Il sublime
Kant parte da uno scritto di Burke (filosofo irlandese) riguardo al sublime: il bello nasce di fronte all'esperienza dell'armonia, il sublime di fronte alla smisuratezza, incommensurabilità. Dal sublime abbiamo attrazione e repulsione; fa scoprire l'infinitudine che è presente dentro di noi (altra via oltre il "tu devi"). La cosa in sé è finita ma noi la percepiamo con qualità particolari infinite. Noi abbiamo questa infinitudine perché riusciamo a pensare queste cose sublimi.
Confronto tra bello e sublime
Nel bello abbiamo una sensazione di piacere immediata che ci fa ammirare l'oggetto; nel sublime la sensazione è di "paura" ma dobbiamo rimanere per ammirare la meraviglia. Esistono due tipi di sublime. Il sublime dinamico è lo scatenamento delle forze della natura sia interne a noi che esterne; il sublime matematico si prova di fronte alla grandezza incommensurabile. Il sublime è il sentimento che nasce dal rapporto tra l'oggetto e noi.
Confronto tra bello artistico e naturale
La natura è bella quando appare come frutto di un'opera d'arte; l'opera d'arte invece è bella tanto più sembra spontanea dalla natura (l'artista non è importante). La bellezza naturale invece è bella se sembra che sia pensata-progettata.
Genio: è il talento (dono naturale) che dà la regola all'arte; poiché il talento come facoltà innata appartiene anche alla natura, si ha che: il genio è la disposizione innata dell'animo per mezzo della quale la natura da regole all'arte. Differenza tra capacità e bravura ingegneristica. L'originalità, la capacità di produrre modelli, l'impossibilità di dimostrare scientificamente il proprio operato; queste sono le qualità del genio ed è la principale differenza tra Ingegno e Genio. È la natura che offre in dono il genio.
Finalismo connaturato a noi
Esigenza di vedere il finalismo nella natura: colui che quindi amministra il tutto è un Dio architetto. Prova estetica che si unisce a quella morale. Il periodo moderno ha cercato di eliminare il finalismo (ad esempio Cartesio) ma Kant dice che la finalità serve per giustificare la vita degli organismi viventi.
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giovedì 29 settembre 2011
lunedì 26 settembre 2011
Kant: Critica del Giudizio, base del Romanticismo
Critica del giudizio
Ultima scritta in termini temporali: 1790. Studio del sentimento: si tratta del "giudizio di gusto"; il sentimento è la facoltà con cui l'uomo fa esperienza della finalità postulata nella seconda critica. Il finalismo è un'esigenza umana, non ha valore conoscitivo ma dal punto di vista del sentimento; il finalismo ha a che fare con l'arte: il bello. È possibile unire il mondo fenomenico a quello noumenico? Nel bello i due s'incontrano.
Classificazione dei giudizi: i giudizi estetici sono riflettenti, i giudizi dell'intelletto sono determinanti (sintetici a priori). I determinanti costruiscono i fenomeni, hanno sia il particolare che l'universale; i riflettenti hanno il particolare mentre va cercato l'universale, si parte dai fenomeni già elaborati: si confronta il fenomeno con le facoltà (conoscitive e morali) per arrivare all'universale, si cerca di individuare se c'è qualcosa in comune tra fenomeno e facoltà (soprattutto pratiche), la risposta è: l'universale è il fine. Il fine è un'idea (funzione regolativa); abbiamo l'esigenza di trovarlo anche in natura visto che la nostra morale ce l'ha.
Il bello per Kant non è intrinseco: è la comunanza tra le nostre facoltà e l'oggetto che noi giudichiamo. Il piacevole è soggettivo, il bello (dovrebbe essere) è universale.
Giudizi riflettenti: estetici o teleologici. L'idea di fine è nascosta nel primo (bellezza) e in primo piano nel secondo. Questi sono fondati a priori dalla nostra mente. Nel giudizio estetico avvertiamo direttamente la finalità; nel teologico individuiamo attraverso la razionalità il fine.
Quattro caratteri del bello: disinteresse, universalità, finalità, necessità. Disinteresse: autonomia dell'arte rispetto agli altri saperi, soprattutto rispetto al buono (morale), al vero, all'utile (aspetto economico). Universalità e necessità: senza l'intervento delle forme a priori (senza la teoretica), sono un'esigenza del soggetto: il loro fondamento è la comunicabilità (universale) di quel giudizio; discorso rimasto problematico. Finalità: è senza scopo (non è contraddittorio affermare ciò), questo concetto è l'idea romantica di bellezza; scopo esterno o interno: il finalismo interno esiste per il fatto che l'oggetto è un organismo armonioso: le parti contribuiscono al tutto che è fondamentale altrettanto quanto le parti. Legame intrinseco tra le parti e il tutto: la natura quindi non è meccanica. L'universalità si fonda sulla comune struttura della mente umana. Il bello non è proprietà ontologica dell'oggetto ma confronto tra l'oggetto e il soggetto: rivoluzione copernicana dell'estetica.
