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giovedì 29 settembre 2011

Kant: Il concetto di sublime, avanguardia del romanticismo

Il sublime
Kant parte da uno scritto di Burke (filosofo irlandese) riguardo al sublime: il bello nasce di fronte all'esperienza dell'armonia, il sublime di fronte alla smisuratezza, incommensurabilità. Dal sublime abbiamo attrazione e repulsione; fa scoprire l'infinitudine che è presente dentro di noi (altra via oltre il "tu devi"). La cosa in sé è finita ma noi la percepiamo con qualità particolari infinite. Noi abbiamo questa infinitudine perché riusciamo a pensare queste cose sublimi.
Confronto tra bello e sublime
Nel bello abbiamo una sensazione di piacere immediata che ci fa ammirare l'oggetto; nel sublime la sensazione è di "paura" ma dobbiamo rimanere per ammirare la meraviglia. Esistono due tipi di sublime. Il sublime dinamico è lo scatenamento delle forze della natura sia interne a noi che esterne; il sublime matematico si prova di fronte alla grandezza incommensurabile. Il sublime è il sentimento che nasce dal rapporto tra l'oggetto e noi.
Confronto tra bello artistico e naturale
La natura è bella quando appare come frutto di un'opera d'arte; l'opera d'arte invece è bella tanto più sembra spontanea dalla natura (l'artista non è importante). La bellezza naturale invece è bella se sembra che sia pensata-progettata.
Genio: è il talento (dono naturale) che dà la regola all'arte; poiché il talento come facoltà innata appartiene anche alla natura, si ha che: il genio è la disposizione innata dell'animo per mezzo della quale la natura da regole all'arte. Differenza tra capacità e bravura ingegneristica. L'originalità, la capacità di produrre modelli, l'impossibilità di dimostrare scientificamente il proprio operato; queste sono le qualità del genio ed è la principale differenza tra Ingegno e Genio. È la natura che offre in dono il genio.

Finalismo connaturato a noi
Esigenza di vedere il finalismo nella natura: colui che quindi amministra il tutto è un Dio architetto. Prova estetica che si unisce a quella morale. Il periodo moderno ha cercato di eliminare il finalismo (ad esempio Cartesio) ma Kant dice che la finalità serve per giustificare la vita degli organismi viventi.

lunedì 26 settembre 2011

Kant: Critica del Giudizio, base del Romanticismo

Critica del giudizio
Ultima scritta in termini temporali: 1790. Studio del sentimento: si tratta del "giudizio di gusto"; il sentimento è la facoltà con cui l'uomo fa esperienza della finalità postulata nella seconda critica. Il finalismo è un'esigenza umana, non ha valore conoscitivo ma dal punto di vista del sentimento; il finalismo ha a che fare con l'arte: il bello. È possibile unire il mondo fenomenico a quello noumenico? Nel bello i due s'incontrano.
Classificazione dei giudizi: i giudizi estetici sono riflettenti, i giudizi dell'intelletto sono determinanti (sintetici a priori). I determinanti costruiscono i fenomeni, hanno sia il particolare che l'universale; i riflettenti hanno il particolare mentre va cercato l'universale, si parte dai fenomeni già elaborati: si confronta il fenomeno con le facoltà (conoscitive e morali) per arrivare all'universale, si cerca di individuare se c'è qualcosa in comune tra fenomeno e facoltà (soprattutto pratiche), la risposta è: l'universale è il fine. Il fine è un'idea (funzione regolativa); abbiamo l'esigenza di trovarlo anche in natura visto che la nostra morale ce l'ha.
Il bello per Kant non è intrinseco: è la comunanza tra le nostre facoltà e l'oggetto che noi giudichiamo. Il piacevole è soggettivo, il bello (dovrebbe essere) è universale.
Giudizi riflettenti: estetici o teleologici. L'idea di fine è nascosta nel primo (bellezza) e in primo piano nel secondo. Questi sono fondati a priori dalla nostra mente. Nel giudizio estetico avvertiamo direttamente la finalità; nel teologico individuiamo attraverso la razionalità il fine.
Quattro caratteri del bello: disinteresse, universalità, finalità, necessità. Disinteresse: autonomia dell'arte rispetto agli altri saperi, soprattutto rispetto al buono (morale), al vero, all'utile (aspetto economico). Universalità e necessità: senza l'intervento delle forme a priori (senza la teoretica), sono un'esigenza del soggetto: il loro fondamento è la comunicabilità (universale) di quel giudizio; discorso rimasto problematico. Finalità: è senza scopo (non è contraddittorio affermare ciò), questo concetto è l'idea romantica di bellezza; scopo esterno o interno: il finalismo interno esiste per il fatto che l'oggetto è un organismo armonioso: le parti contribuiscono al tutto che è fondamentale altrettanto quanto le parti. Legame intrinseco tra le parti e il tutto: la natura quindi non è meccanica. L'universalità si fonda sulla comune struttura della mente umana. Il bello non è proprietà ontologica dell'oggetto ma confronto tra l'oggetto e il soggetto: rivoluzione copernicana dell'estetica.

