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sabato 1 marzo 2014

Introduzione a Ludwig Feuerbach

Opere principali

Essenza del Cristianesimo, Principi della filosofia dell'avvenire.
Feuerbach pone importanza alle tematiche del corpo in quanto oggetto concreto. Il pensiero diventa attributo, non più predicato del discorso filosofico. Precursore della filosofia della nutrizione (l'odierna nutrigenomica) ambito secondo lui condizionato dalla situazione socio-economica di una cultura; famosa la sua affermazione: "l'uomo è ciò che mangia".

Critica alla religione


La religione viene considerata la prima autocoscienza dell'uomo; essa permette di riconoscere se stessi ma bisogna realizzare che la realtà esterna che circonda l'uomo in realtà è l'uomo stesso (questo processo di autocoscienza porta all'ateismo). La religione è un'antropologia capovolta. Ogni religione vede nella precedente una idolatria; in realtà ogni religione accusa le altre di difetti che appartengono anche a chi muove questa accusa. Tutte le religioni esternano le qualità interne dell'uomo. Volere e potere non sono proporzionati nell'individuo, troppo volere poco potere. 
La dipendenza dalla natura porta a vedere le divinità immerse negli elementi naturali che ci circondano.

Ateismo

La religione è uno stato patologico in cui l'uomo attribuisce a Dio le sue qualità migliori. Ipostatizzazione: Dio è reso sostanza, ovvero si trasforma nella caratteristica umana; l'essenza religiosa si risolve in quella umana. Dio da soggetto diventa predicato; Dio è risolto nell'uomo. Capire questi concetti, per Feuerbach, è un atto teoretico, conoscitivo.

lunedì 22 luglio 2013

L'assoluto nella religione per Hegel

Nella religione l'assoluto è rappresentazione e in quanto tale è una metafora del concetto. Le rappresentazioni hanno ancora tratti sensibili (provenienti dall'arte) e procedono in modo adialettico, giustappongono elementi (le cose sono affiancate senza un particolare ordine o particolari collegamenti). La religione è viziata dalla temporalità, è il secondo stadio dialettico dell'assoluto. I dogmi sono forme più basse di verità filosofiche; la religione segue la provvidenza dove la filosofia segue la razionalità. L'assoluto nella religione è mostrato in forma storica, contingente (per la filosofia invece si esce dal tempo verso l'eterno).
 La filosofia deve riconoscere la religione e il pensiero di ogni tempo contestualizzandoli; Hegel riconosce 4 stadi nella storia della religione. Il primo stadio è la religione naturale in cui Dio è immerso nella natura che circonda l'uomo; le forme più alte si trovano nell'induismo e nel panteismo. Il secondo è caratterizzato da un Dio che è spirito libero ma ancora in ambito naturale; esempi sono la religione persiana, siriana ed egiziana. Nel terzo stadio Dio prende sembianze umane come nel giudaismo e nelle religioni greco-romane. Nel quarto stadio caratterizzato dalla religione cristiana Dio è puro spirito infinito.

domenica 21 luglio 2013

Hegel: la concezione dell'arte

L'arte secondo Hegel permette la consapevolezza di sé attraverso il sensibile; l'idea è incarnata nell'opera, ovvero il soggetto è già spirito naturalizzato. Individua tre stadi dell'arte: simbolica, classica, romantica. Il primo è caratterizzato da un eccessivo uso di materia ma da una povertà di spiritualizzazione, è un primo passo in quanto il simbolo (materia) è necessario per il messaggio. L'arte classica è contraddistinta dall'armonia tra materia e spirito. L'ultimo stadio romantico presenta uno squilibrio inverso al primo caso: in questo caso viene usata poca materia ma con un messaggio molto concentrato e profondo.
Si può vedere un parallelo con le arti rappresentative dei vari momenti: l'architettura per prima, seguita dalla scultura che trova l'equilibrio fino ad arrivare alla musica che racchiude il suo messaggio in un niente di materia. I giorni dell'arte greca belli e armoniosi sono finiti, ma non è un aspetto negativo, semplicemente un nuovo inizio.

