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domenica 18 dicembre 2011

Il Risorgimento: Lo Stato unitario

Le province sono il mezzo dello Stato per la centralizzazione del potere: il prefetto presiedeva la provincia e consigliava i sindaci al re che li nominava. Il prefetto si assicurava che i provvedimenti locali fossero in concordia con le direttive nazionali. La tradizione prefettizia viene dalla tradizione francese della seconda monarchia assoluta napoleonica. C'era un piccolo contrasto tra le nomine dall'alto e i suffragi ristretti per l'elezione dei consigli comunali e della camera dei deputati.
Cavour ha semplicemente sistemato i problemi della sua epoca in Italia; ha messo lo Stato sui binari giusti. Cavour ha viaggiato molto e ha conosciuto gli altri paesi tra i quali Francia, Belgio e Inghilterra rimanendo influenzato dalle idee di Stato in Europa. L'Italia fino ad ora era spettatrice in Europa; ora l'Italia è passata ad una mentalità più progressista e laica dello Stato. Questi valori erano in minoranza nella popolazione ma hanno portato alla formazione di una classe borghese servitrice dello Stato.

lunedì 28 novembre 2011

Risorgimento: la seconda guerra d'indipendenza e l'unità

Napoleone III scende in guerra contro l'Austria vincendo a Magenta, San Martino, Solferino. Perché quindi si interrompe? Non doveva inimicarsi i clericali francesi che facevano riferimento al Papa (un'unificazione italiana avrebbe portato alla sparizione dello Stato della Chiesa) aveva paura di un attacco della Prussia (la Francia si stava allargando troppo); il controllo dell'Italia non andava nella direzione sperata: le insurrezioni in Toscana ed Emilia guidate per lo più dalla "Società Nazionale" stavano facendo allargare troppo l'influenza del Piemonte. La Società Nazionale era un'organizzazione con presidente Manin, con vice Garibaldi che aveva come motto: "Italia e Vittorio Emanuele II"; poteva vantare sostenitori del calibro di Cavour.
Mazzini in questo periodo invece fonda a Ginevra il "Partito d'azione" il primo partito europeo come organo di battaglia dei democratici; sosterrà i 1000 di Garibaldi.
I governi provvisori in Emilia e Toscana chiedono l'annessione al Piemonte che manda dei commissari per valutare la questione; a questo punto Napoleone interrompe tutto e i patti di Plombieres vengono mantenuti in modo diverso: Napoleone III concede l'annessione di Emilia e Toscana in cambio di Nizza e Savoia. Questo successo si ha anche grazie alla collaborazione tra moderati e democratici nelle zone che dovevano annettersi. Il Papa a questo punto scomunica chi ha occupato il suo Stato (parte dell'Emilia annessa faceva parte dello stato della chiesa).
Spedizione di Sapri (ultima esperienza mazziniana, nel Cilento)
Iniziativa del democratico Carlo Pisacane che sosteneva che il socialismo in Italia doveva partire dai contadini senza aspettare la borghesia. I contadini però vedendo sbarcare gli uomini di Pisacane li prendono per briganti e li consegnano alle autorità borboniche facendo finire prematuramente quest'esperienza.
Spedizione dei 1000
La spedizione parte tra il 5 e il 6 maggio del 1860 da Quarto; arrivati in Sicilia occupano la regione aiutati dai contadini; quando però Garibaldi dichiarerà la dittatura dell'isola a Salemi a nome di Vittorio Emanuele II l'appoggio dei contadini comincerà a diminuire. In quest'esperienza Vittorio Emanuele II è d'accordo con Garibaldi mentre Cavour rimane ostico a questa spedizione perchè potrebbe creare problemi internazionali; gli inglesi però la accettano come cuscinetto all'espansione francese. Cavour vista l'arrembante avanzata di Garibaldi fa scendere verso il regno borbonico un esercito per fermare l'avanzata garibaldina prima che arrivi a Roma. Incontro a Teano tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II che con il famoso "obbedisco" cede alla monarchia.
Il 7 marzo del 1861 si riunisce il primo parlamento nazionale a Torino: "Per grazia di Dio e volontà della nazione" Vittorio Emanuele è proclamato re d'Italia. Lo statuto Albertino diventa lo statuto d'Italia: i funzionari sono tutti piemontesi e liguri: in questo periodo vi è anche un forte brigantaggio sostenuto soprattutto dal papato e dai Borbone. Questa emigrazione dei funzionari provoca una piemontizzazione della penisola. Fuori dall'unione italiana rimase solo il Lazio (ciò che era rimasto dello Stato della Chiesa) e il nord-est.