Ultima scritta in termini temporali: 1790. Studio del sentimento: si tratta del "giudizio di gusto"; il sentimento è la facoltà con cui l'uomo fa esperienza della finalità postulata nella seconda critica. Il finalismo è un'esigenza umana, non ha valore conoscitivo ma dal punto di vista del sentimento; il finalismo ha a che fare con l'arte: il bello. È possibile unire il mondo fenomenico a quello noumenico? Nel bello i due s'incontrano.
Classificazione dei giudizi: i giudizi estetici sono riflettenti, i giudizi dell'intelletto sono determinanti (sintetici a priori). I determinanti costruiscono i fenomeni, hanno sia il particolare che l'universale; i riflettenti hanno il particolare mentre va cercato l'universale, si parte dai fenomeni già elaborati: si confronta il fenomeno con le facoltà (conoscitive e morali) per arrivare all'universale, si cerca di individuare se c'è qualcosa in comune tra fenomeno e facoltà (soprattutto pratiche), la risposta è: l'universale è il fine. Il fine è un'idea (funzione regolativa); abbiamo l'esigenza di trovarlo anche in natura visto che la nostra morale ce l'ha.
Il bello per Kant non è intrinseco: è la comunanza tra le nostre facoltà e l'oggetto che noi giudichiamo. Il piacevole è soggettivo, il bello (dovrebbe essere) è universale.
Giudizi riflettenti: estetici o teleologici. L'idea di fine è nascosta nel primo (bellezza) e in primo piano nel secondo. Questi sono fondati a priori dalla nostra mente. Nel giudizio estetico avvertiamo direttamente la finalità; nel teologico individuiamo attraverso la razionalità il fine.
Quattro caratteri del bello: disinteresse, universalità, finalità, necessità. Disinteresse: autonomia dell'arte rispetto agli altri saperi, soprattutto rispetto al buono (morale), al vero, all'utile (aspetto economico). Universalità e necessità: senza l'intervento delle forme a priori (senza la teoretica), sono un'esigenza del soggetto: il loro fondamento è la comunicabilità (universale) di quel giudizio; discorso rimasto problematico. Finalità: è senza scopo (non è contraddittorio affermare ciò), questo concetto è l'idea romantica di bellezza; scopo esterno o interno: il finalismo interno esiste per il fatto che l'oggetto è un organismo armonioso: le parti contribuiscono al tutto che è fondamentale altrettanto quanto le parti. Legame intrinseco tra le parti e il tutto: la natura quindi non è meccanica. L'universalità si fonda sulla comune struttura della mente umana. Il bello non è proprietà ontologica dell'oggetto ma confronto tra l'oggetto e il soggetto: rivoluzione copernicana dell'estetica.
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martedì 20 settembre 2011
Lo stato e la pace nel mondo per Kant
Stato in Kant
I rischi dello stato di natura portano ad uno Stato con diritti umani inalienabili e poteri divisi uno Stato repubblicano con volontà collettiva che forma la legge (Rousseau). Nella prospettiva trascendentale il contratto sociale è il contratto originario (è una necessità concettuale non un fatto storico, è a priori), modello a cui devono tendere le politiche reali. In seguito sarà critico riguardo alla legittimità della rivoluzione francese e sul fatto che sia lecito resistere ad un potere costituito (i poteri si possono riformare, non soverchiare); incoraggia un uso pubblico della ragione.
Il compito dello Stato non è quello di portare i sudditi alla felicità; la felicità è personale e lo Stato non c'entra; lo Stato non ha un fine proprio ma quello della collettività generale (dei singoli). Deve limitarsi a fare in modo che ciascuno arrivi liberalmente al suo fine; non ha scopi riguardanti le virtù, la religione, l'economia, la felicità. Lo Stato crea le condizioni affinché i cittadini perseguano i loro fini: Stato liberale. È anche uno Stato di diritto-giuridico in cui ciascuno convive secondo una legge universale. È uno Stato formale poiché si occupa di come fanno le cose i cittadini, non di cosa fanno.
La pace e il cosmopolitismo in Kant
Kant crede nel cosmopolitismo fondato sulla ragione; le condizioni affinché ciò possa avvenire sono: regime repubblicano in ogni Stato (uguaglianza tra cittadini; tutti danno consenso per entrare in guerra); federazione di liberi Stati per cancellare i conflitti; fondare una federazione sul diritto all'ospitalità (lo straniero deve essere ospitato, ma non deve approfittare della situazione). Inoltre anticipando di circa 100 anni quel periodo Kant comincia già a criticare il colonialismo delle potenze europee.