martedì 20 settembre 2011

Lo stato e la pace nel mondo per Kant

Stato in Kant
I rischi dello stato di natura portano ad uno Stato con diritti umani inalienabili e poteri divisi uno Stato repubblicano con volontà collettiva che forma la legge (Rousseau). Nella prospettiva trascendentale il contratto sociale è il contratto originario (è una necessità concettuale non un fatto storico, è a priori), modello a cui devono tendere le politiche reali. In seguito sarà critico riguardo alla legittimità della rivoluzione francese e sul fatto che sia lecito resistere ad un potere costituito (i poteri si possono riformare, non soverchiare); incoraggia un uso pubblico della ragione.
Il compito dello Stato non è quello di portare i sudditi alla felicità; la felicità è personale e lo Stato non c'entra; lo Stato non ha un fine proprio ma quello della collettività generale (dei singoli). Deve limitarsi a fare in modo che ciascuno arrivi liberalmente al suo fine; non ha scopi riguardanti le virtù, la religione, l'economia, la felicità. Lo Stato crea le condizioni affinché i cittadini perseguano i loro fini: Stato liberale. È anche uno Stato di diritto-giuridico in cui ciascuno convive secondo una legge universale. È uno Stato formale poiché si occupa di come fanno le cose i cittadini, non di cosa fanno.

La pace e il cosmopolitismo in Kant
Kant crede nel cosmopolitismo fondato sulla ragione; le condizioni affinché ciò possa avvenire sono: regime repubblicano in ogni Stato (uguaglianza tra cittadini; tutti danno consenso per entrare in guerra); federazione di liberi Stati per cancellare i conflitti; fondare una federazione sul diritto all'ospitalità (lo straniero deve essere ospitato, ma non deve approfittare della situazione). Inoltre anticipando di circa 100 anni quel periodo Kant comincia già a criticare il colonialismo delle potenze europee.

Principi di educazione civica in Kant

Kant e l'educazione civica
La giustizia come la religione dipendono dalla morale; il diritto come la morale ha dei principi a priori anche se il diritto si basa sul fine esterno. La filosofia ha il compito di capire i principi del diritto. Nella metafisica dei costumi, Kant afferma che il diritto seppur puro si basa sull'esperienza. I giudici devono usare la filosofia per trovare i fondamenti delle leggi. Il diritto riguarda le azioni compiute verso altri in un aspetto collettivo; riguarda principi delle regole. Nel diritto ciò che conta è l'azione; per il diritto è importante rispettare un contratto, non come sia tale contratto. Kant usa un metodo trascendentale per scoprire le origini del diritto: è contro l'anarchismo e il positivismo giuridico (le norme valgono una volta poste da qualcuno, non c'è nulla di a priori). Comunità giuridica: soggetti responsabili che traggono dalla ragione la notizia dei loro diritti; è un ideale regolativo, non un patto. I diritti fondati sulla ragione sono assoluti e sempre validi; il loro fondamento è la natura razionale dell'uomo. Lo Stato è una garanzia per la libertà dei cittadini.
Sintesi a priori: tutte le categorie giuridiche non considerano i fatti ma ciò che è intrinseco alla natura razionale dell'uomo; giustifica degli istituti giuridici attraverso la razionalità. La libertà se vale per tutti deve essere limitata per consentire la libertà di tutti: Kant quindi legittima una costrizione della libertà per permettere la convivenza; la limitazione però non deve eccedere per non andare nell'ingiustizia.
"Il diritto sono le condizioni attraverso cui l'arbitrio si accorda con un altro libero arbitrio in una legge universale della libertà." Sono legittime le norme che consentono la convivenza.
"Agisci esternamente in modo che il libero uso del tuo arbitrio possa coesistere con la libertà di ognuno secondo una legge universale."

lunedì 19 settembre 2011

I postulati nella Critica alla Ragion Pratica di Kant

Per capire se è imperativo categorico bisogna chiedersi se una certa legge fosse naturale: la razza sopravviverebbe? l'umanità migliorerebbe?

