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mercoledì 2 febbraio 2011

L'Orlando furioso - Canto 1

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Canto 1, ottave 5-16

Orlando torna con Angelica all'accampamento di Carlo ma Rinaldo la vuole e Carlo la sequestra e posticipa la contesa a dopo la battaglia ( chi si comportava meglio in guerra aveva la donna ); il problema è che i cristiani perdono la battaglia. In questo modo la fortuna rimescola le carte. Angelica quando capisce come sta andando la battaglia prende un cavallo e scappa; ad un certo punto incontra un cavaliere. Nella sua fuga né incontrerà tre che la inseguiranno, riesce a scappare da due che combattono per lei e incontra il terzo che si lamenta della sua sfortuna; lei decide di far finta di concedersi per essere protetta aspettando tempi migliori. I cavalieri in questo poema hanno l'unico scopo di avere per primi Angelica. Angelica però ha una sua personalità e prende iniziative che non rientrano nella mentalità dei cavalieri. Orlando è in compagnia di Angelica molte volte nella storia ma essendo ligio ai doveri cristiani non l'avrebbe toccata mai prima del matrimonio.

Riassunto delle ottave:
Il Cavaliere che incontra è Rinaldo che però è senza cavallo; lei scappa e incontra un altro cavaliere: è Ferraù ( pagano ) che vedendo la ragazza inseguita ( da Rinaldo ) incomincia a difenderla e lei scappa. I due smettono di combattere e decidono di inseguirla insieme per poi combattere una volta presa; i due hanno un solo cavallo e ad un certo punto arrivano ad un bivio.


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L'Orlando furioso - Proemio

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Proemio

Gli elementi sono 3: invocazione alla Musa, anticipazione sulla storia, dedica ad un personaggio dell'epoca.
Le prime parole sono: " le donne, i cavalier, le armi, gli amori, le cortesie, le audaci imprese "; le prime 4 sono disposte a chiasmo come le ultime 4. Ariosto si pone delle limitazioni nel continuare "L'Orlando innamorato" e quindi anche la pazzia di Orlando diventa un episodio che si incastra sugli altri come avveniva nel poema precedente. L'invocazione non è molto solenne poiché riferita ad un'amante di Ariosto che lo fece diventare quasi pazzo. La dedica è destinata ad Ercole d'Este la quale stirpe deriva da Ruggiero. Alla fine scherza su quello che ha fatto, sminuendolo.


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martedì 1 febbraio 2011

A proposito de "La commedia dell'arte"

La commedia dell'arte

Tipo di teatro in cui il testo è solamente uno spunto; conta principalmente l'abilità dell'interprete come nelle arie dell'opera seria. Si formano delle compagnie di attori ben strutturate nei ruoli dei singoli: la tecnica predominante è l'improvvisazione. Gli attori devono avere dei costumi standard per far capire al pubblico subito il loro ruolo: nascono le cosiddette "maschere" (Arlecchino, Pantalone, Pulcinella,... ). La struttura dell'opera si chiama "canovaccio".
Con l'andare del tempo le battute diventano standard e si perde il piacere dell'improvvisazione. Questo teatro non ha avuto molto successo poiché i canovacci non valevano molto e l'unica cosa che contava erano gli attori.

lunedì 31 gennaio 2011

Introduzione al teatro post-classico

Il teatro

Nel medioevo questa forma di rappresentazione si interrompe quasi completamente; i giullari ad esempio trasmettevano la tradizione teatrale; la tipologia teatrale si può individuare anche in Cielo d'Alcamo in Rosa Fresca Aulentissima. Traccia del teatro si può trovare nell'ambiente ecclesiastico con le rappresentazioni degli eventi biblici.

Nel Rinascimento alcuni letterati riprendono il teatro dell'età classica soprattutto riprendono le commedie ( Plauto, Terenzio ); il pubblico però è cambiato poiché è più colto. Vengono rappresentate anche le novelle di Boccaccio; inoltre anche Machiavelli scrive commedie in un periodo in cui il teatro è già maturo.

Nel 600 vengono costruiti i primi teatri stabili. Da sottolineare anche il teatro dialettale delle varie regioni. I teatri vengono costruiti prevedendo anche la presenza di un'orchestra. Con il 600 nasce la commedia dell'arte in cui non c'è un testo ma ci sono gli attori che decidono cosa rappresentare prima dello spettacolo e improvvisano sul palco. Con il tempo questo tipo di teatro alla fine si standardizza. A metà del 1700 Carlo Goldoni riforma il teatro e lo fa ritornare un fatto letterario.
 

Con il cristianesimo il teatro scomparve poichè rappresentava vizi, emozioni forti, mali e si lavorava con il corpo, l'attore inoltre fingeva e tutto questo era visto come peccato.

domenica 30 gennaio 2011

Notizie su Carlo Goldoni

Carlo Goldoni

Il "Memoire" è la sua autobiografia scritta in francese e tradotta in italiano da lui stesso. Nasce a Venezia nel 1707 in una famiglia benestante che però è guidata dal nonno che sperpera il patrimonio. Da bambino riceve in regalo un teatrino di burattini; studia legge a Perugia, lavora in tribunale ma è affascinato dal teatro. Circa a 12 anni segue una compagnia di attori che va a Venezia. Incomincia a scrivere canovacci; un po' alla volta diventa collaboratore del teatro Sant'Angelo a Venezia. Goldoni vuole cambiare gli schemi e riformare il teatro: copioni scritti interamente, personaggi non standard. Il pasaggio è graduale: prima comincia con un solo personaggio poi amplia il suo progetto ad intere compagnie. Negli anni 50 (1750) il suo progetto è attuato: le maschere rimangono ma molto ridotte. "La vedova scaltra" è forse la prima opera interamente scritta verso la metà del secolo. Diventa molto apprezzato dal pubblico; i critici intellettuali si dividono: alcuni dicono che è bravo perché realistico, altri perché proprio per questo è di bassa lega. Il suo maggior oppositore e Carlo Gozzi che scriveva in ambientazioni fiabesche e la cui opera più famosa è "Turandot".

Goldoni dice di aver studiato dal libro del mondo e da quello del teatro: conosce la gente che gli sta intorno e impara le tecniche di scrittura teatrale.

Aneddoto: scommette di poter scrivere 16 opere in un anno e vince la scommessa; dopo ciò depresso e stanco, decide di andare in Francia e ricomincia la sua opera di riforma anche in quel paese. Diventa insegnante di italiano dei figli del re di Francia. Ha qualche problema all'arrivo della rivoluzione: nel 1792 gli tolgono la pensione ma si pentono e dopo un po' gliela ridanno ma lui ormai è morto.