I rischi dello stato di natura portano ad uno Stato con diritti umani inalienabili e poteri divisi uno Stato repubblicano con volontà collettiva che forma la legge (Rousseau). Nella prospettiva trascendentale il contratto sociale è il contratto originario (è una necessità concettuale non un fatto storico, è a priori), modello a cui devono tendere le politiche reali. In seguito sarà critico riguardo alla legittimità della rivoluzione francese e sul fatto che sia lecito resistere ad un potere costituito (i poteri si possono riformare, non soverchiare); incoraggia un uso pubblico della ragione.
Il compito dello Stato non è quello di portare i sudditi alla felicità; la felicità è personale e lo Stato non c'entra; lo Stato non ha un fine proprio ma quello della collettività generale (dei singoli). Deve limitarsi a fare in modo che ciascuno arrivi liberalmente al suo fine; non ha scopi riguardanti le virtù, la religione, l'economia, la felicità. Lo Stato crea le condizioni affinché i cittadini perseguano i loro fini: Stato liberale. È anche uno Stato di diritto-giuridico in cui ciascuno convive secondo una legge universale. È uno Stato formale poiché si occupa di come fanno le cose i cittadini, non di cosa fanno.
La pace e il cosmopolitismo in Kant
Kant crede nel cosmopolitismo fondato sulla ragione; le condizioni affinché ciò possa avvenire sono: regime repubblicano in ogni Stato (uguaglianza tra cittadini; tutti danno consenso per entrare in guerra); federazione di liberi Stati per cancellare i conflitti; fondare una federazione sul diritto all'ospitalità (lo straniero deve essere ospitato, ma non deve approfittare della situazione). Inoltre anticipando di circa 100 anni quel periodo Kant comincia già a criticare il colonialismo delle potenze europee.
Principi di educazione civica in Kant
Kant e l'educazione civica
La giustizia come la religione dipendono dalla morale; il diritto come la morale ha dei principi a priori anche se il diritto si basa sul fine esterno. La filosofia ha il compito di capire i principi del diritto. Nella metafisica dei costumi, Kant afferma che il diritto seppur puro si basa sull'esperienza. I giudici devono usare la filosofia per trovare i fondamenti delle leggi. Il diritto riguarda le azioni compiute verso altri in un aspetto collettivo; riguarda principi delle regole. Nel diritto ciò che conta è l'azione; per il diritto è importante rispettare un contratto, non come sia tale contratto. Kant usa un metodo trascendentale per scoprire le origini del diritto: è contro l'anarchismo e il positivismo giuridico (le norme valgono una volta poste da qualcuno, non c'è nulla di a priori). Comunità giuridica: soggetti responsabili che traggono dalla ragione la notizia dei loro diritti; è un ideale regolativo, non un patto. I diritti fondati sulla ragione sono assoluti e sempre validi; il loro fondamento è la natura razionale dell'uomo. Lo Stato è una garanzia per la libertà dei cittadini.
Sintesi a priori: tutte le categorie giuridiche non considerano i fatti ma ciò che è intrinseco alla natura razionale dell'uomo; giustifica degli istituti giuridici attraverso la razionalità. La libertà se vale per tutti deve essere limitata per consentire la libertà di tutti: Kant quindi legittima una costrizione della libertà per permettere la convivenza; la limitazione però non deve eccedere per non andare nell'ingiustizia.
"Il diritto sono le condizioni attraverso cui l'arbitrio si accorda con un altro libero arbitrio in una legge universale della libertà." Sono legittime le norme che consentono la convivenza.
"Agisci esternamente in modo che il libero uso del tuo arbitrio possa coesistere con la libertà di ognuno secondo una legge universale."
La giustizia come la religione dipendono dalla morale; il diritto come la morale ha dei principi a priori anche se il diritto si basa sul fine esterno. La filosofia ha il compito di capire i principi del diritto. Nella metafisica dei costumi, Kant afferma che il diritto seppur puro si basa sull'esperienza. I giudici devono usare la filosofia per trovare i fondamenti delle leggi. Il diritto riguarda le azioni compiute verso altri in un aspetto collettivo; riguarda principi delle regole. Nel diritto ciò che conta è l'azione; per il diritto è importante rispettare un contratto, non come sia tale contratto. Kant usa un metodo trascendentale per scoprire le origini del diritto: è contro l'anarchismo e il positivismo giuridico (le norme valgono una volta poste da qualcuno, non c'è nulla di a priori). Comunità giuridica: soggetti responsabili che traggono dalla ragione la notizia dei loro diritti; è un ideale regolativo, non un patto. I diritti fondati sulla ragione sono assoluti e sempre validi; il loro fondamento è la natura razionale dell'uomo. Lo Stato è una garanzia per la libertà dei cittadini.
Sintesi a priori: tutte le categorie giuridiche non considerano i fatti ma ciò che è intrinseco alla natura razionale dell'uomo; giustifica degli istituti giuridici attraverso la razionalità. La libertà se vale per tutti deve essere limitata per consentire la libertà di tutti: Kant quindi legittima una costrizione della libertà per permettere la convivenza; la limitazione però non deve eccedere per non andare nell'ingiustizia.