Postulati
Sono tre: libertà (in relazione con il "tu devi"), l'immortalità dell'anima e l'esistenza di Dio (dal punto di vista pratico). La vita morale ha senso se esiste un Dio e l'anima è immortale. Kant non nega ciò che aveva detto nella Critica della ragion pura. Sommo bene e bene supremo: il primo è la somma di virtù e felicità (intesa come non determinante l'azione, è una conseguenza), il secondo è la virtù di vivere secondo la legge morale. Chi vive con virtù si rende degno della felicità, la merita. La felicità però non è una conseguenza necessaria della virtù; quindi bisogna supporre che si venga ripagati dopo la morte: c'è quindi una "seconda vita" e un dio dispensatore di felicità. L'uomo è un essere duale: ragione e volontà; cerca di tendere verso la ragione-dovere, ma questo percorso è infinito altrimenti l'uomo coinciderebbe con Dio. L'uomo cerca all'infinito la libertà (dall'empirismo della natura sensibile) che dipende dal dovere. L'idea romantica di infinito viene da Kant: sehnsucht ovvero il desiderio di desiderare, la tensione infinita del desiderio. Gli idealisti diranno che questa infinitudine pervade l' "Io penso" che diventa creatore dei noumeni.
Le verità religiose sono fondate sulla morale: si parla di fede razionale (questa è una visione molto illuminista di Kant). Il dualismo dell'uomo e del mondo: fenomenico nella Critica alla ragion pura, noumenico nella Critica della ragion pratica a riguardo dell'etica.
Kant chiude con l'illuminismo e apre al romanticismo nella Critica del giudizio; i romantici cercano l'unità là dove c'è frattura.

domenica 18 settembre 2011

Le antinomie e la teologia in Kant

Teologia in Kant
Kant ritiene che la prova a priori non sia valida per l'esistenza di Dio in quanto è un giudizio analitico a priori che non da scienza ovvero conoscenza certa. L'esistenza è una categoria, quindi per Kant quello della prova a priori è un uso scorretto di tale categoria.
La dialettica è incapace di ricavare verità. La psicologia razionale (anima) erra poiché costruisce sillogismi scorretti: l'io delle premesse è usato con due significati diversi (sostanza, cogito). La cosmologia (mondo) erra poiché non si può fare esperienza della totalità del mondo quindi si finisce in affermazioni dette antinomie (tesi, antitesi). Prima antinomia: il mondo è infinito? Seconda antinomia: il mondo è semplice? Terza antinomia: c'è libertà? Quarta antinomia: ci sono cause necessarie? Le tesi rappresentano le idee dei razionalisti, le antitesi quelle degli empiristi. Le prime due vedono il mondo statico (matematico) le altre dal punto di vista dinamico. Teologia: la prova a priori sta alla base di quelle a posteriori quindi nessuna prova è valida; non si può nemmeno provare che Dio non esiste. Non si può dimostrare che esiste per via teoretica, esiste per via pratica ed estetica. La prova cosmologica pretende che esista un ente necessario però solo pensato.
Il noumeno è trascendente poiché è al di fuori della nostra conoscenza; nonostante questo la cosa in sé esiste.

Dialettica e razionalità in Kant

Critica della ragion pratica: la morale non deve guardare all'esperienza, deve solo ascoltare cosa dice la ragione; la morale è un dovere ascoltare la ragione e solo lei.
Dialettica
Tre infiniti: anima, mondo, Dio. L'anima rappresenta l'infinito interno; il mondo rappresenta l'infinito esterno all'uomo; Dio rappresenta l'unione dei precedenti. Queste tre idee unificano conoscenze già ottenute con l'intelletto, come se esistesse un'unità infinita.
Le intuizioni sono le forme della sensibilità. Nella sussunzione l'universale sono le categorie, il particolare sono le intuizioni. L'intelletto unifica le intuizioni molteplici.
La moralità in Kant viene dall'interno, non deve avere condizionamenti dall'esperienza; non importa il contenuto dell'azione ma l'intenzione che deve essere guidata dalla ragione.
La logica classica è una logica formale o simbolica; è una tecnica, uno strumento. La logica di Kant è una logica contenutistica che si riferisce solo alle forme a priori della conoscenza. Schema della causalità è la successione nel tempo, lo schema trascendentale della sostanza è la permanenza nel tempo. Gli schemi sono prodotti dall'immaginazione. Fenomeno è ciò che appare.
Il bisogno dell'infinito è insito nell'uomo e quindi non si può togliere ma controllare.
Opera pre-critica: "Dissertazione del 70" scritta nel 1770; prima spazio e tempo erano nelle cose, poi vengono puntualizzati nella sensibilità; questo è il vero inizio della rivoluzione copernicana della critica. Le forme della ragione hanno una funzione regolativa.

