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giovedì 5 maggio 2011

Ab Urbe Condita - Lucrezia: una matrona esemplare


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Una matrona esemplare
L'atto di Tarquinio figlio porterà alla fine della monarchia. I romani sono durante l'assedio di Ardea.
"La cosa si tentò per vedere se la città poteva essere presa al primo assalto; ma quando si vide la difficoltà, i nemici furono attaccati con assedio. In questa situazione di stallo, nella condizione di una guerra lunga e aspra, le licenze dei soldati erano libere soprattutto per gli ufficiali: in particolare i giovani reali erano spesso in baldoria. Mentre casualmente un giorno questi bevevano presso Sesto Tarquinio in occasione di un banchetto in cui c'era anche Collatino (marito di Lucrezia), capitò che si parlasse delle mogli; ognuno lodava la propria moglie con ottime descrizioni. A questo punto, incitato dalla gara retorica, Collatino nega che ci sia bisogno di parlare tanto, basta andare a vedere sua moglie; in poche ore si può sapere quanto Lucrezia sorpassi tutte le altre. Afferma che se i cavalieri sono nel pieno del vigore perché non si sale a cavallo e si vanno a verificare i propri discorsi? Ciò che si vedrà sarà la verifica del comportamento delle mogli colte di sorpresa. Erano mossi dal vino e risposero affermativamente. Corrono fino a Roma. Arrivati mentre calavano le tenebre, si recano a Collazia dove incontrano Lucrezia in maniera molto diverso da come avevano trovato le donne della famiglia reale: lavorava con la lana in mezzo alle ancelle al centro della stanza. Il marito vincitore invita gli altri a restare. A questo punto un desiderio di stuprare Lucrezia invase Sesto Tarquinio poiché non solo la bellezza ma anche la sua castità lo incitava. Dopo la notte i ragazzi tornano all'accampamento."
La tragica fine
Sesto Tarquinio minaccia con una spada Lucrezia. Lui la supplica di cedere poi la minaccia di metterla in disonore mettendo su una scena (avrebbe fatto finta che fosse stato un servo a disonorarla). Finita l'azione di Tarquinio, Lucrezia nei giorni seguenti accusa Sesto Tarquinio agli altri. Lei vuole suicidarsi, il marito cercherà di farla ragionare ma alla fine non riuscirà a fermarla.


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lunedì 2 maggio 2011

Vittorio Alfieri - La Vita

La prima parte della sua vita è la più interessante poiché il personaggio è più vivace.
Introduzione all'operaVuole distinguersi dalle altre autobiografie e non vuole essere falso modesto: lui è innamorato di se stesso e crede che gli altri leggendo possano trarne vantaggio. Inoltre è meglio che la biografia la scriva direttamente chi ha vissuto tale vita. Cerca di promettere di parlare in modo oggettivo e di non dire falsità (anche se non dirà tutta la verità). Divide l'opera in cinque parti corrispondenti alle età. Si scusa in anticipo per i probabili discorsi inutili soprattutto nella parte della vecchiaia. Promette di scrivere con il cuore e non con il cervello.
Reminiscenze dell'infanzia
Si è in presenza di un ricordo involontario (memoria sensoriale che rievoca fatti passati). Alfieri dice che è un fatto non rilevante ma interessante per analizzare il funzionamento della mente umana.
Primi sintomi di un carattere appassionato
Sono due episodi che non hanno molto in comune ma sono interessanti dal punto di vista psicologico. Nel primo Alfieri da bambino si innamora di giovani frati per la loro apparenza e le loro movenze. Durante l'infanzia si compiono atti senza senso provocati dall'istinto che si cerca di comprendere solo successivamente.
Nel secondo la logica del bambino è strana, non razionale; vuole provare cose nuove ma non sa quel che fa. Non riesce a sopportare la sua malinconia, comincia a mangiare erba senza sapere perché e con conseguenze che non saranno piacevoli.