"Il diritto sono le condizioni attraverso cui l'arbitrio si accorda con un altro libero arbitrio in una legge universale della libertà." Sono legittime le norme che consentono la convivenza.
"Agisci esternamente in modo che il libero uso del tuo arbitrio possa coesistere con la libertà di ognuno secondo una legge universale."
lunedì 19 settembre 2011
I postulati nella Critica alla Ragion Pratica di Kant
Per capire se è imperativo categorico bisogna chiedersi se una certa legge fosse naturale: la razza sopravviverebbe? l'umanità migliorerebbe?
Postulati
Sono tre: libertà (in relazione con il "tu devi"), l'immortalità dell'anima e l'esistenza di Dio (dal punto di vista pratico). La vita morale ha senso se esiste un Dio e l'anima è immortale. Kant non nega ciò che aveva detto nella Critica della ragion pura. Sommo bene e bene supremo: il primo è la somma di virtù e felicità (intesa come non determinante l'azione, è una conseguenza), il secondo è la virtù di vivere secondo la legge morale. Chi vive con virtù si rende degno della felicità, la merita. La felicità però non è una conseguenza necessaria della virtù; quindi bisogna supporre che si venga ripagati dopo la morte: c'è quindi una "seconda vita" e un dio dispensatore di felicità. L'uomo è un essere duale: ragione e volontà; cerca di tendere verso la ragione-dovere, ma questo percorso è infinito altrimenti l'uomo coinciderebbe con Dio. L'uomo cerca all'infinito la libertà (dall'empirismo della natura sensibile) che dipende dal dovere. L'idea romantica di infinito viene da Kant: sehnsucht ovvero il desiderio di desiderare, la tensione infinita del desiderio. Gli idealisti diranno che questa infinitudine pervade l' "Io penso" che diventa creatore dei noumeni.
Le verità religiose sono fondate sulla morale: si parla di fede razionale (questa è una visione molto illuminista di Kant). Il dualismo dell'uomo e del mondo: fenomenico nella Critica alla ragion pura, noumenico nella Critica della ragion pratica a riguardo dell'etica.
Kant chiude con l'illuminismo e apre al romanticismo nella Critica del giudizio; i romantici cercano l'unità là dove c'è frattura.
Postulati
Sono tre: libertà (in relazione con il "tu devi"), l'immortalità dell'anima e l'esistenza di Dio (dal punto di vista pratico). La vita morale ha senso se esiste un Dio e l'anima è immortale. Kant non nega ciò che aveva detto nella Critica della ragion pura. Sommo bene e bene supremo: il primo è la somma di virtù e felicità (intesa come non determinante l'azione, è una conseguenza), il secondo è la virtù di vivere secondo la legge morale. Chi vive con virtù si rende degno della felicità, la merita. La felicità però non è una conseguenza necessaria della virtù; quindi bisogna supporre che si venga ripagati dopo la morte: c'è quindi una "seconda vita" e un dio dispensatore di felicità. L'uomo è un essere duale: ragione e volontà; cerca di tendere verso la ragione-dovere, ma questo percorso è infinito altrimenti l'uomo coinciderebbe con Dio. L'uomo cerca all'infinito la libertà (dall'empirismo della natura sensibile) che dipende dal dovere. L'idea romantica di infinito viene da Kant: sehnsucht ovvero il desiderio di desiderare, la tensione infinita del desiderio. Gli idealisti diranno che questa infinitudine pervade l' "Io penso" che diventa creatore dei noumeni.
Le verità religiose sono fondate sulla morale: si parla di fede razionale (questa è una visione molto illuminista di Kant). Il dualismo dell'uomo e del mondo: fenomenico nella Critica alla ragion pura, noumenico nella Critica della ragion pratica a riguardo dell'etica.
Kant chiude con l'illuminismo e apre al romanticismo nella Critica del giudizio; i romantici cercano l'unità là dove c'è frattura.
domenica 18 settembre 2011
Le antinomie e la teologia in Kant
Teologia in Kant
Kant ritiene che la prova a priori non sia valida per l'esistenza di Dio in quanto è un giudizio analitico a priori che non da scienza ovvero conoscenza certa. L'esistenza è una categoria, quindi per Kant quello della prova a priori è un uso scorretto di tale categoria.
La dialettica è incapace di ricavare verità. La psicologia razionale (anima) erra poiché costruisce sillogismi scorretti: l'io delle premesse è usato con due significati diversi (sostanza, cogito). La cosmologia (mondo) erra poiché non si può fare esperienza della totalità del mondo quindi si finisce in affermazioni dette antinomie (tesi, antitesi). Prima antinomia: il mondo è infinito? Seconda antinomia: il mondo è semplice? Terza antinomia: c'è libertà? Quarta antinomia: ci sono cause necessarie? Le tesi rappresentano le idee dei razionalisti, le antitesi quelle degli empiristi. Le prime due vedono il mondo statico (matematico) le altre dal punto di vista dinamico. Teologia: la prova a priori sta alla base di quelle a posteriori quindi nessuna prova è valida; non si può nemmeno provare che Dio non esiste. Non si può dimostrare che esiste per via teoretica, esiste per via pratica ed estetica. La prova cosmologica pretende che esista un ente necessario però solo pensato.