domenica 20 novembre 2011

Il governo d'Azeglio e Cavour in Italia

L'Italia dopo il 1848
Nel regno di Piemonte dopo lo statuto Albertino ci fu un governo d'Azeglio che ha dovuto affrontare il problema dell'indennità di guerra che il Parlamento non voleva pagare. Vittorio Emanuele II allora scioglie il Parlamento e con il proclama di Moncalieri chiede al popolo di eleggere dei moderati per pagare il debito di guerra. D'Azeglio all'ora prova ad ammodernare lo Stato: una prima legge è contro il patrimonio della Chiesa (legge Siccardi): eliminava il diritto d'asilo, il foro ecclesiastico e la mano morta. Il diritto d'asilo era l'extraterritorialità del territorio all'interno delle chiese; il foro ecclesiastico era quel tribunale che giudicava i clericali che commettevano crimini; la mano morta erano quei possedimenti appartenenti ad ecclesiastici che non erano tassati e non erano vendibili (terreni molto spesso tenuti incolti). Nel dibattito su questa legge si distingue Cavour: nel 1850 diventa ministro dell'agricoltura, delle finanze e della marina. Cavour era avviato alla carriera militare ma scelse altre strade: le sue tenute sono fondi agrari (esiste tuttora nel vercellese il fondo Cavour) che rappresentavano per i suoi contemporanei un modello. Conosce molto bene la realtà europea, fa il giornalista e fonda una rivista detta "Il Risorgimento". Pensiero di Cavour: è un liberista moderato, auspicava riforme per un progressivo miglioramento delle società, prospettava trattati commerciali con paesi europei, era a favore dell'abolizione dei dazi sul grano, era diffidente a modificare velocemente il suffragio (anche se era d'accordo in linea di massima); era anti-socialista, sostenitore del parlamentarismo (il suo governo infatti risponderà nella prassi al Parlamento e poco al Re); sulla politica era favorevole a un'esclusione dell'Austria dall'Italia per un regno dell'alta Italia compiuto dallo Stato sardo.
Nel 1852 realizzò il "Connubio": un accordo tra moderati di destra e sinistra (non esistevano i partiti) per togliere gli estremisti di una parte e dell'altra e che appoggiasse il governo. Il re lo stesso anno lo nomina capo dei ministri mentre lui ha già preparato la strada per una stabile maggioranza parlamentare. Il presidente del consiglio diventa protagonista. Il Connubio, morto Cavour, degenera nel trasformismo politico dei giorni vicini a noi; sistema del tipo clientelare. Dopo il 1848 ci fu molta emigrazione politica dagli altri Stati italiani (che avevano perso gli statuti), si parla di 20-30.000 esuli. Il governo Cavour dura circa dal 1852 al 1859 con qualche crisi all'interno. I fatti da ricordare sono: il riordino dell'esercito e della marina (costruzione e potenziamento dell'arsenale di La Spezia), il libero scambio con vantaggi per l'agricoltura, potenziamento delle ferrovie che da 8 km di rete ferroviaria arrivano a 850 km, il traforo del Frejus, il potenziamento dell'industria siderurgica e meccanica con la nascita delle industrie Ansaldo, l'istituzione di una banca per prestiti a basso interesse, la costruzione di canali per migliorare le tecniche agricole, il potenziamento del porto di Genova. Cavour era a favore di imposte dirette sui consumi e non di imposte indirette sui redditi per favorire il capitalismo nascente.
Il ministro Rattazzi (personaggio di centro sinistra che è al governo grazie al Connubbio) vuole sciogliere gli ordini di sola contemplazione e i beni vengono i camerati dallo Stato. Si arriva a una crisi detta Calabiana (dal vescovo Nazari di Calabiana); Cavour si dimette ma il re lo richiama e la legge passa con alcune modifiche. Cavour in seguito modifica il suo pensiero religioso-politico e arriva ad una formulazione: "libera Chiesa in libero Stato"; indipendenza tra Stato (laico) e Chiesa. La Chiesa deve rinunciare al suo potere temporale. Con Cavour il Piemonte arriva tra le grandi potenze europee rimanendo pur sempre con un'azione anti-austriaca.

