chiariscono in parte. Il marchese trova la boccetta d'oro (regalo del cavaliere rifiutato da Mirandolina) e la regala a Dejanira. Il marchese parla con il conte e decidono di andarsene ma, prima, il marchese deve riprendere la boccetta che è in mano a Dejanira (ora tutti sanno che sono commedianti). Mirandolina capisce di aver esagerato e pensa di sposare Fabrizio. Arrivano i nobili e c'è una specie di duello tra il Cavaliere e il conte, arriva anche Mirandolina che cerca di risolvere i vari problemi prendendo in mano la situazione. Alla fine sposa Fabrizio e ricorda al pubblico di diffidare dalle adulazioni delle donne.

Introduzione al teatro musicale

Il teatro musicale

Si cerca di tornare alla tragedia greca cantata; autore da ricordare è il padre di Galileo Galilei: Vincenzo Galilei. Vi è una linea musicale: quando servivano le parole la musica le sottolineava, altre volte la musica le sovrastava; questo metodo si alternava nei vari periodi storici. Alternarsi di due momenti: recitativo, aria; nel recitativo la storia andava avanti, nell'aria c'era una pausa solistica.
Nel periodo barocco la lingua musicale è l'italiano.
Teorie degli affetti: la musica può esprimere un certo numero di sentimenti, codificati già nella teoria musicale. Sotto influenza dell'opera buffa, l'opera seria ottiene nuovi stili di vocalità e nuovi schemi musicali; questo nel 1700 grazie a Gluck.

venerdì 4 febbraio 2011

Teatro dialettale - In veneto

Il teatro dialettale
storie realistiche, basate sulla realtà quotidiana; la lingua dialettale non ha modelli forti come il toscano (lingua nazionale) quindi lo scrittore può inventarsi nuovi modelli ma anche espressioni. È un po' "l'opera buffa" del teatro rinascimentale.

La Veniexiana
Le confidenze notturne di Angela

Angela è una vedova che cerca di conquistare un ragazzo non veneziano contendendolo ad un'altra ragazza. Lo schema è inedito per le protagoniste donne. Prima volta in cui vengono espressi sentimenti femminili. La scena è attiva e molto gestuale.

Angelo Beolco (Ruzante)
Attore che scriveva per se stesso; figlio illegittimo di un ricco padovano. Diventa amico di un altro ricco Alvise Cornaro che lo prende tra i suoi artisti. Scrive in dialetto pavano (dialetto dei contadini del padovano nel cinquecento); i personaggi sono contadini.
Commedie anomale rispetto la tradizione.

L'incontro con la Gnua
Ruzante è tornato dalla guerra; Venezia ha perso tutta la terra ferma: i nobili cambiano sponda mentre i contadini rimangono fedeli a Venezia e si rivoltano. Alla fine la guerra finisce in pareggio.
Ruzante una volta vista la situazione della battaglia, scappa tornando a Venezia. Incontra un suo amico che lo prende in giro; incontra la sua donna che nel frattempo è diventata una escort e poiché guadagna molto non lo rivuole più. Arriva il protettore di lei che lo picchia; l'opera si conclude con un dialogo tra Ruzante e il suo amico Menato. Formalmente è una commedia ma si notano elementi tragici e violenti che stonano nello schema classico della commedia.

Teatro Rinascimentale - La Mandragola

Teatro rinascimentale
Nella prima fase gli spettacoli sono recitati in latino; poi in una seconda fase vengono tradotti in volgare. Con il 1500 gli autori cominciano a scrivere rappresentazioni (da ricordare alcuni scritti di Ariosto). Con il passare del tempo si sviluppano le novelle (Boccaccio ma anche Machiavelli). La Mandragola può essere un interessante esempio poiché si nota lo stile di Machiavelli ma in chiave comica.

La mandragola
Messer Nicia si sposa con Lucrezia (bella donna). Arriva Callimaco che vuole conquistare Lucrezia con l'aiuto del servo (schema tipico di Plauto). Nicia non riesce ad avere figli e Ligurio (il servo) e presenta sotto false sembianze di medico il padrone Callimaco: la diagnosi è che Lucrezia deve prendere un infuso di una particolare erba (La mandragola).
Nel primo atto si presenta la situazione; nel secondo e terzo c'è lo sviluppo; nel quarto c'è un capovolgimento della situazione; nel quinto atto c'è un epilogo che ripresenta i personaggi alla fine delle azioni. Questo è lo schema tipico di una commedia.
Nicia è pieno di sé ma è stupido come una capra tibetana; l'azione si svolge nell'arco di una giornata circa (regola dell'unità: di luogo di tempo, ... teorizzata già da Aristotele).

Ligurio mette in atto il piano andando a corrompere il frate confessore di Lucrezia. Cerca di vedere se il frate (Timoteo) è corruttibile ponendogli un problema peggiore. Provata la sua corruttibilità gli racconterà la vera storia. A questo punto entrerà in scena anche la madre di Lucrezia che aiuterà gli altri nel piano diabolico.