Il noumeno è trascendente poiché è al di fuori della nostra conoscenza; nonostante questo la cosa in sé esiste.
Kant ritiene che la prova a priori non sia valida per l'esistenza di Dio in quanto è un giudizio analitico a priori che non da scienza ovvero conoscenza certa. L'esistenza è una categoria, quindi per Kant quello della prova a priori è un uso scorretto di tale categoria.
La dialettica è incapace di ricavare verità. La psicologia razionale (anima) erra poiché costruisce sillogismi scorretti: l'io delle premesse è usato con due significati diversi (sostanza, cogito). La cosmologia (mondo) erra poiché non si può fare esperienza della totalità del mondo quindi si finisce in affermazioni dette antinomie (tesi, antitesi). Prima antinomia: il mondo è infinito? Seconda antinomia: il mondo è semplice? Terza antinomia: c'è libertà? Quarta antinomia: ci sono cause necessarie? Le tesi rappresentano le idee dei razionalisti, le antitesi quelle degli empiristi. Le prime due vedono il mondo statico (matematico) le altre dal punto di vista dinamico. Teologia: la prova a priori sta alla base di quelle a posteriori quindi nessuna prova è valida; non si può nemmeno provare che Dio non esiste. Non si può dimostrare che esiste per via teoretica, esiste per via pratica ed estetica. La prova cosmologica pretende che esista un ente necessario però solo pensato.
Il noumeno è trascendente poiché è al di fuori della nostra conoscenza; nonostante questo la cosa in sé esiste.
Dialettica e razionalità in Kant
Critica della ragion pratica: la morale non deve guardare all'esperienza, deve solo ascoltare cosa dice la ragione; la morale è un dovere ascoltare la ragione e solo lei.
Dialettica
Tre infiniti: anima, mondo, Dio. L'anima rappresenta l'infinito interno; il mondo rappresenta l'infinito esterno all'uomo; Dio rappresenta l'unione dei precedenti. Queste tre idee unificano conoscenze già ottenute con l'intelletto, come se esistesse un'unità infinita.
Le intuizioni sono le forme della sensibilità. Nella sussunzione l'universale sono le categorie, il particolare sono le intuizioni. L'intelletto unifica le intuizioni molteplici.
La moralità in Kant viene dall'interno, non deve avere condizionamenti dall'esperienza; non importa il contenuto dell'azione ma l'intenzione che deve essere guidata dalla ragione.
La logica classica è una logica formale o simbolica; è una tecnica, uno strumento. La logica di Kant è una logica contenutistica che si riferisce solo alle forme a priori della conoscenza. Schema della causalità è la successione nel tempo, lo schema trascendentale della sostanza è la permanenza nel tempo. Gli schemi sono prodotti dall'immaginazione. Fenomeno è ciò che appare.
Il bisogno dell'infinito è insito nell'uomo e quindi non si può togliere ma controllare.
Opera pre-critica: "Dissertazione del 70" scritta nel 1770; prima spazio e tempo erano nelle cose, poi vengono puntualizzati nella sensibilità; questo è il vero inizio della rivoluzione copernicana della critica. Le forme della ragione hanno una funzione regolativa.
Dialettica
Tre infiniti: anima, mondo, Dio. L'anima rappresenta l'infinito interno; il mondo rappresenta l'infinito esterno all'uomo; Dio rappresenta l'unione dei precedenti. Queste tre idee unificano conoscenze già ottenute con l'intelletto, come se esistesse un'unità infinita.
Le intuizioni sono le forme della sensibilità. Nella sussunzione l'universale sono le categorie, il particolare sono le intuizioni. L'intelletto unifica le intuizioni molteplici.
La moralità in Kant viene dall'interno, non deve avere condizionamenti dall'esperienza; non importa il contenuto dell'azione ma l'intenzione che deve essere guidata dalla ragione.
La logica classica è una logica formale o simbolica; è una tecnica, uno strumento. La logica di Kant è una logica contenutistica che si riferisce solo alle forme a priori della conoscenza. Schema della causalità è la successione nel tempo, lo schema trascendentale della sostanza è la permanenza nel tempo. Gli schemi sono prodotti dall'immaginazione. Fenomeno è ciò che appare.
Il bisogno dell'infinito è insito nell'uomo e quindi non si può togliere ma controllare.
Opera pre-critica: "Dissertazione del 70" scritta nel 1770; prima spazio e tempo erano nelle cose, poi vengono puntualizzati nella sensibilità; questo è il vero inizio della rivoluzione copernicana della critica. Le forme della ragione hanno una funzione regolativa.