venerdì 3 febbraio 2012

La filosofia della storia di Hegel

Il fine della storia del mondo è che "Lo spirito giunga al sapere di ciò che esso è veramente, e oggettivi questo sapere, lo realizzi facendone un mondo esistente, manifesti oggettivamente se stesso". Questo spirito che si manifesta e realizza in un mondo esistente è lo spirito del mondo che si incarna negli spiriti dei popoli che si succedono nell'avanguardia della storia. Spirito del mondo: Weltgeist; spirito del tempo: Zeitgeist. Lo spirito del mondo si incarna in quello del tempo in modo sempre diverso. Ogni tempo ha un popolo che incarna meglio lo spirito del tempo. All'interno dei popoli ci sono degli individui cosmico-storici che vengono usati dalla ragione e poi abbandonati: "astuzia della ragione" che usa personalità forti per raggiungere i suoi stadi. C'è un punto d'arrivo? Questo è un problema perché Hegel va interpretato. Alcuni (destra e hegeliana) affermano l'esistenza di un limite nella nascita dello Stato tedesco; altri (sinistra hegeliana) affermano un continuo avvicendarsi attraverso rivoluzioni della dialettica: la dialettica che continua con rivoluzioni generate dalla contraddizione. Il fine di tutto è la libertà nel mondo germanico-cristiano in cui ogni uomo sa di essere libero. In quello romano solo alcuni erano veramente liberi, nell'orientale solo uno. Per Hegel "Il diritto, la morale, lo Stato e solo essi sono la positiva realtà e soddisfazione della libertà. L'arbitrio del singolo non è libertà".

Lo stato nell'ideologia di Hegel

Lo Stato in Hegel è il dio in terra; è ciò che supera la società civile; è l'universale rispetto all'individualismo; è una totalità organica; l'individuo è membra di un corpo organico; l'uno è parte essenziale del tutto e viceversa. È una sostanza etica consapevole di sé; sostiene le scelte del singolo e le orienta; massima espressione dell'eticità; dà concretezza all'etica e alla morale sociale, è il bene comune. Non è uno Stato di diritto come in Kant, Locke, Humbolt ma è uno Stato etico che da indicazioni e dà la linea da seguire. Si stacca anche da Rousseau poiché il popolo è solo una moltitudine informe senza lo Stato: "I molti come singoli, la qual cosa s'intende volentieri per popolo, sono certamente un insieme, ma soltanto come una moltitudine, una massa informe...". Hegel rifiuta il modello contrattualistico e giusnaturalistico; lo Stato è la fonte del diritto e quindi ha potere di toglierlo. Gli aspetti giudiziari e della polizia appartengono alla società civile. Lo Stato è una monarchia costituzionale con assemblea legislativa. Lo Stato opera nelle leggi che governano; non sono gli uomini bensì le leggi a governare; lo Stato hegeliano si configura come quello che la giurisprudenza tedesca chiamò più tardi un Rechstaat, ovvero uno Stato di diritto fondato sul rispetto delle leggi e sulla salvaguardia della libertà formale dell'individuo e della sua proprietà. Hegel sostiene che la costituzione, cioè l'organizzazione dello Stato, non è il frutto di una elucubrazione a tavolino, ma qualcosa che scorga necessariamente dalla vita collettiva e storica di un popolo: "Ciò che si chiama fare una costituzione non è mai accaduto nella storia; come non si è mai fatto un codice: una costituzione si è soltanto svolta dallo spirito. Ogni popolo ha quindi la costituzione che gli è adeguata". La costituzione deve essere in sintonia con il volere del popolo in quel momento. "Lo Stato è volontà divina, come spirito presenziale, come spirito esplicantesi e reale figura e organizzazione di un mondo"; "L'ingresso di Dio nel mondo è lo Stato". Il benessere dello Stato è superiore a qualsiasi cosa. Hegel non afferma la possibilità dell'esistenza di un organismo interstatale che risolva i conflitti tra Stati poiché non c'è un giudice imparziale; la guerra è strutturale alla storia poiché lava difetti dell'umanità. Infatti il filosofo tedesco sostiene che "Il movimento dei venti preserva il mare dalla putredine, nella quale sarebbe ridotto da una quiete durevole, così la guerra preserva i popoli dalla fossilizzazione alla quale gli ridurrebbe la pace durevole o perpetua".