Nozioni sulla morale in Kant

Kant: altre nozioni sulla ragion pratica
Un'azione legale risponde ad una costituzione-legge esterna, imposta da altri o altro. I sentimenti non possono determinare la morale; c'è un'eccezione: il rispetto della legge è un sentimento a priori che ci aiuta a compiere azioni morali (imitare coloro che vivono secondo moralità). Kant critica la morale fondata sul sentimento proposto da Hume. Kant concepisce la vita eterna come un cammino infinito verso la morale. L'aspetto noumenico della morale è in relazione con la libertà che ha ogni essere essenzialmente (probabile anima). La libertà è un postulato della ragion pratica.
Definizioni di Imperativo categorico: la prima formulazione accentua l'aspetto della massima di ognuno che deve essere più possibile universale; la seconda sottolinea la dignità umana; la terza accentua l'aspetto della volontà e quindi dell'autonomia delle nostre scelte.

martedì 13 settembre 2011

Nozioni sulla Critica della Ragion Pratica di Kant (2)

Morale della libertà e dell'autonomia. Libertà è in senso negativo, invece autonomia è saper vivere dandosi leggi da soli quindi è una libertà positiva. È critico con tutte le morali eteronome ovvero quelle che hanno leggi che vengono dall'esterno della ragione umana; la sua è una morale autonoma. La moralità è determinata dall'intenzione non dall'azione.
Esempio: un'elemosina fatta per avere felicità in futuro è un'azione interessata, legale e non morale; un'elemosina fatta per senso del dovere è un'azione morale poiché non dipende dallo scopo ma dall'intenzione. Non si deve valutare il risultato; è una morale formale ed intenzionale. L'intenzione e la forma sono la razionalità dell'azione. La ragione è ciò che unisce gli uomini e quindi è una base certa per la morale. Per sapere se è morale bisogna porsi la domanda: se tutti si comportassero così, sarebbe giusto? Se è si allora vuol dire che è morale se la risposta invece è negativa allora vuol dire che l'azione da noi pensata non è morale. (Topica del giudizio)
Critica della ragion pratica (empirica): la ragione pratica deve essere pura e non condizionata dall'esterno o da emozioni sia interne che esterne. La ragione pratica deve essere pura invece la ragione teoretica non deve essere pura. Il dovere mi spinge a raggiungere qualcosa verso l'infinito (immortalità dell'anima): solo un santo riesce a fare un'equazione tra volontà e ragione.

Nozioni sulla Critica alla Ragion Pratica in Kant (1)

Kant sostiene che per l'uomo è impossibile non fare metafisica poiché quelle domande sono insite nell'uomo.

Ragion pratica
La frattura tra le due ragioni è interna all'uomo. La ragion pratica da' indicazioni alla volontà; Aristotele aveva già distinto in virtù dianoetiche ed etiche, quindi la divisione praticata da Kant non è un'assoluta novità. È una morale di tipo deontologico e non eudeimonistico come era stato per la maggior parte fino a quel momento. Deontos = dovere; già gli stoici avevano un'idea simile. Un altro tipo di morale è quella edonistica (il fine coincide con il piacere). Kant critica sia quella edonistica, sia quella eudeimonistica.
Principi pratici: massime e imperativi, sono determinazioni rispettivamente soggettive e oggettive della volontà. Gli imperativi possono essere ipotetici o categorici.Le massime non hanno universalità ma valgono solo per la persona stessa. Gli imperativi sono universali a gradi diversi: gli ipotetici valgono per molti ma non per tutti, i categorici valgono per tutti. Ipotetico: se vuoi,... devi...; universalità circoscritta a chi ha lo stesso scopo. Categorico: tu devi...; fonda una legge morale.
Distinguere legge naturale da morale; si serve di una distinzione linguistica tedesca per dovere: sollen e mussen. Il primo è un dovere morale, il secondo è un dovere naturale. Il dovere morale implica necessariamente la libertà; il tu devi è "ratio conoscendi" della libertà; la libertà è "ratio essendi" del dovere. Sentiamo il senso del dovere proprio perché siamo liberi. Da dove è arrivato il tu devi? Il pensiero kantiano è molto tedesco e viceversa. Kant è stato educato al senso del dovere del "Pietismo" in famiglia. Il "tu devi" viene quindi dalla ragione, è un fatto della ragion pratica. L'imperativo categorico è unico, è solo il "tu devi".

domenica 15 maggio 2011

La ragione e l'intelletto in Kant

L'atto del fare operazioni e operare con figure (aritmetica e geometria) per Kant riguarda l'esperienza: il risultato non è compreso necessariamente nei dati di partenza.