domenica 1 maggio 2011

Hume - le verità nella conoscenza

Distinzione tra verità
Le verità di fatto che si trovano in Leibniz diventano in Hume relazioni tra dati di fatto, definite poi da Kant giudizi sintetici a posteriori.
Le verità di ragione in Leibniz diventano in Hume le relazioni tra idee, che verranno poi definite in Kant giudizi analitici a priori.
Nel primo caso non c'è legame di necessità (il sole sorge è una relazione di fatto poiché il concetto di sole non implica il predicato di sorgere); nel secondo caso vale il principio di non contraddizione (come nella prova ontologica di Anselmo, di Cartesio, di Spinoza) poiché il soggetto è compreso nel predicato. L'unica scienza che ha relazioni tra idee e la matematica (non la fisica).
Per Kant nei giudizi sintetici si mettono insieme dei dati a posteriori; le forme a priori sono le strutture mentali. Inoltre la scienza è solo l'insieme dei giudizi ovvero giudizi sintetici a priori (si prende il meglio delle due verità). Kant dirà che al centro del processo conoscitivo ci sono le categorie con cui ci affacciamo alla realtà (come il sole è al centro del sistema solare per Copernico).

La conoscenza probabile di Locke, in Hume diventa la "credenza".

Hume - empirismo scettico

Hume
Conosce Rousseau ma non ci va molto d'accordo. Famoso per il "Trattato sulla natura umana" e per la "ricerca sull'intelletto umano". Studia le capacità dell'uomo (si definisce il Newton dell'uomo).
Impressioni e idee
Le impressioni sono simili alle idee semplici di Locke, le idee sono simili a quelle che locke chiama idee complesse. L'idea è un'impressione sfocata, lontana dalla realtà; è un ricordo dell'impressione.
Parla di abitudine a collegare tra loro le impressioni; non esiste idea senza impressioni. Le parole sono legate alle abitudini della nostra mente, non sono neppure un segno concettuale.
Hume influenza molto Kant nella ricerca critica. Hume porta all'estremo la critica diventando scettico. La visione di Hume è provocatoria rispetto alla scuola dogmatica dei razionalisti.

Hume mette in discussione anche il cogito; certe impressioni che ci appaiono unite ci fanno credere che ci sia un qualcosa tra loro in comune, ma dobbiamo ricordarci che le impressioni sono puntuali non continuative.
Principio di associazione
Collegamenti fatti dall'immaginazione: somiglianza, contiguità, causalità. Questo principio è alla base dell'abitudine
I concetti di spazio e tempo prendono importanza (Kant dirà che sono strutture a priori di come noi vediamo le cose) poiché sono modi di come il soggetto percepisce la realtà. Non sappiamo come la realtà in sé. Spazio e tempo non sono qualità primarie dei corpi, basti vedere le diverse concezioni di questi concetti nei diversi animali.

lunedì 25 aprile 2011

Introduzione a Vittorio Alfieri

Questo è considerato un periodo preromantico in cui le passioni cominciano ad essere riscoperte in una maniera abbastanza confusa senza fini di utilità. Il mondo è però ancora fermo con le idee illuministe e gli "eroi" preromantici vedono ciò come una sfida, una battaglia.

Vittorio Alfieri
È un autore particolare: è specializzato in tragedie teatrali di tipo greco. La particolarità di queste opere è la presenza di un eroe che per la libertà si oppone al tiranno (concetto post-illuminista). Il linguaggio è solenne, fin troppo; non sono molto rappresentabili e non hanno avuto molto successo.
L'opera interessante è la sua autobiografia: libro di memorie pienamente pre-romantico. Alfieri nasce in Piemonte nel 1749 da famiglia nobile e ricca; il suo destino è quindi segnato: il Piemonte è uno staterello poco importante di montagna. Alfieri quindi è destinato a divenire un cavaliere ma si presenta come indisciplinato e stupido, ha un brutto rapporto con la famiglia. All'inizio ha grossi problemi con l'italiano; a 16 anni finita la scuola ottiene un permesso e si fa un "Grand Tour" (viaggio che i giovani dell'epoca facevano in giro per l'Europa) in Europa dalla Spagna alla Russia stando in carrozza, fregandosene di ciò che vedeva. Vive vicende sopra le righe. A 24-25 anni torna in Piemonte e decide di cominciare a scrivere per vocazione. Comincia a studiare più o meno da zero ma non ha voglia di studiare: il suo servitore ha l'ordine di legarlo alla sedia e mettergli i libri davanti. Studia latino, greco, italiano, teatro. Nelle prime tragedie sbaglia anche la metrica; lentamente comincia ad affermarsi come grande letterato e ad un certo punto regala tutti i suoi beni materiali a sua sorella in cambio di una pensione di mantenimento; lascia il Piemonte e va a vivere a Firenze da una certa Luisa Stolberg. Morirà nel 1803 e sarà sepolto a Santa Croce.