L'etica civile in Hegel

La società civile
Più famiglie formano uno schema che le riunisce ma che non è lo Stato. È nata nella modernità per i nuovi sistemi di lavoro; si fonda sui particolari, conserva e valorizza i bisogni che dal particolare porta ad essere universali (esalta i diritti individuali diventando un sistema quasi atomistico). È uno Stato esteriore, meccanicistico; egli critica fortemente la società civile per le sue caratteristiche. Tre ceti: agricoltori, operai dell'industria, esonerati dal lavoro (funzione amministrativa). Sta nascendo una nuova classe sociale: la plebe; coloro che nella società moderna hanno sempre nuovi bisogni ma non hanno i mezzi per soddisfarli. C'è un'universalizzazione dei bisogni ma non dei mezzi. Contraddizione della società civile è quella appena descritta. Lo Stato vero e proprio nasce come risposta alla società civile e alla sua contraddizione dell'esistenza della plebe. Hegel non arriva a teorizzare un esproprio dei mezzi privati. L'utile privato è il perno della società civile.

domenica 18 dicembre 2011

Hegel: fenomenologia dello spirito

La coscienza filosofica è quella che sa che pensiero e realtà coincidono. La coscienza comune afferma che la realtà è estranea al soggetto pensante. La fenomenologia non è una filosofia del metodo preliminare come in Cartesio; Hegel è contrario a questo tipo di filosofia. Non bisogna distinguere il discorso sul metodo dalla filosofia poiché quando si parla di metodo si fa già filosofia. Non si insegna a nuotare con lezioni teoriche ma pratiche; così in filosofia: bisogna buttarsi direttamente sul campo. Lo scopo: far vedere come la coscienza comune attraverso delle tappe (figure) arriva alla coscienza filosofica. L'uomo comune diventa consapevole del rapporto tra sé e il di fuori: il pensiero produce la realtà che è sia fuori di noi che dentro.
La fenomenologia è una specie di romanzo di formazione di cui la nostra coscienza è il protagonista. C'è un doppio percorso: coscienza individuale e storica che si interscambiano figure negli scritti di Hegel: tutte e due concludono nella coscienza filosofica. L'ontogenesi ripete la filogenesi: l'individuo nel suo sviluppo della coscienza ripercorre le tappe dell'umanità nella sua storia. Si parte dal realismo per arrivare all'idealismo (equivale all'operato di un filosofo nella sua vita ma anche dell'umanità, per Hegel); i greci erano realisti come tutti all'inizio, si è poi arrivati all'idealismo che è il punto d'arrivo per tutti.
Fenomeno: ciò che appare; la coscienza percorre tappe che sono apparenti, ideali, astratte, false, finite se estrapolate dal contesto. L'unica realtà è il processo nella sua interezza; il vero, il concreto è la coscienza filosofica che è il punto d'arrivo. Le diverse figure sono tappe ideali che sono momenti che la coscienza fa di sé.

Le strutture logiche del pensiero rispecchiano una lingua.