giovedì 17 novembre 2011

Risorgimento: Gioberti e Cavour, il pensiero

Le idee di Gioberti
Papato e monarchia dovrebbero collaborare, però la chiesa è troppo temporale e di poco principio morale; la Chiesa dovrebbe fornire i principi etici, i monarchi gli eserciti. La Chiesa sostiene monarchie assolutiste e dispotiche; inoltre la Chiesa influisce ancora troppo nell'ambito del potere temporale ad esempio nell'aspetto giuridico. La Chiesa deve rinunciare ai posti dell'amministrazione della cosa pubblica ed occuparsi solo del proprio campo morale poter riprendere credibilità. Anche Gioberti parla di un'indipendenza che precede l'unità nazionale (prima liberarsi dell'influenza straniera). Il cattolicesimo deve tornare ad essere universale ma allo stesso tempo una peculiarità dell'unità nazionale italiana. Bisogna dare importanza alla storia italiana (che sostanzialmente coincide con quella cattolica). Gli italiani molto spesso si sottovalutano dimenticando la storia e le radici culturali molte volte per mancanza di volontà. I responsabili dell'unità sono il papato e il Piemonte. Il Piemonte ha anche il secondo poeta italiano che sarebbe Alfieri (giustificazione culturale della responsabilità piemontese per l'unità d'Italia).


Il pensiero di CavourL'Italia doveva essere aperta a trattati commerciali in Europa; bisognava togliere i dazi sul grano favorendo così il commercio con l'estero e proteggendosi così nei periodi di possibili carestie. Il governo piemontese deve tenersi lontano dal socialismo e dal protezionismo che sono messi sullo stesso piano da Cavour. Il socialismo porta al protezionismo poiché il proletariato da difendere lavora nelle fabbriche interne; c'è un protagonismo dello Stato che interviene profondamente in ambito socio-economico. Sia i conservatori che i socialisti puntano al protezionismo anche se da punti di vista diversi.

Risorgimento: D'Azeglio e Cattaneo, il pensiero

Il pensiero di D'Azeglio
I principi devono applicare nei loro Stati le riforme; miglioramento dei trasporti nazionali, non solo regionali. I principi non vengono destituiti ma devono collaborare per ottenere l'indipendenza dallo straniero. Parla di restaurazione del sistema rappresentativo forse riferendosi all'età dei comuni. Il sistema militare per la difesa dall'esterno e le guardie civiche per gli interni devono essere uniformi tra stato/regione e stato/regione (all'interno dell'unità italiana) per una buona organizzazione dello Stato unitario. Chiede un miglioramento delle leggi sulla stampa e sulla libertà di espressione. È presente un invito ai principi di non temere i democratici all'interno dei loro Stati e al popolo di non creare movimenti sovversivi che facciano prendere decisioni affrettate ai principi (interventi militari di Stati esteri).

Il pensiero di Cattaneo
Ha un'ottima stima degli Stati Uniti in quanto c'è un buon federalismo (gli Stati sono riusciti a conservare una buona indipendenza). I fallimenti dell'unificazione italiana del 1848 secondo i più sono responsabilità dei militari, Cattaneo invece sostiene sia un problema civile in quanto i principi dovrebbero comportarsi per il bene del popolo e non per gli aspetti personali. Gli eserciti devono rispondere al popolo, non ai principi. Vorrebbe un'unione europea del tipo americano; l'unità deve essere nei fondamenti morali e non nell'economia. Deve essere costituita una federazione di popoli liberi; la libertà deve precedere ogni forma di unità, deve avvenire prima una rivoluzione culturale. Cattaneo sostiene una superiorità italiana nei confronti del popolo francese (molte città italiane si sono prodigate nei moti del 1848).

domenica 13 novembre 2011

Risorgimento: parentesi papale

Nel 1864 diventa capitale del regno d'Italia Firenze, si cerca quindi un accordo con Napoleone per smobilitare il presidio francese su Roma. Il Papa Pio IX allora scrisse un'enciclica con un'appendice in cui condannava tutte le novità di quel tempo: liberismo, socialismo, democrazia, positivismo; è un catalogo dei principali errori del mondo moderno, è composto da 80 proposizioni; si esecrava l'idea dello Stato come origine dei diritti. In Italia e Francia il "Sillabo", questa raccolta di condanne, non fu mai pubblicato.
Nel 1869-1870 viene fatto un concilio dei vescovi in cui veniva proclamata l'infallibilità del papa sia morale che di fede; veniva inoltre proclamata immacolata la vergine Maria.


