Niccolò Machiavelli - Discorsi sulla prima Deca di Tito Livio, Religione e Politica
Le leggi sulla religione sono giustificate dalla volontà di Dio poichè il re non poteva spiegarne il vero motivo; a quel tempo però la società era più religiosa e quindi era più facile ingannarla. Ai tempi di Machiavelli per creare una repubblica si sarebbe dovuto andare tra i montanari poichè più rozzi e quindi con più possibilità di miglioramento. La religione quindi è un mezzo per gestire uno stato. I sudditi devono aver timore di una divinità che religiosamente è gestita dallo stato. Il principe inoltre deve pensare anche al futuro dello stato perchè sopravviva alla sua morte. A Firenze molti credevano a Savonarola nonostante non avessero prove e così i cittadini si credevano intelligenti. Per Machiavelli la Chiesa romana non è la fortuna dell'Italia: a causa della corruzione gli italiani hanno perso la religione e sono diventati malvagi; inoltre la Chiesa ha uno stato temporale che è troppo debole per unificare l'Italia ma abbastanza forte da impedire ad altri di unificarla. Se l'Italia è debole è per colpa della Chiesa romana. Se si mandasse la Chiesa in Svizzera (che in quel tempo era molto ligia e religiosa), questa si sfracellerebbe. La religione è una cosa troppo seria per la Chiesa (sembra affermare Machiavelli).
Social network
Segui gli aggiornamenti sulla pagina ufficiale di Facebook
Visualizzazione post con etichetta Italiano-rinascimento. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Italiano-rinascimento. Mostra tutti i post
mercoledì 31 agosto 2011
martedì 30 agosto 2011
Introduzione ai "Discorsi sulla prima Deca di Tito Livio" di Machiavelli
Niccolò Machiavelli - Discorsi sulla prima Deca di Tito Livio
Machiavelli commenta questi primi dieci libri con suoi pensieri e analogie con il presente (passaggio monarchia-repubblica). Un esempio è il riferimento a Numa Pompilio (secondo re di Roma) che ordinò la religione romana: perchè un sovrano si interessa alla religiosità? e in questo modo parla dell'influenza del papa nella società contemporanea a lui.
Machiavelli commenta questi primi dieci libri con suoi pensieri e analogie con il presente (passaggio monarchia-repubblica). Un esempio è il riferimento a Numa Pompilio (secondo re di Roma) che ordinò la religione romana: perchè un sovrano si interessa alla religiosità? e in questo modo parla dell'influenza del papa nella società contemporanea a lui.
Machiavelli: i caratteri della fortuna
Niccolò Machiavelli - Virtù e fortuna
La fortuna può sempre cambiare i piani degli uomini; i cristiani sopportano ciò sperando in un bene superiore dopo la morte. A questo punto sorgono alcune domande: il male deriva quindi dal caso? In tutto questo che parte ha la nostra razionalità? Molti sanno che esiste questo ruolo della fortuna e quindi c'è la credenza che non sia gestibile. Esiste però il libero arbitrio: secondo l'autore metà delle azioni le governa la fortuna, l'altra metà le condizioniamo noi. La fortuna viene paragonata ad una piena di un fiume: non si può controllare nel momento dell'onda principale ma si può gestire con opere artificiali precedenti (argini, canali...).
I grandi paesi europei hanno fatto opere di unificazione che prevengono problemi come le guerre civili mentre in Italia si è pensato soprattutto alle arti e i risultati politici sono evidenti. Il principe non può basarsi solo sul favore della fortuna poichè appena esso muta, il principe cade. Gli scopi dei principi sono solo gloria e ricchezza. Il comportamento di un principe può essere più o meno adeguato alla realtà effettuale del contesto; di solito se si vede che in una situazione un certo comportamento è produttivo lo si mantiene. Un prudente pensando troppo perde l'attimo mentre un coraggioso o impulsivo riesce a cogliere l'attimo. Uno coraggioso era papa Giulio II che fu fortunato a trovare la situazione adeguata per il suo carattere; l'importante è far diventare prudenti gli altri facendo cose inaspettate (agendo anche impulsivamente). Bisogna essere pronti ad adattarsi ai cambiamenti di situazione quindi non bisogna essere troppo intransigenti in certi valori. La fortuna è donna e come tale è amica dei giovani poichè sono impulsivi; è vero anche che se necessario va picchiata (gestita, manovrata).
La fortuna può sempre cambiare i piani degli uomini; i cristiani sopportano ciò sperando in un bene superiore dopo la morte. A questo punto sorgono alcune domande: il male deriva quindi dal caso? In tutto questo che parte ha la nostra razionalità? Molti sanno che esiste questo ruolo della fortuna e quindi c'è la credenza che non sia gestibile. Esiste però il libero arbitrio: secondo l'autore metà delle azioni le governa la fortuna, l'altra metà le condizioniamo noi. La fortuna viene paragonata ad una piena di un fiume: non si può controllare nel momento dell'onda principale ma si può gestire con opere artificiali precedenti (argini, canali...).