Hegel: la ragione è la realtà

Il finito è risolto nell'infinito; prima si affermava che l'infinito esiste perché c'è il finito; Hegel afferma che l'infinito è il primum cioè la causa dell'esistenza del finito. Il vero è l'infinito, l'intero (essenza che si completa mediante il suo sviluppo), la totalità. "Tutto ciò che è razionale è reale e ciò che è reale è razionale": affermazione speculativa. Pensiero ed essere coincidono quindi anche razionale e reale; "l'idea o ragione che è lo spirito come automovimento è identità di ragione e realtà"; la ragione non è astrazione ma è la forma stessa della realtà ed è identità di essere e dover essere: ciò che esiste è ciò che razionalmente esiste. La ragione governa il mondo e lo costituisce; il logos è lo scheletro autostrutturantesi della totalità.
Ciò che è reale è razionale poiché la realtà non è caotica ma frutto di una struttura razionale: si manifesta in maniera inconsapevole nella natura, consapevole nell'uomo. La filosofia giustifica ciò che esiste: prende atto della realtà e ne comprende le strutture razionali; la filosofia è la "nottola di Minerva" che inizia il volo quando la realtà è finita, completata, al crepuscolo. Ottimismo storico per il giustificazionismo razionale della realtà. Gli aspetti accidentali non meritano di essere osservati poiché non sono realtà razionali; sono possibili, non reali come l'intende lui, poiché non seguono la triade dialettica.

Idea (in sé, fuori di sé, in sé e per sé).
In sé è la logica (tesi); fuori di sé si aliena, si oggettiva (antitesi); in sé e per sé è l'idea che torna in sé stessa (sintesi). L'idea è pensare ed essere insieme (valore greco), una coincidenza di pensiero e realtà. Il ritorno (in sé e per sé) è consapevole dell'uscita (fuori di sé) e quindi più forte. La dialettica in Kant è usata in senso negativo; Hegel recupera la concezione platonica in cui la dialettica era la somma via per l'assoluto, con Hegel diventa la strada della ragione.
Questa dialettica è infinita? Per alcuni (destra hegeliana) la dialettica termina ad un certo punto, per altri (sinistra hegeliana) la dialettica è infinita (anche se Marx pone un termine con il comunismo). Le divisioni nascono in ambito politico e religioso: la destra legge un termine con la formazione dello Stato tedesco, la sinistra no; la religione è caratterizzata dall'ateismo tecnico della sinistra che svaluta la religione come un mito, la filosofia prende quindi il suo posto, la destra invece dice che religione, arte e filosofia danno lo stesso messaggio e sono sullo stesso piano.

lunedì 28 novembre 2011

Hegel: gli scritti giovanili

Opere giovanili
Scritti teologico-politici. Hegel ebbe molto successo come professore se si considera il suo numero di studenti (Schopenauer era suo rivale anche per questo poiché lui di conseguenza ne aveva pochi). La sua educazione parte del seminario di Tubinga: studia quindi molto bene teologia. La teologia è il mezzo per accedere all'assoluto nella sua prima fase di pensiero.
La ragione collega: coglie il senso della realtà. La ragione è quasi come un Dio che cerca di cogliere il tutto dall'esterno.