Verstand = intelletto, Vernunft = ragione; il Vernunft è un uso illegittimo dello Verstand. Le idee di anima, mondo, Dio (appartengono al Vernunft) vengono dalla filosofia classica; non danno nuove conoscenze ma regolano le conoscenze già avute. L'anima sono tutte le cose interne come se esistesse un insieme. Non possiamo conoscere il mondo nella sua totalità; vengono smantellate le dimostrazioni dell'esistenza di Dio (per Kant serve ad unificare le nostre conoscenze interne ed esterne). La ragione ha un aspetto sia teorico pratico: conoscere e fare.
Dottrina trascendentale delle categorie Io penso, deduzione occidentale.
Deduzione trascendentale: bisogna giustificare l'intervento dell'intelletto. La sensibilità è spontanea, l'intelletto invece è necessario che intervenga con le categorie. "Io penso" come prima ipotesi; schematismo come soluzione successiva.
Bisogna dimostrare che l'intelletto interviene legittimamente. Io penso = apercezione = autocoscienza sono la struttura mentale che compie l'unificazione; l'io penso deve poter accompagnare tutte le mie rappresentazioni. I pensieri presuppongono l'io penso, l'io penso usa le categorie, quindi gli oggetti del pensiero presuppongono l'io penso. Kant non assolutizza l'io penso che rimane una forma; nell'idealismo invece diventerà sostanza e creatore di ciò che conosciamo. L'io penso ha dei limiti in quanto riceve i contenuti dall'esperienza.
Schematismo: uno schema per ogni categoria; lo schema è una regola per determinare l'intuizione in conformità con un determinato concetto universale. Sono categorie calate nella temporalità.

Il noumeno con l'idealismo perderà importanza poiché non possiamo farne conoscenza; anche il concetto di fenomeno sparisce. Ciò che si conosce è semplicemente l'oggetto.

domenica 8 maggio 2011

Introduzione alla conoscenza in Kant

Opere
"Critica del giudizio": si parla dell'estetica ovvero della bellezza nel senso letterale del termine (ambito romantico del pensiero di Kant); "Critica della ragion pratica": si parla di morale e politica; "Critica della ragion pura": valutazione dei limiti dello scibile (ambito illuminista). Aistesis: sensibilità.
Conoscenza
La ragione costruisce giudizi analitici a priori e parte da oggetti non dell'esperienza poiché infiniti. Scienza: forme a priori (universali e necessarie: senso di oggettività) + esperienza (feconda) analizzata secondo giudizi sintetici a priori. La sensibilità fornisce dati attraverso le forme a priori dello spazio e del tempo. Pensare corrisponde a giudicare per Kant; giudicare vuol dire sussumere il particolare nell'universale. La cosa in sé è il noumeno che si distingue dal fenomeno. Il noumeno non può essere conosciuto; la scienza si occupa dei fenomeni (le cose come ci appaiono). Noumeno: pensabile ma non conoscibile, non se ne può fare esperienza poiché non riusciremo mai a togliere le nostre forme (a priori) della sensibilità e dell'intelletto; solo chi l'ha creata può conoscere la realtà e quindi, se esiste, un Dio.
Critica della ragion pura
"Critica della ragion pura" (teoretica): nel titolo la ragione è intesa in senso generale, nella terza parte invece verranno analizzate le specifiche della ragione in quanto tale. La ragione teoretica non deve essere pura, ovvero conoscere tutto da sola senza "aiuti" esterni dell'esperienza (altrimenti non è scienza). Estetica trascendentale: si studia la matematica; analitica trascendentale: si studia la fisica; dialettica trascendentale: si studia la metafisica. Le intuizioni sono nella sensibilità; l'intelletto ha funzioni che sono le categorie (leges mentis); le idee della ragione servono al massimo ad ordinare cose che già si sanno, comunque non a conoscere nuove cose.
Trascendentale: si studiano le forme con cui tutti conoscono, le forme mentis (non come la scolastica che aveva i trascendentali come forme entis); sono le forme a priori di sensibilità e intelletto: forme universalizzanti la conoscenza. L'intelletto unifica verso l'universale tutto ciò che gli passa la sensibilità ed è comune a tutti gli esseri umani (questo permette l'esistenza di una scienza).