I grandi paesi europei hanno fatto opere di unificazione che prevengono problemi come le guerre civili mentre in Italia si è pensato soprattutto alle arti e i risultati politici sono evidenti. Il principe non può basarsi solo sul favore della fortuna poichè appena esso muta, il principe cade. Gli scopi dei principi sono solo gloria e ricchezza. Il comportamento di un principe può essere più o meno adeguato alla realtà effettuale del contesto; di solito se si vede che in una situazione un certo comportamento è produttivo lo si mantiene. Un prudente pensando troppo perde l'attimo mentre un coraggioso o impulsivo riesce a cogliere l'attimo. Uno coraggioso era papa Giulio II che fu fortunato a trovare la situazione adeguata per il suo carattere; l'importante è far diventare prudenti gli altri facendo cose inaspettate (agendo anche impulsivamente). Bisogna essere pronti ad adattarsi ai cambiamenti di situazione quindi non bisogna essere troppo intransigenti in certi valori. La fortuna è donna e come tale è amica dei giovani poichè sono impulsivi; è vero anche che se necessario va picchiata (gestita, manovrata).
lunedì 29 agosto 2011
Interpretare le affermazioni di Machiavelli
Riflessioni sull'autore
Machiavelli non afferma che il fine giustifica i mezzi; anzi questo è il concetto della Chiesa (che uccide gli eretici per una giusta causa). Egli non afferma che mantenere il potere sia un valore morale ma, solo un fatto di "intelligenza". Per Machiavelli, se qualcuno vuole essere un buon principe (che mantiene il potere) sa che una volta morto andrà nell'inferno per le azioni malvagie che ha dovuto commettere.
Machiavelli non afferma che il fine giustifica i mezzi; anzi questo è il concetto della Chiesa (che uccide gli eretici per una giusta causa). Egli non afferma che mantenere il potere sia un valore morale ma, solo un fatto di "intelligenza". Per Machiavelli, se qualcuno vuole essere un buon principe (che mantiene il potere) sa che una volta morto andrà nell'inferno per le azioni malvagie che ha dovuto commettere.
Il comportamento dei principi secondo Machiavelli
Niccolò Machiavelli - La lealtà dei principi
La lealtà è il rispetto della parola data. I principi devono in teoria rispettare la parola data però molti che se ne sono volontariamente dimenticati e che hanno aggirato con astuzia gli ostacoli governano bene e mantengono saldo il potere, mentre altri leali cadono. Molti scrittori dicono che gli antichi principi Achei venivano educati dal centauro Chirone, mezza bestia e mezzo uomo poichè un principe deve saper usare sia la bestialità che l'umanità: viene analizzata la bestialità. Bisogna prendere esempio dalla volpe e dal leone (debole ma furba, forte ma poco furbo) per aver sia forza che astuzia. Se nel momento in cui si è data la parola c'erano circostanze favorevoli a mantenerla, ma queste circostanze cambiano bisogna essere astuti e quindi non essere leali. Dopo averla infranta bisogna trovare delle buone motivazioni propagandistiche. Se un principe vuole ingannare qualcuno, troverà sempre qualcuno che si faccia ingannare (Goebels disse: "una menzogna è una menzogna; se la dico un milione di volte è la verità"). Il papa Alessandro VI usò l'abilità di non essere leale molto a suo vantaggio. Un principe basta che sembri che possieda le virtù non che le possieda realmente; anzi le virtù positive molte volte possono rivoltarsi contro: è meglio fingere di averle e usarle a proprio piacimento. Se si può stare nel bene è meglio farlo ma, se serve entrare nel male bisogna farlo. Il principe deve essere soprattutto religioso quindi amico della Chiesa (altro sistema di potere). Gli uomini vedono ciò che appare e quindi si possono far intendere positive azioni in realtà negative. La maggioranza delle persone si fa ingannare dalla propaganda. Il re di Spagna è un esempio di contraddizione estrema tra i fatti concreti e ciò che predica con la sua propaganda.
La lealtà è il rispetto della parola data. I principi devono in teoria rispettare la parola data però molti che se ne sono volontariamente dimenticati e che hanno aggirato con astuzia gli ostacoli governano bene e mantengono saldo il potere, mentre altri leali cadono. Molti scrittori dicono che gli antichi principi Achei venivano educati dal centauro Chirone, mezza bestia e mezzo uomo poichè un principe deve saper usare sia la bestialità che l'umanità: viene analizzata la bestialità. Bisogna prendere esempio dalla volpe e dal leone (debole ma furba, forte ma poco furbo) per aver sia forza che astuzia. Se nel momento in cui si è data la parola c'erano circostanze favorevoli a mantenerla, ma queste circostanze cambiano bisogna essere astuti e quindi non essere leali. Dopo averla infranta bisogna trovare delle buone motivazioni propagandistiche. Se un principe vuole ingannare qualcuno, troverà sempre qualcuno che si faccia ingannare (Goebels disse: "una menzogna è una menzogna; se la dico un milione di volte è la verità"). Il papa Alessandro VI usò l'abilità di non essere leale molto a suo vantaggio. Un principe basta che sembri che possieda le virtù non che le possieda realmente; anzi le virtù positive molte volte possono rivoltarsi contro: è meglio fingere di averle e usarle a proprio piacimento. Se si può stare nel bene è meglio farlo ma, se serve entrare nel male bisogna farlo. Il principe deve essere soprattutto religioso quindi amico della Chiesa (altro sistema di potere). Gli uomini vedono ciò che appare e quindi si possono far intendere positive azioni in realtà negative. La maggioranza delle persone si fa ingannare dalla propaganda. Il re di Spagna è un esempio di contraddizione estrema tra i fatti concreti e ciò che predica con la sua propaganda.
domenica 28 agosto 2011
Temere il principe, il potere per Machiavelli
Niccolò Machiavelli - Essere amati o temuti
Sulla crudeltà e sulla pietà, e se è meglio essere amato o temuto.