Timoteo in questa scena con motivazioni non proprio da religioso cerca di convincere Lucrezia: bisogna preferire un bene certo ad un male incerto; inoltre il peccato è solo in presenza della volontà.

Callimaco è riuscito nel suo piano, anzi ha ottenuto molto di più. Callimaco ora è diventato amico di famiglia del messer Nicia e avrà molte più occasioni per stare con Lucrezia.

martedì 1 febbraio 2011

A proposito de "La commedia dell'arte"

La commedia dell'arte

Tipo di teatro in cui il testo è solamente uno spunto; conta principalmente l'abilità dell'interprete come nelle arie dell'opera seria. Si formano delle compagnie di attori ben strutturate nei ruoli dei singoli: la tecnica predominante è l'improvvisazione. Gli attori devono avere dei costumi standard per far capire al pubblico subito il loro ruolo: nascono le cosiddette "maschere" (Arlecchino, Pantalone, Pulcinella,... ). La struttura dell'opera si chiama "canovaccio".
Con l'andare del tempo le battute diventano standard e si perde il piacere dell'improvvisazione. Questo teatro non ha avuto molto successo poiché i canovacci non valevano molto e l'unica cosa che contava erano gli attori.

lunedì 31 gennaio 2011

Introduzione al teatro post-classico

Il teatro

Nel medioevo questa forma di rappresentazione si interrompe quasi completamente; i giullari ad esempio trasmettevano la tradizione teatrale; la tipologia teatrale si può individuare anche in Cielo d'Alcamo in Rosa Fresca Aulentissima. Traccia del teatro si può trovare nell'ambiente ecclesiastico con le rappresentazioni degli eventi biblici.

Nel Rinascimento alcuni letterati riprendono il teatro dell'età classica soprattutto riprendono le commedie ( Plauto, Terenzio ); il pubblico però è cambiato poiché è più colto. Vengono rappresentate anche le novelle di Boccaccio; inoltre anche Machiavelli scrive commedie in un periodo in cui il teatro è già maturo.

Nel 600 vengono costruiti i primi teatri stabili. Da sottolineare anche il teatro dialettale delle varie regioni. I teatri vengono costruiti prevedendo anche la presenza di un'orchestra. Con il 600 nasce la commedia dell'arte in cui non c'è un testo ma ci sono gli attori che decidono cosa rappresentare prima dello spettacolo e improvvisano sul palco. Con il tempo questo tipo di teatro alla fine si standardizza. A metà del 1700 Carlo Goldoni riforma il teatro e lo fa ritornare un fatto letterario.
 

Con il cristianesimo il teatro scomparve poichè rappresentava vizi, emozioni forti, mali e si lavorava con il corpo, l'attore inoltre fingeva e tutto questo era visto come peccato.

domenica 30 gennaio 2011

Notizie su Carlo Goldoni

Carlo Goldoni

Il "Memoire" è la sua autobiografia scritta in francese e tradotta in italiano da lui stesso. Nasce a Venezia nel 1707 in una famiglia benestante che però è guidata dal nonno che sperpera il patrimonio. Da bambino riceve in regalo un teatrino di burattini; studia legge a Perugia, lavora in tribunale ma è affascinato dal teatro. Circa a 12 anni segue una compagnia di attori che va a Venezia. Incomincia a scrivere canovacci; un po' alla volta diventa collaboratore del teatro Sant'Angelo a Venezia. Goldoni vuole cambiare gli schemi e riformare il teatro: copioni scritti interamente, personaggi non standard. Il pasaggio è graduale: prima comincia con un solo personaggio poi amplia il suo progetto ad intere compagnie. Negli anni 50 (1750) il suo progetto è attuato: le maschere rimangono ma molto ridotte. "La vedova scaltra" è forse la prima opera interamente scritta verso la metà del secolo. Diventa molto apprezzato dal pubblico; i critici intellettuali si dividono: alcuni dicono che è bravo perché realistico, altri perché proprio per questo è di bassa lega. Il suo maggior oppositore e Carlo Gozzi che scriveva in ambientazioni fiabesche e la cui opera più famosa è "Turandot".

Goldoni dice di aver studiato dal libro del mondo e da quello del teatro: conosce la gente che gli sta intorno e impara le tecniche di scrittura teatrale.

Aneddoto: scommette di poter scrivere 16 opere in un anno e vince la scommessa; dopo ciò depresso e stanco, decide di andare in Francia e ricomincia la sua opera di riforma anche in quel paese. Diventa insegnante di italiano dei figli del re di Francia. Ha qualche problema all'arrivo della rivoluzione: nel 1792 gli tolgono la pensione ma si pentono e dopo un po' gliela ridanno ma lui ormai è morto.