Nozioni sulla morale in Kant
Kant: altre nozioni sulla ragion pratica
Un'azione legale risponde ad una costituzione-legge esterna, imposta da altri o altro. I sentimenti non possono determinare la morale; c'è un'eccezione: il rispetto della legge è un sentimento a priori che ci aiuta a compiere azioni morali (imitare coloro che vivono secondo moralità). Kant critica la morale fondata sul sentimento proposto da Hume. Kant concepisce la vita eterna come un cammino infinito verso la morale. L'aspetto noumenico della morale è in relazione con la libertà che ha ogni essere essenzialmente (probabile anima). La libertà è un postulato della ragion pratica.
Definizioni di Imperativo categorico: la prima formulazione accentua l'aspetto della massima di ognuno che deve essere più possibile universale; la seconda sottolinea la dignità umana; la terza accentua l'aspetto della volontà e quindi dell'autonomia delle nostre scelte.
Un'azione legale risponde ad una costituzione-legge esterna, imposta da altri o altro. I sentimenti non possono determinare la morale; c'è un'eccezione: il rispetto della legge è un sentimento a priori che ci aiuta a compiere azioni morali (imitare coloro che vivono secondo moralità). Kant critica la morale fondata sul sentimento proposto da Hume. Kant concepisce la vita eterna come un cammino infinito verso la morale. L'aspetto noumenico della morale è in relazione con la libertà che ha ogni essere essenzialmente (probabile anima). La libertà è un postulato della ragion pratica.
Definizioni di Imperativo categorico: la prima formulazione accentua l'aspetto della massima di ognuno che deve essere più possibile universale; la seconda sottolinea la dignità umana; la terza accentua l'aspetto della volontà e quindi dell'autonomia delle nostre scelte.
martedì 13 settembre 2011
Nozioni sulla Critica della Ragion Pratica di Kant (2)
Morale della libertà e dell'autonomia. Libertà è in senso negativo, invece autonomia è saper vivere dandosi leggi da soli quindi è una libertà positiva. È critico con tutte le morali eteronome ovvero quelle che hanno leggi che vengono dall'esterno della ragione umana; la sua è una morale autonoma. La moralità è determinata dall'intenzione non dall'azione.
Esempio: un'elemosina fatta per avere felicità in futuro è un'azione interessata, legale e non morale; un'elemosina fatta per senso del dovere è un'azione morale poiché non dipende dallo scopo ma dall'intenzione. Non si deve valutare il risultato; è una morale formale ed intenzionale. L'intenzione e la forma sono la razionalità dell'azione. La ragione è ciò che unisce gli uomini e quindi è una base certa per la morale. Per sapere se è morale bisogna porsi la domanda: se tutti si comportassero così, sarebbe giusto? Se è si allora vuol dire che è morale se la risposta invece è negativa allora vuol dire che l'azione da noi pensata non è morale. (Topica del giudizio)
Critica della ragion pratica (empirica): la ragione pratica deve essere pura e non condizionata dall'esterno o da emozioni sia interne che esterne. La ragione pratica deve essere pura invece la ragione teoretica non deve essere pura. Il dovere mi spinge a raggiungere qualcosa verso l'infinito (immortalità dell'anima): solo un santo riesce a fare un'equazione tra volontà e ragione.
Esempio: un'elemosina fatta per avere felicità in futuro è un'azione interessata, legale e non morale; un'elemosina fatta per senso del dovere è un'azione morale poiché non dipende dallo scopo ma dall'intenzione. Non si deve valutare il risultato; è una morale formale ed intenzionale. L'intenzione e la forma sono la razionalità dell'azione. La ragione è ciò che unisce gli uomini e quindi è una base certa per la morale. Per sapere se è morale bisogna porsi la domanda: se tutti si comportassero così, sarebbe giusto? Se è si allora vuol dire che è morale se la risposta invece è negativa allora vuol dire che l'azione da noi pensata non è morale. (Topica del giudizio)
Critica della ragion pratica (empirica): la ragione pratica deve essere pura e non condizionata dall'esterno o da emozioni sia interne che esterne. La ragione pratica deve essere pura invece la ragione teoretica non deve essere pura. Il dovere mi spinge a raggiungere qualcosa verso l'infinito (immortalità dell'anima): solo un santo riesce a fare un'equazione tra volontà e ragione.
Nozioni sulla Critica alla Ragion Pratica in Kant (1)
Kant sostiene che per l'uomo è impossibile non fare metafisica poiché quelle domande sono insite nell'uomo.
Ragion pratica
La frattura tra le due ragioni è interna all'uomo. La ragion pratica da' indicazioni alla volontà; Aristotele aveva già distinto in virtù dianoetiche ed etiche, quindi la divisione praticata da Kant non è un'assoluta novità. È una morale di tipo deontologico e non eudeimonistico come era stato per la maggior parte fino a quel momento. Deontos = dovere; già gli stoici avevano un'idea simile. Un altro tipo di morale è quella edonistica (il fine coincide con il piacere). Kant critica sia quella edonistica, sia quella eudeimonistica.