Il principe in teoria dovrebbe essere pietoso ma non deve usare male la pietà. Prende come esempio Cesare Borgia che con la crudeltà teneva in piedi uno stato nuovo, mentre i fiorentini avevano difficoltà. Il principe non deve preoccuparsi dell'infamia; se ci sono dei disordini si prendono dei responsabili e si fanno finire le confusioni salvaguardando la sicurezza dei più. Però prima di amazzare i responsabili bisogna essere sicuri di ciò che si stà facendo e che le conseguenze non siano peggiori della situazione iniziale. Sarebbe bene essere sia amati che temumti ma in mancanza di una è meglio essere temuti. Quando il principe può concedere cose tutti lo amano; quando ha bisogno di qualcosa per se, i sudditi spariscono. Se il potere si salda sul timore invece i sudditi avranno paura a disobbedire; quindi è meglio essere temuti per mantenere il potere. Timore non vuol dire odio ma se il principe comincia a prendere i soldi i sudditi lo odieranno (si dimentica prima la morte del padre che il fatto che qualcuno ci ha preso dei soldi). In guerra il principe deve essere al massimo crudele (come lo era Annibale con il suo esercito) perchè altrimenti non si riuscirebbero ad evitare eventuali rivolte.
Sulla crudeltà e sulla pietà, e se è meglio essere amato o temuto.
Il principe in teoria dovrebbe essere pietoso ma non deve usare male la pietà. Prende come esempio Cesare Borgia che con la crudeltà teneva in piedi uno stato nuovo, mentre i fiorentini avevano difficoltà. Il principe non deve preoccuparsi dell'infamia; se ci sono dei disordini si prendono dei responsabili e si fanno finire le confusioni salvaguardando la sicurezza dei più. Però prima di amazzare i responsabili bisogna essere sicuri di ciò che si stà facendo e che le conseguenze non siano peggiori della situazione iniziale. Sarebbe bene essere sia amati che temumti ma in mancanza di una è meglio essere temuti. Quando il principe può concedere cose tutti lo amano; quando ha bisogno di qualcosa per se, i sudditi spariscono. Se il potere si salda sul timore invece i sudditi avranno paura a disobbedire; quindi è meglio essere temuti per mantenere il potere. Timore non vuol dire odio ma se il principe comincia a prendere i soldi i sudditi lo odieranno (si dimentica prima la morte del padre che il fatto che qualcuno ci ha preso dei soldi). In guerra il principe deve essere al massimo crudele (come lo era Annibale con il suo esercito) perchè altrimenti non si riuscirebbero ad evitare eventuali rivolte.
La verità effettuale secondo Machiavelli
Niccolò Machiavelli - La <<verità effettuale>>
Di quelle cose per le quali gli uomini e per di più i principi sono lodati o venerati.
Premette da subito che lui dirà il contrario di ciò che era stato detto fin ad allora; nel medioevo infatti si pensava all'ideale migliore di principe. Machiavelli dice da subito che bisogna pensare a come stanno le cose nella realtà e non nella fantasia; lo scopo principale di un principe è mantenere il potere: se si è circondati da malvagi bisogna tenerne conto e comportarsi di conseguenza. Il principe deve esserecapace di essere buono oppure cattivo a seconda del contesto per mantenere il potere. E' un ragionamento amorale: la morale è un aspetto secondario; non è però immorale. Non si può pretendere che un principe abbia tutte le virtù. Per le qualità negative deve considerare: se può evitarle le eviti altrimenti se le tenga (sempre che non ostacolino il potere); se una qualità negativa è utile al potere deve esercitarla.
Di quelle cose per le quali gli uomini e per di più i principi sono lodati o venerati.
Premette da subito che lui dirà il contrario di ciò che era stato detto fin ad allora; nel medioevo infatti si pensava all'ideale migliore di principe. Machiavelli dice da subito che bisogna pensare a come stanno le cose nella realtà e non nella fantasia; lo scopo principale di un principe è mantenere il potere: se si è circondati da malvagi bisogna tenerne conto e comportarsi di conseguenza. Il principe deve esserecapace di essere buono oppure cattivo a seconda del contesto per mantenere il potere. E' un ragionamento amorale: la morale è un aspetto secondario; non è però immorale. Non si può pretendere che un principe abbia tutte le virtù. Per le qualità negative deve considerare: se può evitarle le eviti altrimenti se le tenga (sempre che non ostacolino il potere); se una qualità negativa è utile al potere deve esercitarla.
sabato 27 agosto 2011
Introduzione al Principe di Machiavelli
Niccolò Machiavelli - Il progetto del Principe
Il primo capitolo del libro è lungo 7 righe; segue uno schema logico conciso e lineare. Gli stati sono o Repubbliche o Principati; questi ultimi sono ereditari (ereditati dal padre, parte che non interessa a Machiavelli) o nuovi (un signore prende possesso di una città); i nuovo possono essere o "del tutto nuovi" (Francesco Sforza che prima non era principe) o "membri aggiunti" (il re di Spagna è già principe quando conquista Napoli). Tra i nuovi ci sono altre categorie: quelli con un popolo abituato ad un principe (governo più facile) o abituato ad essere libero; quelli conquistati con armi proprie o quelli con armi altrui; quelli conquistati per fortuna o per virtù.
Il primo capitolo del libro è lungo 7 righe; segue uno schema logico conciso e lineare. Gli stati sono o Repubbliche o Principati; questi ultimi sono ereditari (ereditati dal padre, parte che non interessa a Machiavelli) o nuovi (un signore prende possesso di una città); i nuovo possono essere o "del tutto nuovi" (Francesco Sforza che prima non era principe) o "membri aggiunti" (il re di Spagna è già principe quando conquista Napoli). Tra i nuovi ci sono altre categorie: quelli con un popolo abituato ad un principe (governo più facile) o abituato ad essere libero; quelli conquistati con armi proprie o quelli con armi altrui; quelli conquistati per fortuna o per virtù.