"Vita di Gesù"
Hegel scrive alcuni nuclei chiave del suo pensiero ma soprattutto segna il cambiamento da Kant: condivide con Kant il fatto che la morale di kantiana sia simile a quella di Gesù (morale autonoma, libera, intenzionale).
"La positività della religione cristiana"
Critica il kantismo poiché c'è un dualismo pericoloso tra ragione e natura che trasforma la morale in una forma che può avere al suo interno qualsiasi contenuto. Forma e contenuto devono invece essere legati. L'eticità (forma unita a contenuto) deve prevalere sulla moralità (prevalenza di forma). Si distanzia tra la morale formale di Kant perché è astratta; l'eticità è la sintesi tra moralità e diritto (il modello sono i greci e la "bella eticità greca").
Mette in luce come la Chiesa abbia positivizzato, dogmatizzato la legge di Gesù. Per Gesù i farisei erano dei sepolcri imbiancati (dogmatici), la Chiesa di oggi è così: esteriore, dogmatica. L'annuncio di Gesù è stato tradito; la religione è stata fissata, irrigidita.
"Lo spirito del cristianesimo e il suo destino" 
È il punto d'arrivo della sua riflessione: il destino della religione è di essere superata dalla filosofia. La ragione dialettica è la via: no intelletto ma pura razionalità. Questo testimonia la sua evoluzione dalla fiducia nella religione alla fiducia nella sola ragione. Hegel contribuisce ad un clima antisemita; analizza la società ebraica: c'è un rapporto scisso con la natura, dimostrazione ne è il racconto del diluvio universale; il rapporto con la natura è conflittuale. Il rapporto con Dio è scisso, Dio è trascendente; Dio è salvifico (salva l'uomo dai drammi soprattutto naturali). Sono scissi anche dagli altri popoli (sono il popolo eletto, privilegiato), sono ostili, conflittuali; vivono nella paura di tradire Dio: guerre contro gli infedeli. Può essere considerata la prima triade dialettica: unità nell'eticità greca (rapporto Dei-uomo-natura), gli ebrei sono l'antitesi, Gesù doveva portare alla sintesi ma è stato tradito (Gesù è sintesi tra trascendente e immanente, sovranatura e natura, infinito e infinito).

mercoledì 23 novembre 2011

Hegel: le opere più importanti

"Fenomenologia dello spirito"; "La logica"; "Enciclopedia delle scienze filosofiche"; "Lezioni di estetica"; "Lezione di storia della filosofia"; "Lezioni di filosofia della storia"; "Lezioni di filosofia delle religioni"; "Lineamenti di filosofia del diritto".
Filosofia razionalistica: panlogismo. Sentimento romantico meno evidente che varia da scomparto a scomparto del pensiero; la filosofia della natura è la "pattumiera" del suo sistema. In Schelling apprezza l'unità, la dialettica hegeliana è frutto della sua creatività geniale.


"La costituzione della Germania"
È uno tra i testi più difficili mai scritti per le sue numerose possibili interpretazioni. La costituzione di uno Stato deve nascere dall'interno vivente dello Stato, non deve essere fatta da intellettuali a tavolino; pochi non possono scrivere qualcosa (necessariamente proveniente dall'esterno) di valido per tutti; il modello politico è quello della polis greca.

domenica 13 novembre 2011

Schelling: la filosofia trascendentale

Idealismo trascendentale
Si parte dal soggetto per farne scaturire l'oggetto. L'attività reale è l'ostacolo che l'oggetto pone; quella ideale invece è il superamento del limite. Il primo momento è l'attività teoretica (fuoriuscita dalla natura), il secondo momento è l'attività pratica in cui c'è il superamento dei limiti, il terzo è l'attività estetica che fa tornare lo spirito alla natura. Dall'identità si staccano due potenze: natura (che rappresenta il polo negativo) e spirito (che rappresenta il polo positivo); nella natura c'è traccia della positività come nello spirito c'è traccia della negatività. L'inconscio dello spirito è l'aspetto naturale (polo negativo). Il problema è spiegare perché l'assoluto si è diviso: viene ripresa l'idea della caduta (dall'orfismo) come causa della differenziazione. Viene ripreso anche un aspetto delle idee di Platone in quanto le idee sono l'oggettività della natura dopo la divisione dall'identità/assoluto. Da questo momento però il pensiero di Shelling si avvierà verso la teosofia. Dio è un continuo divenire dal contrasto tra gli opposti (bene e male coesistono in Dio). In seguito ci sarà la filosofia positiva che è l'ultimo aspetto del pensiero di Shelling: l'esistenza può essere solo constatata; nella natura si può vedere una manifestazione di Dio (mitologia); viene studiata la realtà in quanto fatto.
L'intuizione estetica è l'unico argomento che può esporre l'assoluto; la filosofia invece non riesce a spiegare l'assoluto in quanto attività teoretica (solo spirito). Nell'opera d'arte c'è più spiegazione dell'assoluto che in un'opera filosofica poiché l'opera d'arte è sintesi equilibrata di natura e spirito. L'arte è per il filosofo il sancta sanctorum che può portarlo all'assoluto; è il luogo della conoscenza in cui si esprime il divino, l'assoluto.