La legge delle Guarentigie
Viene riconosciuto lo Stato Pontificio (i territori erano il Vaticano, Castel Gandolfo e San Giovanni in Laterano); il Papa è sacro e inviolabile ed è riconosciuto monarca dallo Stato Vaticano; il Vaticano ha diritto di rappresentanza diplomatica; ha diritto ad avere una guardia armata; ha diritto di comunicare con tutti i cattolici; viene inoltre riconosciuto un appannaggio per il mantenimento della corte papale. La legge non viene però riconosciuto dal Vaticano che quindi non ebbe nemmeno i possibili benefici. Pio IX disse: l'Italia è uno Stato usurpatore; inoltre con il famoso "non expedit" (non conviene) invitò gli italiani cattolici a non esercitare il diritto di voto pena la scomunica. Nel 1904 con la minaccia socialista verso il Parlamento italiano il Papa concede di votare ai cattolici.

sabato 22 ottobre 2011

Il Risorgimento: conclusione prima guerra d'indipendenza

Seconda fase delle rivolte del 1848: 20-24/03/1849
Il Piemonte riprende le ostilità con l'Austria con il governo guidato da Rattazzi: ciò che avviene è una guerra lampo con una sconfitta immediata subita dai piemontesi. Questo provoca l'abdicazione di Carlo Alberto in favore di Vittorio Emanuele II che firma l'armistizio di Vignale con il generale Radetzky, poiché le truppe austriache erano in territorio piemontese; con la pace di Milano si sistema la situazione delle truppe austriache (che ancora soggiornavano nei territori piemontesi) riportando i confini a prima della guerra lampo di marzo e della sconfitta di Novara.
Le 10 giornate di Brescia nel marzo del 1849 sono un altro esempio di rivolta in cui la città resistette con coraggio ma alla fine dovette soccombere ai bombardamenti austriaci. Restano da sistemare le repubbliche: movimento controrivoluzionario in cui l'Austria occupa le Marche e inizia l'offensiva contro Firenze e Roma. Ferdinando II Borbone bombarda Messina e Palermo e si riprende la Sicilia. Il papa chiede aiuto e Francia, Austria e Spagna arrivano e sistemano le cose nello Stato della Chiesa (Napoleone III interviene poiché ha bisogno dell'appoggio del clero per continuare a governare in Francia): i francesi da quel momento difendono lo Stato Pontificio da eventuali attacchi. Garibaldi riesce a sbaragliare un corpo delle armate francesi sul Gianicolo ma con la caduta della Repubblica è costretto a fuggire e scappare a Venezia (in questo viaggio morirà sua moglie) per aiutare anche lì i rivoltosi. Venezia viene bombardata e con l'aggiunta di un'epidemia di colera riesce a resistere non più di 5 mesi; il 5 agosto l'Ungheria perde la guerra con gli Asburgo (Venezia puntava molto sull'aiuto ungherese contro l'impero asburgico); il 26 agosto quindi capitola anche Venezia: Manin, Tommaseo, Pepe vanno in esilio. Dopo questo periodo di rivolte vengono ritirate tutte le carte costituzionali concesse tranne lo statuto Albertino nel regno di Sardegna.

Fallimenti
Divisioni tra democratici, liberali e socialisti; emarginazione dei contadini nei moti, egoismo delle nazionalità (soprattutto nell'impero asburgico); la Francia inoltre non aiuta le nazioni che cercavano una rivolta poiché invece che evolvere democraticamente involve e ritorna lentamente verso un potere centralizzato.
Meriti
Queste rivolte hanno il merito di aver creato una maggiore coscienza nazionale civile; hanno concluso l'epoca del legittimissimo del potere; hanno evidenziato una crisi dei principati in Europa che però non hanno ancora ceduto il potere: non si ha ancora l'Europa dei popoli ma ancora quella dei principi.

Il Risorgimento: le prime repubbliche democratiche

Le forze moderate sono sconfitte: riprendono le iniziative democratiche. Viene rifondata una Repubblica a Venezia da parte di Manin. A Roma e Firenze sorgono dei triumvirati, il Papa è costretto alla fuga a Gaeta sotto protezione borbonica. A Roma il triunvirato è formato da Mazzini, Armellini e Saffi: Mazzini scrive una costituzione romana molto democratica: è un successo popolare soprattutto per la confisca e divisione dei terreni clericali tra i contadini. Quest'esperienza dura fino al 1849 quando in aiuto del papa arriveranno francesi e austriaci. In Toscana il triumvirato è formato da Montanelli, Guerrazzi, Mazzoni che pensavano di costruire un'unica Repubblica con Roma ma i conflitti tra i tre portarono alla dittatura di Guerrazzi. La Sicilia anch'essa riesce a separarsi e a costituire una Repubblica a se stante staccata dai Borboni.