L'esilio di Machiavelli
Niccolò Machiavelli - L'umiltà del fango del confino
Siamo nel 1513, Machiavelli ha finito il tempo del confino (al di fuori Firenze) ma decide di rimanere lo stesso in una sua casetta di campagna. Scrive una lettera ad un suo amico a Roma presso il Papa in cui racconta della sua situazione e che ha finito di scrivere "Il Principe". Nonostante non sia un'opera letteraria si sente la qualità della scrittura. Visto che le lettere erano facilmente smarribili dai corrieri le prime righe servivano di solito per fare il punto della situazione delle lettere ricevute ed inviate.
Machiavelli tira nel discorso la "Fortuna", ovvero quelle cose che non si possono controllare ma che ti possono cambiare la vita, per spiegare la sua situazione. Si parla dei piccoli episodi delle giornate che gli mantengono il cervello sveglio; nella sua giornata c'è anche spazio per le letture di Dante e Petrarca: c'è un contrasto evidente tra le azioni di intelletto e quelle all'osteria. Alla sera c'è il momento per lui centrale in cui dialoga nel suo studio con gli antichi autori dopo aver smesso i vestiti sporchi del giorno e ne indossa altri degni di una corte reale.
Questa lettera è importante poichè sottolinea lo stretto rapporto che per l'autore la realtà concreta ha con la cultura classica; realtà effettuale: non bisogna analizzare l'ideale di un concetto ma ciò che è nella concretezza. Cita Dante per dire che "non si è letto un libro se non lo si è capito", questo per introdurre il "De Principatibus" e subito dopo il titolo trascrive quasi fedelmente le prime righe del libro. Non può andare a trovare il suo amico a Roma perchè una volta lì dovrebbe incontrare nemici della famiglia Medici che se venisse a sapere dell'incontro, una volta che Machiavelli fosse tornato a Firenze, lo imprigionerebbe. Quindi chide al suo amico se quella famiglia nemica dei Medici sia a Roma che in caso potrebbe andare a trovarlo. Machiavelli continua dicendo che i Medici dovrebbero servirsi della sua esperienza sul campo cominciando anche dai lavori più umili ("voltolare un sasso": prendere un sasso asciutto, gettarlo nel fiume e tirarlo fuori bagnato).
Siamo nel 1513, Machiavelli ha finito il tempo del confino (al di fuori Firenze) ma decide di rimanere lo stesso in una sua casetta di campagna. Scrive una lettera ad un suo amico a Roma presso il Papa in cui racconta della sua situazione e che ha finito di scrivere "Il Principe". Nonostante non sia un'opera letteraria si sente la qualità della scrittura. Visto che le lettere erano facilmente smarribili dai corrieri le prime righe servivano di solito per fare il punto della situazione delle lettere ricevute ed inviate.
Machiavelli tira nel discorso la "Fortuna", ovvero quelle cose che non si possono controllare ma che ti possono cambiare la vita, per spiegare la sua situazione. Si parla dei piccoli episodi delle giornate che gli mantengono il cervello sveglio; nella sua giornata c'è anche spazio per le letture di Dante e Petrarca: c'è un contrasto evidente tra le azioni di intelletto e quelle all'osteria. Alla sera c'è il momento per lui centrale in cui dialoga nel suo studio con gli antichi autori dopo aver smesso i vestiti sporchi del giorno e ne indossa altri degni di una corte reale.
Questa lettera è importante poichè sottolinea lo stretto rapporto che per l'autore la realtà concreta ha con la cultura classica; realtà effettuale: non bisogna analizzare l'ideale di un concetto ma ciò che è nella concretezza. Cita Dante per dire che "non si è letto un libro se non lo si è capito", questo per introdurre il "De Principatibus" e subito dopo il titolo trascrive quasi fedelmente le prime righe del libro. Non può andare a trovare il suo amico a Roma perchè una volta lì dovrebbe incontrare nemici della famiglia Medici che se venisse a sapere dell'incontro, una volta che Machiavelli fosse tornato a Firenze, lo imprigionerebbe. Quindi chide al suo amico se quella famiglia nemica dei Medici sia a Roma che in caso potrebbe andare a trovarlo. Machiavelli continua dicendo che i Medici dovrebbero servirsi della sua esperienza sul campo cominciando anche dai lavori più umili ("voltolare un sasso": prendere un sasso asciutto, gettarlo nel fiume e tirarlo fuori bagnato).
venerdì 26 agosto 2011
Introduzione al personaggio di Machiavelli
Niccolò Machiavelli
Si occupa di politica, arti militari, questioni storiche.
Nasce nel 1469 da padre notaio, ma di lui non sappiamo molto. Nelle "cronache" lo ritroviamo nel 1498 dopo la morte di Lorenzo de' Medici (1492) coautore della stabilità in Italia. Nel 1494 arriva Carlo VIII e iniziano le guerre in Italia e la casata de' Medici Fiorentini perde il suo potere. Si formano 2 fazioni: quella dei nobili e quella dei piagnoni (sostenitori di Girolamo Savonarola, frate che costituisce un suo regime quasi teocratico). Machiavelli in questo clima diventa segretario della Cancelleria della Repubblica; Savonarola viene giustiziato.