Principi pratici: massime e imperativi, sono determinazioni rispettivamente soggettive e oggettive della volontà. Gli imperativi possono essere ipotetici o categorici.Le massime non hanno universalità ma valgono solo per la persona stessa. Gli imperativi sono universali a gradi diversi: gli ipotetici valgono per molti ma non per tutti, i categorici valgono per tutti. Ipotetico: se vuoi,... devi...; universalità circoscritta a chi ha lo stesso scopo. Categorico: tu devi...; fonda una legge morale.
Distinguere legge naturale da morale; si serve di una distinzione linguistica tedesca per dovere: sollen e mussen. Il primo è un dovere morale, il secondo è un dovere naturale. Il dovere morale implica necessariamente la libertà; il tu devi è "ratio conoscendi" della libertà; la libertà è "ratio essendi" del dovere. Sentiamo il senso del dovere proprio perché siamo liberi. Da dove è arrivato il tu devi? Il pensiero kantiano è molto tedesco e viceversa. Kant è stato educato al senso del dovere del "Pietismo" in famiglia. Il "tu devi" viene quindi dalla ragione, è un fatto della ragion pratica. L'imperativo categorico è unico, è solo il "tu devi".
Ragion pratica
La frattura tra le due ragioni è interna all'uomo. La ragion pratica da' indicazioni alla volontà; Aristotele aveva già distinto in virtù dianoetiche ed etiche, quindi la divisione praticata da Kant non è un'assoluta novità. È una morale di tipo deontologico e non eudeimonistico come era stato per la maggior parte fino a quel momento. Deontos = dovere; già gli stoici avevano un'idea simile. Un altro tipo di morale è quella edonistica (il fine coincide con il piacere). Kant critica sia quella edonistica, sia quella eudeimonistica.
Principi pratici: massime e imperativi, sono determinazioni rispettivamente soggettive e oggettive della volontà. Gli imperativi possono essere ipotetici o categorici.Le massime non hanno universalità ma valgono solo per la persona stessa. Gli imperativi sono universali a gradi diversi: gli ipotetici valgono per molti ma non per tutti, i categorici valgono per tutti. Ipotetico: se vuoi,... devi...; universalità circoscritta a chi ha lo stesso scopo. Categorico: tu devi...; fonda una legge morale.
Distinguere legge naturale da morale; si serve di una distinzione linguistica tedesca per dovere: sollen e mussen. Il primo è un dovere morale, il secondo è un dovere naturale. Il dovere morale implica necessariamente la libertà; il tu devi è "ratio conoscendi" della libertà; la libertà è "ratio essendi" del dovere. Sentiamo il senso del dovere proprio perché siamo liberi. Da dove è arrivato il tu devi? Il pensiero kantiano è molto tedesco e viceversa. Kant è stato educato al senso del dovere del "Pietismo" in famiglia. Il "tu devi" viene quindi dalla ragione, è un fatto della ragion pratica. L'imperativo categorico è unico, è solo il "tu devi".
domenica 15 maggio 2011
La ragione e l'intelletto in Kant
L'atto del fare operazioni e operare con figure (aritmetica e geometria) per Kant riguarda l'esperienza: il risultato non è compreso necessariamente nei dati di partenza.
Verstand = intelletto, Vernunft = ragione; il Vernunft è un uso illegittimo dello Verstand. Le idee di anima, mondo, Dio (appartengono al Vernunft) vengono dalla filosofia classica; non danno nuove conoscenze ma regolano le conoscenze già avute. L'anima sono tutte le cose interne come se esistesse un insieme. Non possiamo conoscere il mondo nella sua totalità; vengono smantellate le dimostrazioni dell'esistenza di Dio (per Kant serve ad unificare le nostre conoscenze interne ed esterne). La ragione ha un aspetto sia teorico pratico: conoscere e fare.
Dottrina trascendentale delle categorie Io penso, deduzione occidentale.
Deduzione trascendentale: bisogna giustificare l'intervento dell'intelletto. La sensibilità è spontanea, l'intelletto invece è necessario che intervenga con le categorie. "Io penso" come prima ipotesi; schematismo come soluzione successiva.
Bisogna dimostrare che l'intelletto interviene legittimamente. Io penso = apercezione = autocoscienza sono la struttura mentale che compie l'unificazione; l'io penso deve poter accompagnare tutte le mie rappresentazioni. I pensieri presuppongono l'io penso, l'io penso usa le categorie, quindi gli oggetti del pensiero presuppongono l'io penso. Kant non assolutizza l'io penso che rimane una forma; nell'idealismo invece diventerà sostanza e creatore di ciò che conosciamo. L'io penso ha dei limiti in quanto riceve i contenuti dall'esperienza.
Schematismo: uno schema per ogni categoria; lo schema è una regola per determinare l'intuizione in conformità con un determinato concetto universale. Sono categorie calate nella temporalità.