Il Risorgimento: la prima guerra d'indipendenza

1848 in Italia
Prima rivolta a Venezia il 17 marzo con Manin e Tommaseo (il primo è un avvocato appena uscito di prigione il secondo un poeta) che dichiarano la Repubblica di San Marco. Il 18 marzo insorge Milano con Cattaneo in testa: viene costituito un governo provvisorio e Radetzky ritira le sue truppe entro il quadrilatero; le rivolte si allargano anche a Parma e Modena dove i ducati vengono cancellati. In questi due anni (1848-1849) ci sono due fasi principali della rivolta: la prima dal 23 marzo al 9 agosto 1848 e la seconda dal 20 marzo al 24 marzo 1849; nella prima del 1848 si possono individuare altre due fasi: quella in cui il Piemonte è alleato con i Borboni, Leopoldo di Lorena e il Papa contro gli austriaci (fase federalista) e la seconda in cui il Piemonte rimane da solo (fase sabauda). Il Papa nella prima parte è in una situazione ambigua poiché attacca gli Asburgo che erano cattolici. Carlo Alberto è pressato dai liberalisti, dalle mire espansionistiche della casa Savoia e dalla paura di rivolte nel proprio regno: quindi per accontentare tutti attacca l'impero asburgico per riconquistare la regione del Lombardo-Veneto. Cattaneo è contrario all'aiuto piemontese perché quel regno è più retrogrado dell'impero asburgico, i Mazziniani invece vogliono quest'intervento per liberarsi in tanto dell'Austria. Gli alleati del Piemonte incominciano ad avere dubbi a partire da Pio IX, poi si stacca Leopoldo e alla fine Ferdinando di Borbone. Rimasto solo il Piemonte con un gruppo consistente di volontari (in particolare studenti toscani famosi per le battaglie di Curtatone e Montanara) riescono ad ottenere vittorie a Goito e Peschiera. Con la sconfitta di Custoza però il Piemonte è in ginocchio e richiede l'armistizio
agli Asburgo firmato per conto di Carlo Alberto dal capo di stato maggiore a Salasco.

Il biennio prima del Risorgimento

Situazione in Italia prima del 1848
Viene concesso uno statuto dal regno delle due Sicilie e dal papa Pio IX succeduto a Gregorio XVI che aveva inveito nella enciclica "Mirari Vos" contro i cattolici liberali. Il nuovo papa resta al potere dal 1846 al 1878 ed è protagonista di molti eventi del Risorgimento italiano. Anche Leopoldo di Lorena in Toscana concede uno statuto come Carlo Alberto. Periodo degli statuti: verranno tutti ritirati dopo il 1849 tranne quello Albertino. Vengono definite carte ottriate (=concesse): sistemi costituzionali puri, non parlamentari: il governo risponde al re non al Parlamento. Durante il governo Cavour, la prassi però porterà ad un sistema parlamentare. Statuto Albertino: è una carta breve e flessibile (oggi la costituzione italiana è lunga e rigida): prevede due camere, quella dei deputati a suffragio ristretto, il Senato ha nomina regia; il re delegava i tre poteri: il monarca sceglie i ministri (il presidente del consiglio non è capo del governo, è un controllore dei ministri), il re nomina i magistrati, è capo delle forze armate, presiede alla politica estera.
Lo statuto di Pio IX è simile ma più limitativo: gli organi ecclesiastici hanno più controllo nell'economia, nell'apparato legislativo e nella politica estera. Ciò che è in comune a tutti questi statuti è che in poco tempo si passa da monarchia assoluta a costituzionale.

I federalisti democratici nel risorgimento

Cattaneo: direttore della rivista "Il Politecnico", favorevole al liberismo doganale; vuole conciliare una cultura umanistica a quella scientifica. È figlio dell'illuminismo milanese; è certamente un positivista. Il rinnovamento politico deve partire dal progresso civile: repubbliche fondate sull'uguaglianza (lontano sia dalle idee di Mazzini che da quelle dei neo guelfi). Identità regionale da difendere: l'età dei comuni medievale è stato il momento migliore per l'Italia. È protagonista delle cinque giornate di Milano come capo della rivolta.