Ci sono rimaste soprattutto le opere di carattere diplomatico. Nel 1512 i Medici tornano al potere con l'aiuto dell'impero e la repubblica a Firenze cade e Machiavelli in quanto ex-funzionario cade in disgrazia e viene messo ai margini e viene accusato di aver fatto parte di una congiura contro i Medici: lui non ne sapeva niente poichè il suo nome lo aveva fatto un congiurato che avrebbe voluto rivolgersi a lui (in futuro). Nel dubbio le autorità lo prendono, incarcerano e torturano e alla fine lo esiliano. In questo periodo difficile però Machiavelli con la carriera politica distrutta scrive le sue due opere più importanti: i "Discorsi sulla prima deca di Tito Livio" in cui analizza i primi 10 libri della storia di Roma (Fondazione, Monarchia, inizi della repubblica) mettendoli in parallelo con gli avvenimenti a lui contemporanei (per Machiavelli i classici antichi sono la chiave per capire il presente); l'altra opera è un libricino di un centinaio di pagine che si intitola "Il Principe" che è una riflessione sull'idea del principe ma soprattutto del potere. Uno degli scopi del "Principe" è quello di ritornare nelle grazie dei Medici (lo dedica a Giuliano de' Medici) e infatti anche grazie a questo ritorna lentamente nei circoli del potere; in questo periodo scrive anche un trattato sull'arte della guerra. In questi anni diventa papa Giovanni de' Medici (Leone X) che dovrà affrontare la riforma protestante.
Finalmente Machiavelli ritorna tra i potenti nel 1525 ma due anni più tardi la famiglia Medici cadrà un'altra volta e tornerà la Repubblica. Machiavelli viene preso ed esiliato poichè collaboratore dei Medici ma quest'ultima fase durerà poco poichè muore poco dopo.
E' stato un grande teorico della politica ma nella pratica non è riuscito a fare molto.
Si occupa di politica, arti militari, questioni storiche.
Nasce nel 1469 da padre notaio, ma di lui non sappiamo molto. Nelle "cronache" lo ritroviamo nel 1498 dopo la morte di Lorenzo de' Medici (1492) coautore della stabilità in Italia. Nel 1494 arriva Carlo VIII e iniziano le guerre in Italia e la casata de' Medici Fiorentini perde il suo potere. Si formano 2 fazioni: quella dei nobili e quella dei piagnoni (sostenitori di Girolamo Savonarola, frate che costituisce un suo regime quasi teocratico). Machiavelli in questo clima diventa segretario della Cancelleria della Repubblica; Savonarola viene giustiziato.
Ci sono rimaste soprattutto le opere di carattere diplomatico. Nel 1512 i Medici tornano al potere con l'aiuto dell'impero e la repubblica a Firenze cade e Machiavelli in quanto ex-funzionario cade in disgrazia e viene messo ai margini e viene accusato di aver fatto parte di una congiura contro i Medici: lui non ne sapeva niente poichè il suo nome lo aveva fatto un congiurato che avrebbe voluto rivolgersi a lui (in futuro). Nel dubbio le autorità lo prendono, incarcerano e torturano e alla fine lo esiliano. In questo periodo difficile però Machiavelli con la carriera politica distrutta scrive le sue due opere più importanti: i "Discorsi sulla prima deca di Tito Livio" in cui analizza i primi 10 libri della storia di Roma (Fondazione, Monarchia, inizi della repubblica) mettendoli in parallelo con gli avvenimenti a lui contemporanei (per Machiavelli i classici antichi sono la chiave per capire il presente); l'altra opera è un libricino di un centinaio di pagine che si intitola "Il Principe" che è una riflessione sull'idea del principe ma soprattutto del potere. Uno degli scopi del "Principe" è quello di ritornare nelle grazie dei Medici (lo dedica a Giuliano de' Medici) e infatti anche grazie a questo ritorna lentamente nei circoli del potere; in questo periodo scrive anche un trattato sull'arte della guerra. In questi anni diventa papa Giovanni de' Medici (Leone X) che dovrà affrontare la riforma protestante.
Finalmente Machiavelli ritorna tra i potenti nel 1525 ma due anni più tardi la famiglia Medici cadrà un'altra volta e tornerà la Repubblica. Machiavelli viene preso ed esiliato poichè collaboratore dei Medici ma quest'ultima fase durerà poco poichè muore poco dopo.
E' stato un grande teorico della politica ma nella pratica non è riuscito a fare molto.
Il galateo di ogni giorno: G. della Casa
Giovanni della Casa - Quando ti soffi il naso, non guardare nel moccichino...
Non si devono fare azioni deplorevoli e nemmeno parlarne o farle venire in mente agli altri (doppio senso); non bisogna nemmeno toccarsi certe parti o rivestirsi in pubblico. Non bisogna far notare gli escrementi di animali; non bisogna nemmeno far annusare qualcosa che puzza. Continua così con altri esempi.
Non si devono fare azioni deplorevoli e nemmeno parlarne o farle venire in mente agli altri (doppio senso); non bisogna nemmeno toccarsi certe parti o rivestirsi in pubblico. Non bisogna far notare gli escrementi di animali; non bisogna nemmeno far annusare qualcosa che puzza. Continua così con altri esempi.
giovedì 25 agosto 2011
Il galateo nei costumi: G. della Casa
Giovanni della Casa - La <<dolcezza de' costumi>>, virtù minore ma necessaria
Raramente bisogna usare le nostre virtù; di solito bisogna relazionarsi con persone normali. Dialogo tra saggio e giovane. Siccome parla con un giovane gli insegna come stare piacevolmente con gli altri. E' bene educare tutti ad essere educati così da migliorare veramente il mondo.
Raramente bisogna usare le nostre virtù; di solito bisogna relazionarsi con persone normali. Dialogo tra saggio e giovane. Siccome parla con un giovane gli insegna come stare piacevolmente con gli altri. E' bene educare tutti ad essere educati così da migliorare veramente il mondo.