giovedì 10 novembre 2011

Schelling: il rapporto natura - spirito

L'assoluto e la filosofia della natura
Fichte ha detto che il principio è l'Io attraverso la sua attività etica. Per Schelling il principio sono soggettività e oggettività unite (simile alle idee di Spinoza); l'assoluto è spirito con natura: unità / attività / identità indifferenziata di natura e spirito (Hegel invece parlerà di unità differenziata). Sono come un polo positivo e negativo che si elidono a vicenda. L'assoluto si esprime nella natura tanto quanto si esprime nello spirito; la natura è spirito invisibile / pietrificato / dormiente; lo spirito deve tornare alla natura. L'attività teoretica non è in grado di cogliere l'assoluto. L'arte quindi diventa la strada per trovare l'assoluto in quanto unione equilibrata di materia e spirito. La prima vera fase è la filosofia della natura: anche la natura si sviluppa attraverso quella dialettica attribuita all'Io da Fichte; la natura si risolve nello spirito. Già nella natura minerale c'è dello spirito (forze magnetiche) in forma diversa ma non per questo inferiore. L'obiettivo è ricavare lo spirito dalla natura; la natura ha al suo interno lo spirito. Schelling non spiega la natura in modo meccanico o finalista tradizionale (teoria creazionista) ma la spiega in modo organicistico e finalista immanente (nessun intervento esterno). L'universo non è una miracolosa collisione di atomi; la natura è un organismo che organizza se stesso. Lo spirito all'interno è inconscio: anima del mondo. L'Io si dualizza, la natura si polarizza: attrazione e repulsione. La natura agisce attraverso forze opposte. Le 3 manifestazioni sono magnetismo, elettricità e chimismo; il magnetismo esprime la coesione grazie alla quale le varie parti dell'universo gravitano le urne verso le altre; l'elettricità esprime quella polarità dialettica che fa del mondo la sede di un'opposizione di forze di segno contrario; il chimismo esprime quella incessante metamorfosi dei corpi che fa dell'universo una grande fucina in cui si fabbricano per sintesi le più svariate realtà. Nel mondo organico queste tre manifestazioni hanno i loro paralleli: sensibilità, irritabilità, riproduzione. La natura ha una storia/sviluppo in quanto ha spirito; Schelling si impegna a ricostruirla. Ci sono 3 potenze attraverso le quali la natura si è espressa: mondo inorganico, luce, mondo organico (nella quale abbiamo il preannuncio aurorale dell'autocoscienza). C'è un progressivo smaterializzarsi della natura; si va verso una spiritualizzazione. La natura è un'odissea dello spirito, è la preistoria dello spirito. Lo spirito una volta emerso dovrà tornare alla natura (errore dei moderni di basarsi solo sulla teoretica).

Schelling: Introduzione al pensiero

Schelling
Esponente della corrente dell'idealismo etico; autore caratterizzato da una produzione molto estesa, per diversi anni è rettore di università. Ha stretti legami con vari poeti romantici quali Holderlin, Novalis, i fratelli Schlegel (avrà una relazione con la moglie di uno dei due). È stato oscurato dall'astro di Hegel che però muore prima e Schelling così ha altro spazio. La sua seconda fase post idealista è molto studiata in età contemporanea (studio sull'inconscio) soprattutto per la teosofia (il male coesiste con il bene in Dio) e la filosofia della mitologia. Ha avuto successo nel romanticismo artistico (si avvicina alle idee di Schlegel). Sembra aver anticipato le teorie dell'evoluzione: la natura è un'odissea dello spirito che porta a gradi ad una evoluzione dello spirito. Cerca di inserire le nuove teorie sull'elettromagnetismo nella sua dialettica (la natura con le nuove conoscenze scientifiche diventa polare con contrapposizioni). La sua teoria teosofica influisce molto sulla visione di Steiner: legame uomo-natura che viene da tradizione goethiana.

