Sior Todero Brontolon
Marcolina ha sposato il figlio di Sior Todero; lei ha portato 6000 ducati di dote. La loro figlia è in età da marito ma il patrimonio di famiglia è in mano Sior Todero. Una serba ha già messo gli occhi su Nicoletto, figlio dell'amministratore del denaro di Sior Todero. Entra in scena Todero che mostra il suo personaggio nei dialoghi con il servo e il suo amministratore del patrimonio.
Todero per la sua avarizia si comporta irrazionalmente rispetto agli altri; in quanto capofamiglia pretende di intromettersi su affari che sarebbero già risolti dagli altri personaggi in modo razionale. Sono le donne che risolvono definitivamente la situazione; la figura di Todero è tragicomica: è crudele ma è visto con un aspetto comico. In questo periodo nasce il problema della felicità individuale, concetto non presente nel periodo precedente.
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sabato 26 febbraio 2011
Goldoni - Sior Todero Brontolon
sabato 5 febbraio 2011
Sintesi de "La Locandiera"
La Locandiera
All'inizio vengono presentati il conte e il marchese che sono due nobili abbastanza differenti: il primo ricco, il secondo povero. Il Cavaliere si presenta come antipatico, che non apprezza Mirandolina (la locandiera). La locandiera dovrebbe essere in condizioni di inferiorità ma la commedia mostra l'opposto. Il marchese e il conte sono personaggi stereotipati; Mirandolina ci gioca ma, è interessata al Cavaliere poichè vuole farsi adulare anche da lui che disprezza le donne. Mirandolina è destinata a sposare Fabrizio che è tenuto sulle spine ogni volta da lei.Mirandolina comincia il corteggiamento al conte prima adulandolo poi assecondandolo nella sua maschilità contraria alle donne. Il Cavaliere comincia ad ammorbidirsi e a notare la locandiera.
Entrano in scena due donne (finte dame) esperte commedianti che ingannano Fabrizio ma non Mirandolina. La locandiera però tiene il gioco della finzione e le presenta al marchese (che scoprono povero) e al conte (che vedono ricco); Ortensia e Dejanira si rivolgeranno quindi principalmente al conte. Le due finte dame servono a liberare la scena per Mirandolina.
Il Cavaliere sta cadendo nella trappola di Mirandolina che lo sta adulando con varie pietanze. Nel secondo dialogo tra la locandiera e il Cavaliere, Mirandolina continua il suo piano anche se ormai le difese del cavaliere sono cadute; entra in scena il marchese e si siede con loro. La scena è comica e gestuale; sullo sfondo c'è il dialogo sottovoce dei due protagonisti. Mirandolina dimostra di non saper mentire al Cavaliere e lo fa sentire in colpa (naturalmente sta fingendo); alla fine lei se ne va con un brindisi all'amore nel momento in cui Cavaliere è cotto a puntino.
Cambio di scena: il conte con le due commedianti scommettono di far innamorare Cavaliere non conoscendo il piano già attuato da Mirandolina. Le due commedianti perdono il confronto con il Cavaliere che si comporta in modo brutale. Il Cavaliere chiede il conto e Mirandolina glielo presenta di persona: a questo punto compie una specie di scenata con svenimento finale dando il colpo di grazia al cuore del Cavaliere.
Atto terzo: Mirandolina non vuole il regalo del Cavaliere e sfrutta la servitù di Fabrizio; lei sta stirando. L'azione dello stirare è fondamentale in questo dialogo in cui Mirandolina gestisce come due burattini sia il Cavaliere sia Fabrizio.
Il marchese offeso da un gesto del Cavaliere vorrebbe soddisfazione ma i due si chiariscono in parte. Il marchese trova la boccetta d'oro (regalo del cavaliere rifiutato da Mirandolina) e la regala a Dejanira. Il marchese parla con il conte e decidono di andarsene ma, prima, il marchese deve riprendere la boccetta che è in mano a Dejanira (ora tutti sanno che sono commedianti). Mirandolina capisce di aver esagerato e pensa di sposare Fabrizio. Arrivano i nobili e c'è una specie di duello tra il Cavaliere e il conte, arriva anche Mirandolina che cerca di risolvere i vari problemi prendendo in mano la situazione. Alla fine sposa Fabrizio e ricorda al pubblico di diffidare dalle adulazioni delle donne.
domenica 30 gennaio 2011
Notizie su Carlo Goldoni
Carlo Goldoni
Il "Memoire" è la sua autobiografia scritta in francese e tradotta in italiano da lui stesso. Nasce a Venezia nel 1707 in una famiglia benestante che però è guidata dal nonno che sperpera il patrimonio. Da bambino riceve in regalo un teatrino di burattini; studia legge a Perugia, lavora in tribunale ma è affascinato dal teatro. Circa a 12 anni segue una compagnia di attori che va a Venezia. Incomincia a scrivere canovacci; un po' alla volta diventa collaboratore del teatro Sant'Angelo a Venezia. Goldoni vuole cambiare gli schemi e riformare il teatro: copioni scritti interamente, personaggi non standard. Il pasaggio è graduale: prima comincia con un solo personaggio poi amplia il suo progetto ad intere compagnie. Negli anni 50 (1750) il suo progetto è attuato: le maschere rimangono ma molto ridotte. "La vedova scaltra" è forse la prima opera interamente scritta verso la metà del secolo. Diventa molto apprezzato dal pubblico; i critici intellettuali si dividono: alcuni dicono che è bravo perché realistico, altri perché proprio per questo è di bassa lega. Il suo maggior oppositore e Carlo Gozzi che scriveva in ambientazioni fiabesche e la cui opera più famosa è "Turandot".
Goldoni dice di aver studiato dal libro del mondo e da quello del teatro: conosce la gente che gli sta intorno e impara le tecniche di scrittura teatrale.
Aneddoto: scommette di poter scrivere 16 opere in un anno e vince la scommessa; dopo ciò depresso e stanco, decide di andare in Francia e ricomincia la sua opera di riforma anche in quel paese. Diventa insegnante di italiano dei figli del re di Francia. Ha qualche problema all'arrivo della rivoluzione: nel 1792 gli tolgono la pensione ma si pentono e dopo un po' gliela ridanno ma lui ormai è morto.
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