Comportamenti a corte: B. Castiglione
Baldessar Castiglione - Il principe e il cortigiano
Dialogo tra Ludovico Pio e Federico Fregoso; il cortigiano deve sempre obbedire al principe? se il principe comanda una cosa malvagia, il cortigiano è tenuto a non obbedirgli perchè arrecherebbe danno anche al principe. Però è anche vero che certe azioni che appaiono buono sono malvage e viceversa. Però visto che si entrerebbe in un discorso troppo lungo, il quesito viene lasciato a discrezione dell'interlocutore.
Dialogo tra Ludovico Pio e Federico Fregoso; il cortigiano deve sempre obbedire al principe? se il principe comanda una cosa malvagia, il cortigiano è tenuto a non obbedirgli perchè arrecherebbe danno anche al principe. Però è anche vero che certe azioni che appaiono buono sono malvage e viceversa. Però visto che si entrerebbe in un discorso troppo lungo, il quesito viene lasciato a discrezione dell'interlocutore.
mercoledì 24 agosto 2011
L'affettazione e la sprezzatura: B. Castiglione
Baldessar Castiglione - L'affettazione, nemica della grazia
Un cortigiano deve possedere la grazia (eleganza, raffinatezza); ma questa non deve essere mostrata troppo, non bisogna dare l'impressione di voler mostrare la grazia (il voler mostrarla è l'affettazione). Bisogna far finta di essere spontanei (questa qualità si chiama sprezzatura). L'arte consiste nel nascondere l'arte. Esempio: un veneziano che non sa andare a cavallo è rigido nella cavalcatura e quindi mostra di non essere un cavalcatore.
Un cortigiano deve possedere la grazia (eleganza, raffinatezza); ma questa non deve essere mostrata troppo, non bisogna dare l'impressione di voler mostrare la grazia (il voler mostrarla è l'affettazione). Bisogna far finta di essere spontanei (questa qualità si chiama sprezzatura). L'arte consiste nel nascondere l'arte. Esempio: un veneziano che non sa andare a cavallo è rigido nella cavalcatura e quindi mostra di non essere un cavalcatore.
Introduzione al rinascimento
Rinascimento
Dopo che l'umanesimo ha staccato l'uomo dal rapporto con Dio, si cerca di trovare il modello di uomo ideale.
Esempi di autori: Giovanni della Casa (abate di Nervesa della Battaglia in provincia di Treviso) scrive un'opera sul galateo. Pietro Bembo (cardinale veneziano) scrive "gli asolani": una serie di dialoghi che parlano d'amore; scrive anche un trattato sulla lingua italiana: i poeti imitino Petrarca, gli scrittori prendano come esempio Boccaccio. Niccolò Machiavelli scrive una delle opere più importanti della letteratura italiana: il Principe. Francesco Guicciardini ha descritto il modello dell'italiano medio (egoista, antipatico...). Baldessar Castiglione scrive un libro sul modello di cortigiano.
Questi autori del Rinascimento sono chiamati trattatisti in quanto scrivono trattati su vari argomenti. Molti intellettuali vivono a corte per scrivere ma i signori vorrebbero che facessero qualcosa di pratico per il governo e quindi a volte possono essere destinati a varie regioni dei territori dei loro datori di lavoro.
Dopo che l'umanesimo ha staccato l'uomo dal rapporto con Dio, si cerca di trovare il modello di uomo ideale.
Esempi di autori: Giovanni della Casa (abate di Nervesa della Battaglia in provincia di Treviso) scrive un'opera sul galateo. Pietro Bembo (cardinale veneziano) scrive "gli asolani": una serie di dialoghi che parlano d'amore; scrive anche un trattato sulla lingua italiana: i poeti imitino Petrarca, gli scrittori prendano come esempio Boccaccio. Niccolò Machiavelli scrive una delle opere più importanti della letteratura italiana: il Principe. Francesco Guicciardini ha descritto il modello dell'italiano medio (egoista, antipatico...). Baldessar Castiglione scrive un libro sul modello di cortigiano.
Questi autori del Rinascimento sono chiamati trattatisti in quanto scrivono trattati su vari argomenti. Molti intellettuali vivono a corte per scrivere ma i signori vorrebbero che facessero qualcosa di pratico per il governo e quindi a volte possono essere destinati a varie regioni dei territori dei loro datori di lavoro.
sabato 20 agosto 2011
Introduzione all'Umanesimo e al Rinascimento
Umanesimo e Rinascimento
Umanesimo: dal '400 al '500 in parallelo con il rinascimento. Riscoperta della letteratura classica e dell'uomo come singolo. Materie umanistiche (studia humanitatis) sono gratuite e non hanno un fine pratico e quindi erano considerate superiori. Con l'umanesimo cambia la visione dell'uomo: dalla visione trascendente tra Dio e l'uomo ad una orizzontale con il mondo circostante. Questo cambiamento collega la nuova cultura a quella classica greco-romana non influenzata dal cristianesimo. La differenza con i medievali sta nell'interpretazione dei testi antichi: si inventa la filologia, che cerca di scoprire cosa voleva dire realmente l'autore.
Rinascimento: coscienza di essere in un'epoca diversa e più vicina alle radici della cultura classica, quindi l'epoca intermedia viene chiamata Medioevo. Ricerca del modello ideale della realtà (soprattutto a proposito dei comportamenti delle varie istituzioni e degli uomini nelle varie situazioni).
