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mercoledì 14 settembre 2011

Introduzione al De Rerum Natura di Lucrezio

De Rerum natura
È un poema didascalico scritto in esametri; il contenuto è una specie di insegnamento al lettore. Il destinatario dell'opera è Gaio Memmio di cui si sa poco o nulla: è un nobile probabile protettore di Lucrezio. Epicuro all'epoca era conosciuto e poco apprezzato a Roma; delle sue opere non c'è rimasto quasi nulla tranne che i riferimenti di altri autori.
L'opera di Lucrezio comprende 6 libri ognuno dei quali supera i 1000 esametri (forse manca una parte finale). Sono divisi in tre copie di libri legate ad argomenti specifici specifici: la prima coppia parla della teoria atomistica. Per Epicuro gli dei potrebbero anche esistere (visto che riusciamo a concepirli) ma sono totalmente estranei alla realtà umana, vivono negli "intermundia" serenamente senza preoccuparsi delle sofferenze umane causate in gran parte dalla religione. Anche l'anima è ammessa ma è sempre fatta di atomi più sottili; quando si è morti non percepiamo la nostra morte poiché non abbiamo l'anima. Gli atomi cadono sempre in verticale, si scontrano per il "clinamen": uno spostamento di traiettoria.
La seconda coppia parla dell'uomo: l'uomo non dovrebbe cercare la felicità con la religione. L'uomo dovrebbe essere atarassico (estraneo alla realtà) per essere saggio (gli dei sono atarassici per definizione); inoltre il saggio dovrebbe provare il più possibile i piaceri materiali. I piaceri per essere tali devono risolvere un bisogno necessario o non necessario. Il piacere più giusto è quello più semplice-elementare.
La terza coppia parla del mondo e della realtà. Ogni coppia è preceduta da un elogio di Epicuro che è contrapposto al finale di ogni argomento di carattere drammatico.
Molti studiosi affermano che il vero finale mancante sarebbe stata la descrizione della vita serena degli dei contrapposta al finale tragico della peste di Atene. Il dubbio rimane visto l'inizio del poema con un elogio a Venere.

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