Il noumeno con l'idealismo perderà importanza poiché non possiamo farne conoscenza; anche il concetto di fenomeno sparisce. Ciò che si conosce è semplicemente l'oggetto.
domenica 8 maggio 2011
Introduzione alla conoscenza in Kant
Opere
"Critica del giudizio": si parla dell'estetica ovvero della bellezza nel senso letterale del termine (ambito romantico del pensiero di Kant); "Critica della ragion pratica": si parla di morale e politica; "Critica della ragion pura": valutazione dei limiti dello scibile (ambito illuminista). Aistesis: sensibilità.
Conoscenza
La ragione costruisce giudizi analitici a priori e parte da oggetti non dell'esperienza poiché infiniti. Scienza: forme a priori (universali e necessarie: senso di oggettività) + esperienza (feconda) analizzata secondo giudizi sintetici a priori. La sensibilità fornisce dati attraverso le forme a priori dello spazio e del tempo. Pensare corrisponde a giudicare per Kant; giudicare vuol dire sussumere il particolare nell'universale. La cosa in sé è il noumeno che si distingue dal fenomeno. Il noumeno non può essere conosciuto; la scienza si occupa dei fenomeni (le cose come ci appaiono). Noumeno: pensabile ma non conoscibile, non se ne può fare esperienza poiché non riusciremo mai a togliere le nostre forme (a priori) della sensibilità e dell'intelletto; solo chi l'ha creata può conoscere la realtà e quindi, se esiste, un Dio.
Critica della ragion pura
"Critica della ragion pura" (teoretica): nel titolo la ragione è intesa in senso generale, nella terza parte invece verranno analizzate le specifiche della ragione in quanto tale. La ragione teoretica non deve essere pura, ovvero conoscere tutto da sola senza "aiuti" esterni dell'esperienza (altrimenti non è scienza). Estetica trascendentale: si studia la matematica; analitica trascendentale: si studia la fisica; dialettica trascendentale: si studia la metafisica. Le intuizioni sono nella sensibilità; l'intelletto ha funzioni che sono le categorie (leges mentis); le idee della ragione servono al massimo ad ordinare cose che già si sanno, comunque non a conoscere nuove cose.
Trascendentale: si studiano le forme con cui tutti conoscono, le forme mentis (non come la scolastica che aveva i trascendentali come forme entis); sono le forme a priori di sensibilità e intelletto: forme universalizzanti la conoscenza. L'intelletto unifica verso l'universale tutto ciò che gli passa la sensibilità ed è comune a tutti gli esseri umani (questo permette l'esistenza di una scienza).
"Critica del giudizio": si parla dell'estetica ovvero della bellezza nel senso letterale del termine (ambito romantico del pensiero di Kant); "Critica della ragion pratica": si parla di morale e politica; "Critica della ragion pura": valutazione dei limiti dello scibile (ambito illuminista). Aistesis: sensibilità.
Conoscenza
La ragione costruisce giudizi analitici a priori e parte da oggetti non dell'esperienza poiché infiniti. Scienza: forme a priori (universali e necessarie: senso di oggettività) + esperienza (feconda) analizzata secondo giudizi sintetici a priori. La sensibilità fornisce dati attraverso le forme a priori dello spazio e del tempo. Pensare corrisponde a giudicare per Kant; giudicare vuol dire sussumere il particolare nell'universale. La cosa in sé è il noumeno che si distingue dal fenomeno. Il noumeno non può essere conosciuto; la scienza si occupa dei fenomeni (le cose come ci appaiono). Noumeno: pensabile ma non conoscibile, non se ne può fare esperienza poiché non riusciremo mai a togliere le nostre forme (a priori) della sensibilità e dell'intelletto; solo chi l'ha creata può conoscere la realtà e quindi, se esiste, un Dio.
Critica della ragion pura
"Critica della ragion pura" (teoretica): nel titolo la ragione è intesa in senso generale, nella terza parte invece verranno analizzate le specifiche della ragione in quanto tale. La ragione teoretica non deve essere pura, ovvero conoscere tutto da sola senza "aiuti" esterni dell'esperienza (altrimenti non è scienza). Estetica trascendentale: si studia la matematica; analitica trascendentale: si studia la fisica; dialettica trascendentale: si studia la metafisica. Le intuizioni sono nella sensibilità; l'intelletto ha funzioni che sono le categorie (leges mentis); le idee della ragione servono al massimo ad ordinare cose che già si sanno, comunque non a conoscere nuove cose.
Trascendentale: si studiano le forme con cui tutti conoscono, le forme mentis (non come la scolastica che aveva i trascendentali come forme entis); sono le forme a priori di sensibilità e intelletto: forme universalizzanti la conoscenza. L'intelletto unifica verso l'universale tutto ciò che gli passa la sensibilità ed è comune a tutti gli esseri umani (questo permette l'esistenza di una scienza).
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