domenica 1 maggio 2011

Hume - le verità nella conoscenza

Distinzione tra verità
Le verità di fatto che si trovano in Leibniz diventano in Hume relazioni tra dati di fatto, definite poi da Kant giudizi sintetici a posteriori.
Le verità di ragione in Leibniz diventano in Hume le relazioni tra idee, che verranno poi definite in Kant giudizi analitici a priori.
Nel primo caso non c'è legame di necessità (il sole sorge è una relazione di fatto poiché il concetto di sole non implica il predicato di sorgere); nel secondo caso vale il principio di non contraddizione (come nella prova ontologica di Anselmo, di Cartesio, di Spinoza) poiché il soggetto è compreso nel predicato. L'unica scienza che ha relazioni tra idee e la matematica (non la fisica).
Per Kant nei giudizi sintetici si mettono insieme dei dati a posteriori; le forme a priori sono le strutture mentali. Inoltre la scienza è solo l'insieme dei giudizi ovvero giudizi sintetici a priori (si prende il meglio delle due verità). Kant dirà che al centro del processo conoscitivo ci sono le categorie con cui ci affacciamo alla realtà (come il sole è al centro del sistema solare per Copernico).

La conoscenza probabile di Locke, in Hume diventa la "credenza".

Hume - empirismo scettico

Hume
Conosce Rousseau ma non ci va molto d'accordo. Famoso per il "Trattato sulla natura umana" e per la "ricerca sull'intelletto umano". Studia le capacità dell'uomo (si definisce il Newton dell'uomo).
Impressioni e idee
Le impressioni sono simili alle idee semplici di Locke, le idee sono simili a quelle che locke chiama idee complesse. L'idea è un'impressione sfocata, lontana dalla realtà; è un ricordo dell'impressione.
Parla di abitudine a collegare tra loro le impressioni; non esiste idea senza impressioni. Le parole sono legate alle abitudini della nostra mente, non sono neppure un segno concettuale.
Hume influenza molto Kant nella ricerca critica. Hume porta all'estremo la critica diventando scettico. La visione di Hume è provocatoria rispetto alla scuola dogmatica dei razionalisti.

Hume mette in discussione anche il cogito; certe impressioni che ci appaiono unite ci fanno credere che ci sia un qualcosa tra loro in comune, ma dobbiamo ricordarci che le impressioni sono puntuali non continuative.
Principio di associazione
Collegamenti fatti dall'immaginazione: somiglianza, contiguità, causalità. Questo principio è alla base dell'abitudine
I concetti di spazio e tempo prendono importanza (Kant dirà che sono strutture a priori di come noi vediamo le cose) poiché sono modi di come il soggetto percepisce la realtà. Non sappiamo come la realtà in sé. Spazio e tempo non sono qualità primarie dei corpi, basti vedere le diverse concezioni di questi concetti nei diversi animali.

giovedì 14 aprile 2011

L'empirismo inglese: Locke

Empirismo in Locke
La filosofia moderna è una filosofia critica nel senso che valuta le capacità e i limiti dell'uomo. (La psicologia nascerà dagli insegnamenti di Hume che continuerà ed approfondirà le basi poste da Locke). La concentrazione si è spostata sull'intelletto umano.
Le idee semplici sono dirette dall'esperienza; quelle complesse sono combinazioni della ragione e per questo non sono garantite dall'esperienza. Idee di sensazione sono dall'esterno, di riflessione sono dall'interno (dubbio, ragionamento,...) ovvero quelle che si riferiscono al nostro spirito. Non esistono idee innate poiché le idee devono essere pensate per esistere e perciò non possono essere in potenza perché non sono pensate (per esempio nei bambini o nei selvaggi che non pensano determinate idee che noi riteniamo innate, motivo per cui i razionalisti avevano teorizzato idee in potenza di essere pensate).
Gli illuministi con il relativismo culturale erano più che altro empiristi poiché si rendevano conto che il bene e il male non sono uguali per tutti popoli. Hobbes concorda con Locke sulle capacità della ragione; inoltre viene ripreso Galileo: qualità primarie (oggettive), secondarie (soggettive).
Le idee complesse possono essere modi, sostanze, relazioni. Il rapporto causa-effetto quindi è una relazione e perciò un'idea complessa (dubitabile); anche la sostanza e dubitabile in quanto idea complessa. La sostanza è l'esistenza di un substrato X incognito che unisce i vari elementi dei corpi. Locke però non nega l'esistenza della sostanza.