Fasi del pensiero di Schelling
  1. L'iniziale momento "fichtiano" (1795-1796).
  2. La fase della "filosofia della natura" (1797-1799).
  3. Il periodo dell'idealismo trascendentale (1800).
  4. Lo stadio della "filosofia dell'identità" (1801-1805).
  5. Il periodo "teosofico" e della "filosofia della libertà" (1804-1811).
  6. La fase della "filosofia positiva" e della "filosofia della religione" (1815-1854).

lunedì 31 ottobre 2011

Il pensiero di Fichte: il significato di conoscere

L'attività morale consiste nel liberarsi dagli ostacoli; gli urti con gli ostacoli permettono di rimanere in movimento, anzi servono da trampolino. Immaginazione produttiva inconscia: attività attraverso la quale l'Io produce i prodotti; la conoscenza è l'attività che gli permette di rendersi conto che il non-io è un prodotto dell'Io. All'inizio infatti l'attività di produzione è inconscia, conoscere vuol dire riconoscere che tutto è prodotto dall'Io. Il cammino dello spirito è un cammino di tesi e antitesi: la sintesi ogni volta è più matura.
Il realismo è dogmatico, l'idealismo è la filosofia della libertà. Per realismo si intende che le cose esistono veramente fuori di noi (limiti invalicabili), l'idealismo afferma che sono nostre creazioni e quindi limiti valicabili. Se un umano non agisce diventa sempre più simile ad un non-io: lo Stato deve impegnarsi a non far infiacchire l'uomo. Fichte ritiene che il suo sistema sia real-idealista poiché all'inizio prevale il non-io nella conoscenza poi si arriva all'idealismo con la coscienza della produttività agente dell'Io. L'uomo comune pensa che le cose esistano così come sono; la riflessione porta a scoprire un Io creante le cose: i non-io. L'attività teoretica è l'azione del non-io sull'Io, quella morale è l'attività dell'Io sul non-io. L'ostacolo è funzionale all'attività stessa dell'Io; l'attività morale è centrata nello Streben. Noi siamo ciò che facciamo.

giovedì 27 ottobre 2011

La filosofia di Fichte: l'autocoscienza e l'io

Fichte scrive la "Dottrina della scienza" nel 1794.
Tre tipi di idealismo: soggettivo di Fichte, oggettivo di Schelling, assoluto di Hegel che sintetizza i due precedenti.
Soggettività: insieme degli io empirici; ogni uomo fa maturare l'Io assoluto che quindi coincide con la storia/cultura dell'umanità. Perché ci sia un oggetto deve esserci un essere pensante che lo pensa ma, originaria è l'autocoscienza della coscienza d'essere. L'autocoscienza è il fondamento della coscienza: il suo orizzonte è la coscienza di sé; la coscienza ha come primo oggetto se stessa. Dall'autocoscienza si deduce la vita pratica e teoretica. Il principio d'identità è posto da un essere pensante che a sua volta deve aver posto l'esistenza del suo Io; il presupposto è che prima l'Io debba affermare la sua esistenza. Io è autoctosi (Tathandlung); Tat = agente, Handlung = prodotto dell'azione stessa. I greci partivano dall'essere per arrivare all'agire, i moderni partono dall'azione per arrivare all'essere.