1453: i Turchi conquistano Costantinopoli. Gli imperatori d'oriente erano gli ultimi veri discendenti dell'impero romano. La loro disfatta sconvolse il mondo dell'epoca. L'impero inoltre tramandava i testi greci classici; in Europa quasi nessuno conosce il greco (è un limite per le traduzioni) ma abbastanza persone conoscono l'arabo. Aristotele lo conosciamo attraverso la traduzione araba. Caduta Costantinopoli i letterati greci scappano in Europa con le loro biblioteche e quindi in occidente si hanno a disposizione traduzioni dirette. Venezia è il vero collegamento con l'oriente: la Biblioteca Marciana è piena di quei manoscritti salvati dai turchi.
Altro aspetto di quel periodo sono i rapporti commerciali con le indie che i turchi impedivano. Nel Medioevo tutti erano convinti che il mondo fosse sferico quindi per aggirare l'ostacolo turco bastava andare ad occidente. La scoperta dell'America non sconvolge da subito ma solo nei decenni successivi. Il Mediterraneo perde la sua centralità e importanza e i paesi costieri atlantici si arrichiscono. L'Italia concentra la sua economia nel mercato del lusso e per circa un secolo resiste. Ma agli inizi del '600 finisce il momento favorevole e con esso il rinascimento.
1454: pace di Lodi stabilisce una tregua ed un equilibrio tra gli stati italiani (il trattato era stato promosso da Cosimo de Medici): Venezia, Milano, Firenze, Stato della Chiesa e Regno di Napoli. Nel 1492 muore Lorenzo il Magnifico e la pace si frantuma. Questo provoca nel 1494 la discesa in Italia di uno stato straniero (per la successione dinastica a Napoli); da quel momento gli stati europei si contenderanno le regioni d'Italia.
Solo a metà del 1800 l'Italia riuscirà ad unirsi in un unico stato.
La dimensione umana nei confronti di Dio è schiacciata e limitata nelle sue caratteristiche.
Umanesimo: dal '400 al '500 in parallelo con il rinascimento. Riscoperta della letteratura classica e dell'uomo come singolo. Materie umanistiche (studia humanitatis) sono gratuite e non hanno un fine pratico e quindi erano considerate superiori. Con l'umanesimo cambia la visione dell'uomo: dalla visione trascendente tra Dio e l'uomo ad una orizzontale con il mondo circostante. Questo cambiamento collega la nuova cultura a quella classica greco-romana non influenzata dal cristianesimo. La differenza con i medievali sta nell'interpretazione dei testi antichi: si inventa la filologia, che cerca di scoprire cosa voleva dire realmente l'autore.
Rinascimento: coscienza di essere in un'epoca diversa e più vicina alle radici della cultura classica, quindi l'epoca intermedia viene chiamata Medioevo. Ricerca del modello ideale della realtà (soprattutto a proposito dei comportamenti delle varie istituzioni e degli uomini nelle varie situazioni).
1453: i Turchi conquistano Costantinopoli. Gli imperatori d'oriente erano gli ultimi veri discendenti dell'impero romano. La loro disfatta sconvolse il mondo dell'epoca. L'impero inoltre tramandava i testi greci classici; in Europa quasi nessuno conosce il greco (è un limite per le traduzioni) ma abbastanza persone conoscono l'arabo. Aristotele lo conosciamo attraverso la traduzione araba. Caduta Costantinopoli i letterati greci scappano in Europa con le loro biblioteche e quindi in occidente si hanno a disposizione traduzioni dirette. Venezia è il vero collegamento con l'oriente: la Biblioteca Marciana è piena di quei manoscritti salvati dai turchi.
Altro aspetto di quel periodo sono i rapporti commerciali con le indie che i turchi impedivano. Nel Medioevo tutti erano convinti che il mondo fosse sferico quindi per aggirare l'ostacolo turco bastava andare ad occidente. La scoperta dell'America non sconvolge da subito ma solo nei decenni successivi. Il Mediterraneo perde la sua centralità e importanza e i paesi costieri atlantici si arrichiscono. L'Italia concentra la sua economia nel mercato del lusso e per circa un secolo resiste. Ma agli inizi del '600 finisce il momento favorevole e con esso il rinascimento.
1454: pace di Lodi stabilisce una tregua ed un equilibrio tra gli stati italiani (il trattato era stato promosso da Cosimo de Medici): Venezia, Milano, Firenze, Stato della Chiesa e Regno di Napoli. Nel 1492 muore Lorenzo il Magnifico e la pace si frantuma. Questo provoca nel 1494 la discesa in Italia di uno stato straniero (per la successione dinastica a Napoli); da quel momento gli stati europei si contenderanno le regioni d'Italia.
Solo a metà del 1800 l'Italia riuscirà ad unirsi in un unico stato.
La dimensione umana nei confronti di Dio è schiacciata e limitata nelle sue caratteristiche.
La società vista da Guicciardini
Politica e religione
28) Lavorando per la Chiesa ha ricevuto molti vantaggi personali ("Particulare": cercare di prendere vantaggi personali; concetto di Guicciardini); anche oggi c'è un concetto simile: familismo amorale, ovvero cercare di favorire la propria famiglia anche con mezzi illegali. Guicciardini sa che il clero è corrotto ma siccome ottiene un vantaggio lavora per la Chiesa.
48) L'autore afferma che le origini di uno stato sono violente; quindi in questo caso è d'accordo con Machiavelli.
92) L'autore dice che Dio non premia i buoni sulla terra ma premia i cattivi; ma non si può sapere la scelta che Dio ha per noi.