La relazione tra causa ed effetto nasce da 2 esperienze separate della causa e dell'effetto ma il collegamento è posto dalla mente. Le idee generali sono quelle delle specie (uomo, felini,...) di cui non facciamo esperienza diretta ma riconosciamo una similitudine. Sono i concetti universali, sono segni convenzionali del linguaggio.

Locke - la conoscenza

Conoscenza
La conoscenza è un accordo o disaccordo tra idee: intuizione, dimostrazione, sensazione attuale. Il cogito (l'io pensante) è intuitivo; l'idea di Dio viene dimostrata posteriori in modo classico (utilizzata anche dagli illuministi deisti); le cose esterne sono garantite dalla sensazione attuale: quando si ha la sensazione della realtà esterna questa è garantita nella sua esistenza. L'esperienza passata quindi è una conoscenza probabile che si accetta secondo ragionevolezza.
Un'ulteriore conoscenza è la fede che però deve essere controllata e vagliata dalla ragione.

lunedì 28 marzo 2011

Confronto razionalismo - empirismo

Razionalismo-empirismo
Punti in comune: realtà esterna, cogito (anche se con differenze). Si parla di filosofia critica (crisi = valutazione; Kant effettuerà una filosofia valutativa nei confronti delle possibilità che la mente umana ha di conoscere). Secondo gli empiristi le rappresentazioni dei sensi sono le idee del cogito ovvero gli elementi su cui si forma il cogito. Il senso comune coincide con ciò che ha detto la filosofia realistica: le cose sono indipendenti dal pensiero. Dalle origini a Kant la filosofia è realistica; anche la scienza moderna è d'accordo. Cartesio dimostra che il mondo esiste: la sua dubitazione però è stato un primo passo verso l'idealismo, se non lo dimostrava sarebbe stato un idealista. Prima di Descartes la realtà non è dubitabile; con lui il pensiero non vede la realtà ma le sue rappresentazioni. La filosofia moderna cerca di dimostrare la realtà esterna. Nell'antichità non c'è la soggettività del conoscere quindi certezza = verità (l'uguaglianza pende più verso la verità); con gli idealisti l'uguaglianza sarà pendente più verso la certezza; con i moderni non c'è sempre corrispondenza tra certezza e verità. Con l'idealismo conosciamo solo ciò che ci dice il pensiero quindi la verità coincide con la certezza e non il contrario. L'apparato sensibile umano riceve passivamente stimoli dall'esterno; questo può essere rivelativo (empirismo) o occultante (razionalismo). Per i razionalisti le idee innate servono per oltrepassare le rappresentazioni sensibili (il cogito porta alla realtà esterna). La metafisica non è più lo studio delle cose al di là della realtà ma lo studio della realtà esterna (gnoseologia). La realtà formale è l'obiettivo: si parte dalla realtà oggettiva (cogito).
La sensibilità è contenuto della coscienza secondo gli empiristi ma anche per i razionalisti: per Cartesio il colore è un'idea, quindi la sensazione è un'idea. Si è consapevoli delle qualità sensibili. L'empirismo nega gli aspetti della ragione indipendenti dalla sensibilità; l'esperienza è data dal contenuto coscienziale della sensibilità. Sia razionalisti che empiristi convengono che la sensazione è un effetto della realtà esterna (relazione necessaria di causa-effetto). Hume affermerà che non c'è una relazione di necessità (afferma che il principio di causa effetto non porta a conseguenze necessarie).

