Post-Impressionismo (1880-1900 circa)
Introduzione
- Questa denominazione rappresenta un momento storico artistico che raggruppa movimenti eterogenei tra di loro.
- Comune tra i vari movimenti è la reazione alla caratteristica della pittura impressionista che voleva arrivare a fotografie oggettive di momenti precisi: tutto questo non approfondiva la dinamica soggettiva della percezione visiva dei singoli colori.
- Esistono rapporti con il simbolismo in letteratura che voleva evocare stati d'animo complessi attraverso immagini sintetiche con alto valore simbolico. Tutto questo è l'esatto contrario delle lunghe analisi seriali degli impressionisti e rappresenta una premessa fondamentale per le avanguardie storiche d'inizio 900.
Circolazione automobilistica
- L'incremento del numero delle auto. Agli inizi della produzione automobilistica l'incremento annuale del numero di automobili era contenuto e non costituiva un problema. Successivamente l'incremento divenne ingestibile per le sezioni stradali derivanti dal periodo precedente.
- Schema vario discontinuo. Il traffico in questo schema è rappresentato da segmenti con velocità variabile e di difficile controllo: l'incremento di auto ha messo in crisi questo modello.
- Schema vario continuo. Con la costruzione delle rogatorie collegate tra di loro il flusso di traffico diventa costante seppur con velocità limitata: questo modello sopporta meglio l'incremento di auto.
Quartieri operai
Le industrie sorgevano in prossimità di corsi d'acqua per la necessità di grandi quantità di energia idroelettrica: la distanza con i centri storici delle città rappresentava un problema per il capitalista in quanto diminuiva la produttività del singolo operaio. L'imprenditore quindi risolve questo problema costruendo quartieri operai in prossimità delle fabbriche azzerando il tempo di trasporto. I quartieri però non erano dotati di servizi di nessun tipo con i problemi che ne derivavano (in molti di questi posti si verificheranno rivolte popolari).
Seconda fase delle rivolte del 1848: 20-24/03/1849
Il Piemonte riprende le ostilità con l'Austria con il governo guidato da Rattazzi: ciò che avviene è una guerra lampo con una sconfitta immediata subita dai piemontesi. Questo provoca l'abdicazione di Carlo Alberto in favore di Vittorio Emanuele II che firma l'armistizio di Vignale con il generale Radetzky, poiché le truppe austriache erano in territorio piemontese; con la pace di Milano si sistema la situazione delle truppe austriache (che ancora soggiornavano nei territori piemontesi) riportando i confini a prima della guerra lampo di marzo e della sconfitta di Novara.
Le 10 giornate di Brescia nel marzo del 1849 sono un altro esempio di rivolta in cui la città resistette con coraggio ma alla fine dovette soccombere ai bombardamenti austriaci. Restano da sistemare le repubbliche: movimento controrivoluzionario in cui l'Austria occupa le Marche e inizia l'offensiva contro Firenze e Roma. Ferdinando II Borbone bombarda Messina e Palermo e si riprende la Sicilia. Il papa chiede aiuto e Francia, Austria e Spagna arrivano e sistemano le cose nello Stato della Chiesa (Napoleone III interviene poiché ha bisogno dell'appoggio del clero per continuare a governare in Francia): i francesi da quel momento difendono lo Stato Pontificio da eventuali attacchi. Garibaldi riesce a sbaragliare un corpo delle armate francesi sul Gianicolo ma con la caduta della Repubblica è costretto a fuggire e scappare a Venezia (in questo viaggio morirà sua moglie) per aiutare anche lì i rivoltosi. Venezia viene bombardata e con l'aggiunta di un'epidemia di colera riesce a resistere non più di 5 mesi; il 5 agosto l'Ungheria perde la guerra con gli Asburgo (Venezia puntava molto sull'aiuto ungherese contro l'impero asburgico); il 26 agosto quindi capitola anche Venezia: Manin, Tommaseo, Pepe vanno in esilio. Dopo questo periodo di rivolte vengono ritirate tutte le carte costituzionali concesse tranne lo statuto Albertino nel regno di Sardegna.
Fallimenti
Divisioni tra democratici, liberali e socialisti; emarginazione dei contadini nei moti, egoismo delle nazionalità (soprattutto nell'impero asburgico); la Francia inoltre non aiuta le nazioni che cercavano una rivolta poiché invece che evolvere democraticamente involve e ritorna lentamente verso un potere centralizzato.
Meriti
Queste rivolte hanno il merito di aver creato una maggiore coscienza nazionale civile; hanno concluso l'epoca del legittimissimo del potere; hanno evidenziato una crisi dei principati in Europa che però non hanno ancora ceduto il potere: non si ha ancora l'Europa dei popoli ma ancora quella dei principi.
Le forze moderate sono sconfitte: riprendono le iniziative democratiche. Viene rifondata una Repubblica a Venezia da parte di Manin. A Roma e Firenze sorgono dei triumvirati, il Papa è costretto alla fuga a Gaeta sotto protezione borbonica. A Roma il triunvirato è formato da Mazzini, Armellini e Saffi: Mazzini scrive una costituzione romana molto democratica: è un successo popolare soprattutto per la confisca e divisione dei terreni clericali tra i contadini. Quest'esperienza dura fino al 1849 quando in aiuto del papa arriveranno francesi e austriaci. In Toscana il triumvirato è formato da Montanelli, Guerrazzi, Mazzoni che pensavano di costruire un'unica Repubblica con Roma ma i conflitti tra i tre portarono alla dittatura di Guerrazzi. La Sicilia anch'essa riesce a separarsi e a costituire una Repubblica a se stante staccata dai Borboni.
1848 in Italia
Prima rivolta a Venezia il 17 marzo con Manin e Tommaseo (il primo è un avvocato appena uscito di prigione il secondo un poeta) che dichiarano la Repubblica di San Marco. Il 18 marzo insorge Milano con Cattaneo in testa: viene costituito un governo provvisorio e Radetzky ritira le sue truppe entro il quadrilatero; le rivolte si allargano anche a Parma e Modena dove i ducati vengono cancellati. In questi due anni (1848-1849) ci sono due fasi principali della rivolta: la prima dal 23 marzo al 9 agosto 1848 e la seconda dal 20 marzo al 24 marzo 1849; nella prima del 1848 si possono individuare altre due fasi: quella in cui il Piemonte è alleato con i Borboni, Leopoldo di Lorena e il Papa contro gli austriaci (fase federalista) e la seconda in cui il Piemonte rimane da solo (fase sabauda). Il Papa nella prima parte è in una situazione ambigua poiché attacca gli Asburgo che erano cattolici. Carlo Alberto è pressato dai liberalisti, dalle mire espansionistiche della casa Savoia e dalla paura di rivolte nel proprio regno: quindi per accontentare tutti attacca l'impero asburgico per riconquistare la regione del Lombardo-Veneto. Cattaneo è contrario all'aiuto piemontese perché quel regno è più retrogrado dell'impero asburgico, i Mazziniani invece vogliono quest'intervento per liberarsi in tanto dell'Austria. Gli alleati del Piemonte incominciano ad avere dubbi a partire da Pio IX, poi si stacca Leopoldo e alla fine Ferdinando di Borbone. Rimasto solo il Piemonte con un gruppo consistente di volontari (in particolare studenti toscani famosi per le battaglie di Curtatone e Montanara) riescono ad ottenere vittorie a Goito e Peschiera. Con la sconfitta di Custoza però il Piemonte è in ginocchio e richiede l'armistizio agli Asburgo firmato per conto di Carlo Alberto dal capo di stato maggiore a Salasco.