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martedì 15 febbraio 2011

Tasso - Le Rime

Rime
Le rime sono poesie d'amore in schema di madrigali.
 

O del grand'Appennino
La poesia celebra il fiume metauro (nel ducato di Urbino). Il fiume famoso per la sua storia bagna la quercia (i Della Rovere di Urbino dove Tasso vorrebbe essere accolto). L'autore sta scappando dalla dea bendata (che però con lui ci vede benissimo). Nella seconda strofa incomincia una sua autobiografia (con i suoi rapporti con la sfortuna); vi sono riferimenti mitologici. Continua la sua riflessione sulla sua vita: l'acerbità dei suoi anni (era giovane) è resa matura dall'acerbità dei suoi mali (qui acerbità vuol dire malvagità).

Ecco mormorar l'onde
La poesia è una progressione di significati che porta all'alba e poi vi è una aggiunta che porta l'ambito sull'amoroso. Si trova spesso il nome Laura; le rime baciate contribuiscono alla progressione verso il climax. Con la progressione vi è anche un allargamento di visuale.

Qual rugiada o qual pianto
Il tono è triste: un'immagine da subito paragona la rugiada ad un pianto; è come se la rugiada fosse il pianto delle stelle. Questa poesia è fatta di domande; suggerisce l'ipotesi che sia la luna a piangere, ma si domanda il perché di questo fenomeno. I venti con il loro soffiare sembrano soffrire (gemere, mormorare). Alla fine fa capire che questo dolore è in lui e non all'esterno (la sua donna se n'è andata).

Tacciono i boschi e i fiumi

La negazione è data dal silenzio; tutta la poesia parla del silenzio della natura fino ad arrivare alla luna (climax). Poi continua esortando a rispettare questo silenzio i suoi co-specie (umani) soprattutto nel fermarsi negli atti amorosi.

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