domenica 13 marzo 2011

L'illuminismo in politica

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Economia e riforme
Fisiocrazia: le ricchezze sono i beni prodotti dalla terra, si contrappone al protezionismo del 1600 in cui i beni di valore erano oro e argento. Riguardo all'agricoltura c'è il dibattito su quali sementi da usare; c'era anche un avanzamento delle tecnologie. Ritorna anche il catasto per conoscere le terre degli Stati: registrare soprattutto le terre agricole con differenti tassi di produzione. Il sistema austriaco era all'avanguardia in ciò, funzionò soprattutto in Toscana; il catasto stimola la coltivazione della terra. In Ungheria non si riuscì a fare un catasto per l'opposizione di nobili. Il catasto veniva aggiornato molto di rado poiché è un'operazione molto complicata.
Smith
L'agire umano è mosso dall'utilità; per istinto si fa il bene generale poiché il proprio utile è anche l'utile comunitario. Porta avanti un ideale di liberismo economico per il motivo dell'utilità (secondo lui c'è una specie di mano invisibile che alla lunga trasforma il bene singolo in bene comune). C'è un legame tra merce e lavoro necessario che costruisce il prezzo.
Altre riforme
Politica contro il potere della Chiesa: cercare di cancellare la "mano morta" (patrimoni ereditari ecclesiastici non sfruttati) poiché i conventi di clausura sono visti come passivi; i gesuiti vengono cacciati dagli Stati e soppressi dal Papa, poi vengono riattivati nel 1814 e sono tuttora attivi; giurisdizionalismo: lo Stato cerca di riprendere potere giuridico sul clero e sui suoi territori (ricordarsi Sarpi a Venezia), inoltre si cerca di abolire l'extraterritorialità delle chiese. Problemi delle minoranze religiose in Europa: c'è la necessità di giustificare l'uguaglianza di tutti gli uomini nonostante la religione (teorie di Locke). Gli stati inoltre cercano di acquisire il diritto di famiglia (matrimoni, divorzi, eredità,...), per esempio in Austria si fanno matrimoni civili e leggi sui divorzi. Vengono creati i ministeri e scuole di formazione specifiche per costruire la nuova classe dirigente.


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L'enciclopedia illuminista e la sovranità in Rousseau

Per Rousseau la proprietà privata non è un diritto inviolabile dell'uomo ma riguarda il solo sostentamento.
La sovranità viene dal popolo che si esprime secondo la volontà generale; ha un'idea di democrazia diretta ma si rende conto che non è applicabile in stati estesi come quelli moderni: pensa quindi una democrazia indiretta. La fonte delle leggi è la volontà generale. Per Gli illuministi la legge è uno strumento; non è così per Rousseau poiché la legge è un assoluto a cui tutto deve riferirsi: anche l'aspetto etico. La libertà è l'obbedienza alla legge che ci si è prescritti.
L'enciclopedia illuminista è l'evoluzione delle summae medievali. Ciò che la rende innovativa è oltre all'ordine alfabetico la presenza delle tecniche e delle arti.

giovedì 10 marzo 2011

Beccaria e Kant sull'illuminismo

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Beccaria: Un sapere utile per le riforme
Beccaria fece scalpore per le sue opere in particolare per "Dei delitti e delle pene". Lui non ebbe molto successo ma il libro si. In questo modo l'illuminismo italiano venne rivalutato. L'illuminismo italiano è concreto e utile: economia e diritto; così la cultura italiana si avvicinò a quella francese. Nel periodico "il caffè" si parlava di clima pestilenziale, rapporti tra lusso e sviluppo dell'umanità, spezie e orologi, innesto del paiolo, gioco d'azzardo, contrabbando, l'importanza degli odori,... Ciò che lo rende innovativo è il fatto che in Italia fino a quel momento si parlava solo di letteratura. Gli illuministi italiani sono polemici con la propria società. Beccaria allievo di Verri non regge umanamente la vita europea e in questo modo le opere di Verri non vengono conosciute subito. I due conciliano teoria e pratica avendo incarichi di governo molto importanti. Erano due pragmatici (pragmata: in greco vuol dire azione): una teoria deve essere valutata in base alla sua efficacia pratica. Il pragmatismo avrà molto successo negli Stati anglosassoni.
Beccaria: Dei delitti e delle pene
La carcerazione è più crudele poiché dura di più e può dare più esempi al condannato e ai cittadini. Le pene sono stabilite dalle solo dalle leggi.
L'illuminismo è un movimento cosmopolita; provoca il romanticismo che è tipicamente nazionalista.
Testo di Kant sull'illuminismo
Uso della ragione: l'uso pubblico consiste nel dire cosa si pensa come uomo; quello privato invece nell'applicare ciò che viene ordinato senza protestare. Quando si sceglie un'occupazione bisogna sapere queste due differenze e rispettarle. Ci sono dei limiti all'obbedienza: se si va contro i diritti naturali bisogna fare obiezione di coscienza.
Deismo: non si accettano le verità di fede; si accetta solo ciò che è razionale nelle religioni. Oltre al deismo c'è anche l'ateismo (Voltaire).


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