Principi della scienza metafisica
1) L'Io propone se stesso (tesi)
2) L'Io pone il non-Io (antitesi)
3) L'Io oppone, nell'Io, ad un io divisibile un non-io divisibile (sintesi).
Questi tre momenti sono contemporanei. Io è ponente solo se pone il non-Io (non ponente, posto), sono da sempre entrambi, sono ugualmente principi. Io e non-Io si limitano a vicenda da sempre dando io divisibili e non-io divisibili; sono sullo stesso piano assoluto sia l'Io che il non-Io. Gli io divisibili sono gli umani in quanto spirito; i non-io divisibili sono gli elementi della natura. La natura ovvero il non-Io è funzionale alla vita dell'Io, è l'ostacolo passivo che in qualche modo limita l'attività dell'Io che cerca di superarla. L'Io produce gli ostacoli che poi cerca di togliere, l'ostacolo fa crescere l'Io in libertà, in un processo infinito. L'Io è lo spirito dell'umanità. Gli io finiti hanno come meta la libertà, è una missione; la libertà è però un ideale perché l'uomo avrà sempre limiti. L'uomo tende ad umanizzare il mondo; il lavoro è un tentativo di umanizzazione.

lunedì 24 ottobre 2011

Introduzione a Fichte: le opere e le idee

Johann Gottlieb Fichte
Secondo Fichte, Lutero è padre della nazione tedesca. Formula per la prima volta una totalità etica, uno Stato etico; questa idea verrà portata avanti in seguito da Hegel. La sua è una filosofia dell'azione come in Kant.
La politica in Fichte

Fichte prima di parlare di stato etico era influenzato dagli avvenimenti rivoluzionari in Francia e si avvicinava alle visioni contrattualistiche con un'accentuata riflessione sulla libertà delle persone.
"Discorsi sulla nazione tedesca" (1807-1808). Scritti dopo l'invasione napoleonica; il filosofo Luigi Pareyson dice che sono "un'opera singolare, magnifica, con un impeto dell'espressione; uno dei documenti più importanti della cultura tedesca". Tema fondamentale è l'educazione: nuova azione pedagogica per tutti: trasformare la natura psichica delle persone. Il discorso cambia: solo il popolo tedesco è adatto a questa missione educativa: il motivo è la lingua che è l'unica in Europa ad essere pura; è lingua del popolo non come in Francia e in Italia dove è parlata dall'elite (frattura tra popolo e lingua). I tedeschi sono l'incarnazione del "Urvolk" (primo popolo, popolo primitivo), non hanno preso impurezze da altri, sono puri, sono il popolo per eccellenza; "Deutsch" vuol dire popolare, del popolo (anticamente). I tedeschi sono gli unici ad avere una patria nel senso più alto che si identifica con la realtà profonda della nazione. Fichte auspica una nuova generazione tedesca rinnovata secondo la pedagogia di Pestalozzi. In quanto sede dei protestanti, di Leibniz e Kant, epicentro del romanticismo solo la Germania è la nazione eletta a realizzare l'umanità fra gli uomini: l'intellettuale deve essere il "sale della terra", la forza trainante. Scrive anche la "Missione del dotto" e la "Missione dell'uomo". Se la Germania cade cadono tutti nel mondo. Il primato è culturale - spirituale, non politico o militare; il popolo tedesco deve essere funzionale all'umanità intera; il fine è la libertà e l'uso della ragione. Divenne il testo base per lo sciovinismo tedesco che interpreta un primato di potenza invece che culturale.
Il diritto ricondotto alla moralità; il diritto è precondizione della moralità. Se la moralità fosse universalmente rispettata non servirebbe il diritto. L'individuo deve risolversi nel collettivo nazionale.
"Dottrina della scienza"; opera di Fichte molto importante. In questo caso la scienza è eguagliata alla metafisica ovvero fare scienza vuol dire trovare il principio primo di tutto: è una forma di monismo. Per la scienza il principio primo è la legge di identità, Fichte invece dice che l'io pone il principio originario: io opponente (sostanza in senso di attività). Ciò che è posto è il risultato; l'io è ponente solo se c'è un prodotto, un posto.