Ferrari: esule in Francia, critico nei confronti di Gioberti. Ha in comune l'idea federalista di Cattaneo ma Ferrari sarà socialista. Ferrari è convinto che la Francia dovrebbe intervenire per aiutare la rivoluzione italiana.

martedì 18 ottobre 2011

Il federalismo risorgimentale: i moderati

Federalisti moderati: Gioberti (linea neo guelfa), federalisti piemontesi (Balbo, Durando, d'Azeglio). Questi ultimi volevano il Piemonte come protagonista dell'unificazione italiana; i neo guelfi invece dicevano che fosse il papa ad unificare lo Stato.
Federalisti democratici: federalismo di Repubblica prendendo esempio degli Stati Uniti e dalla Svizzera; Cattaneo, Ferrari (più socialista nelle sue idee).
 

Neo guelfismo
La Chiesa deve avere un ruolo centrale; per i neo ghibellini (Guerrazzi, Mazzini) la Chiesa è un impedimento per l'unificazione.
Gioberti: scrisse "Del primato morale e civile degli italiani", era un abate torinese esiliato nel 1833. Missione italiana tra i popoli, l'Italia ha un primato poiché al centro del cattolicesimo; riforme ad opera dei principi che costituiscono federazione con presidente il Papa. L'opera fece scalpore e guadagnò molti strati della popolazione perché conciliava religione con patriottismo. Libro attaccato dai gesuiti: Gioberti è accusato di strumentalizzazione della Chiesa. Inoltre è accusato anche dal versante laico per la centralità del Papa.


Balbo: scrive "speranze d'Italia": federazione di Stati del Nord Italia con guida il Piemonte. L'Austria si sarebbe accontentata della carta bianca sui Balcani (già terreno di espansione della Russia).
Durando: ipotizza una confederazione di tre Stati: i Savoia al nord, i Lorena nel centro, i Borboni al sud. L'interesse politico andava a Roma, gli altri stati avevano il compito principale di combattere gli austriaci. Il comando vero e proprio sarebbe andato al Piemonte.

venerdì 14 ottobre 2011

1848: la situazione italiana, introduzione a Mazzini

Mazzini
Era un membro della carboneria ligure nato a Genova nel 1805 da madre giansenista e padre patriota; nel suo operato si vede molto l'influsso giansenista. Laureato in legge fu perseguito molto da quest'ultima e condannato in carcere e all'esilio. Negli anni '20 si rende conto dei limiti della carboneria segreta. Decide di costituire una propia organizzazione con scopi più aperti, il Programma della Giovine Italia nel 1831 risente della sua formazione romantica giansenista: i temi erano la forza dello spirito (della storia, dell'umanità), la fede nel rapporto nazione-Stato, la libertà dell'uomo come singolo. Doveva essere un movimento pubblico nazionale: la propaganda capillare ed ideologica. C'era un giuramento: "unità d'Italia come repubblica democratica basata sul suffragio universale". La coscienza nazionale doveva superare i particolarismi di ogni regione. Ci doveva essere l'indipendenza dallo straniero con una rivoluzione nazionale senza interventi esterni. Non ammetteva la lotta di classi ma una solidarietà tra classi; il popolo si fonda sulle proprie forze (Ferrari aveva anche previsto un intervento francese). Il modello doveva espandersi in tutta Europa: esempio della Giovine Europa in cui tutti i popoli erano liberi e fratelli. Forte idealità e religiosità nel pensiero di Mazzini: rinnovamento delle umanità intera non solo europea come missione data da Dio. Dio e popolo sono bandiere del suo movimento. L'Italia deve essere d'esempio agli altri una volta cominciata la rivoluzione. Mazzini subordinava i problemi sociali a quelli politici: gli operai e i contadini sono quasi trascurati; preti ed anarchici riempiono gli spazi lasciati liberi da Mazzini. Questo è un limite per Mazzini anche se fonda un movimento molto ampio. Garibaldi fu mazziniano. Ogni popolo ha una missione (idea romantica); l'uomo ha particolari doveri (idea giansenista). Anche Mazzini è convinto nell'immanentizzazione di Dio nel mondo meglio ancora nel popolo: Dio è popolo. Il popolo deve assolvere la missione che Dio ha dato. Roma ha avuto due mandati da Dio finora: con i cesari e i pontefici; ora la terza Roma deve diventare capitale d'Italia.