28) Lavorando per la Chiesa ha ricevuto molti vantaggi personali ("Particulare": cercare di prendere vantaggi personali; concetto di Guicciardini); anche oggi c'è un concetto simile: familismo amorale, ovvero cercare di favorire la propria famiglia anche con mezzi illegali. Guicciardini sa che il clero è corrotto ma siccome ottiene un vantaggio lavora per la Chiesa.
48) L'autore afferma che le origini di uno stato sono violente; quindi in questo caso è d'accordo con Machiavelli.
92) L'autore dice che Dio non premia i buoni sulla terra ma premia i cattivi; ma non si può sapere la scelta che Dio ha per noi.
venerdì 19 agosto 2011
Guicciardini - gli interventi della fortuna
Nel <<buio delle cose>>
23) Se il presente è un caos, il futuro sarà anche peggio (Machiavelli invece era ottimista) poichè le nostre previsioni possono sempre essere modificate dalla fortuna (basta pensare alle considerazioni che si fanno e si sono fatte sulle nuove tecnologie, es.: "questo non avrà mai successo..."). Cercare di evitare un male futuro molte volte porta a perdere il bene presente.
30) Vengono ripresi i concetti di fortuna e virtù negando ciò che disse Machiavelli poichè viene affermato che la fortuna ha la quasi totalità del controllo.
207) Le previsioni degli astrologi sono vere come quelle di qualsiasi altra persona, anche dette a caso; all'epoca l'astrologia era molto presa sul serio.
125) I filosofi dicono pazzie poichè gli uomini brancolano nel buio; le indagini dei filosofi servono più che altro a tenere svegli i neuroni, non ad altro.
23) Se il presente è un caos, il futuro sarà anche peggio (Machiavelli invece era ottimista) poichè le nostre previsioni possono sempre essere modificate dalla fortuna (basta pensare alle considerazioni che si fanno e si sono fatte sulle nuove tecnologie, es.: "questo non avrà mai successo..."). Cercare di evitare un male futuro molte volte porta a perdere il bene presente.
30) Vengono ripresi i concetti di fortuna e virtù negando ciò che disse Machiavelli poichè viene affermato che la fortuna ha la quasi totalità del controllo.
207) Le previsioni degli astrologi sono vere come quelle di qualsiasi altra persona, anche dette a caso; all'epoca l'astrologia era molto presa sul serio.
125) I filosofi dicono pazzie poichè gli uomini brancolano nel buio; le indagini dei filosofi servono più che altro a tenere svegli i neuroni, non ad altro.
L'analisi di una situazione secondo Guicciardini
Un mondo senza <<regole>>
6) Non possono esistere modelli ideali poichè le cose del mondo sono piene di eccezioni; quindi per scegliere bisogna usare la propria discrezione (espressione già usata da Castiglione).
110) In questo "Ricordo" se la prende con Machiavelli che prendeva sempre d'esempio le tecniche dei romani antichi; infatti nel 1500 non ci sono governi simili a quelli romani quindi bisognerebbe cambiarli ma, sarebbe volere che un asino corra come un cavallo.
155) Tutti diciamo che per giudicare bene bisogna conoscere a fondo la situazione; ma se uno non è molto forte nel giudizio forse è meglio conoscere superficialmente poichè i particolari possono creare confusione.
6) Non possono esistere modelli ideali poichè le cose del mondo sono piene di eccezioni; quindi per scegliere bisogna usare la propria discrezione (espressione già usata da Castiglione).
110) In questo "Ricordo" se la prende con Machiavelli che prendeva sempre d'esempio le tecniche dei romani antichi; infatti nel 1500 non ci sono governi simili a quelli romani quindi bisognerebbe cambiarli ma, sarebbe volere che un asino corra come un cavallo.
155) Tutti diciamo che per giudicare bene bisogna conoscere a fondo la situazione; ma se uno non è molto forte nel giudizio forse è meglio conoscere superficialmente poichè i particolari possono creare confusione.
giovedì 18 agosto 2011
Introduzione a Francesco Guicciardini
Francesco Guicciardini
Autore quasi coetaneo di Machiavelli; appartiene ad una famiglia nobile fiorentina. Collabora molto con lo Stato della Chiesa fino al 1527 (sacco di Roma), poi si ritira a Firenze e si dedica alla scrittura. Scrive la "Storia d'Italia" (dalla discesa di Carlo VIII al sacco di Roma) ma in particolare scrive i "Ricordi" (che non sono memorie ma consigli, pareri che i consiglieri davano ai re quando erano consultati). Per Guicciardini non si può definire un ideale perchè le cose mutano e la fortuna ha una grossa influenza nella vita politica; bisogna essere capaci di fare la scelta giusta nelle varie situazioni. Nel libro "Ricordi" i vari suggerimenti non hanno un filo conduttore tematico. E' un trattatista che nega i trattati.
Autore quasi coetaneo di Machiavelli; appartiene ad una famiglia nobile fiorentina. Collabora molto con lo Stato della Chiesa fino al 1527 (sacco di Roma), poi si ritira a Firenze e si dedica alla scrittura. Scrive la "Storia d'Italia" (dalla discesa di Carlo VIII al sacco di Roma) ma in particolare scrive i "Ricordi" (che non sono memorie ma consigli, pareri che i consiglieri davano ai re quando erano consultati). Per Guicciardini non si può definire un ideale perchè le cose mutano e la fortuna ha una grossa influenza nella vita politica; bisogna essere capaci di fare la scelta giusta nelle varie situazioni. Nel libro "Ricordi" i vari suggerimenti non hanno un filo conduttore tematico. E' un trattatista che nega i trattati.
Iscriviti a:
Post (Atom)